
PORTO SANT'ELPIDIO - Il Comitato provinciale Noi per il No al referendum costituzionale organizza un incontro pubblico per accendere i riflettori su quella che definisce una riforma “profondamente sbagliata e pericolosa” per la democrazia italiana: il DDL Nordio.
L’appuntamento è per giovedì 12 febbraio, alle ore 21.15, presso la sala conferenze del Gigli di Porto Sant’Elpidio.
A discutere della riforma della giustizia e delle sue conseguenze saranno Luigi De Magistris, già magistrato e sindaco di Napoli, Salvatore Borsellino, presidente del Movimento delle Agende Rosse, e Nino Di Matteo, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia.
Secondo gli organizzatori, al di là della propaganda governativa, il DDL Nordio non affronta nessuna delle reali criticità del sistema giudiziario: nessuna risposta alle lungaggini dei processi, nessun intervento sui carichi di lavoro dei magistrati, nessun rafforzamento degli organici. Questioni strutturali semplicemente assenti, a fronte però di un aumento significativo dei costi di gestione del sistema.
Il cuore della critica riguarda il vero obiettivo della riforma: indebolire la magistratura e sottoporla progressivamente al controllo dell’esecutivo. Un’intenzione che, secondo il Comitato, emerge chiaramente anche dalle dichiarazioni dello stesso Ministro della Giustizia.
Particolarmente contestata è la proposta di separare il Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti. Una scelta che, lungi dall’eliminare le correnti, rischierebbe di rafforzarle, favorendo in particolare quella più vicina alla maggioranza politica. Il meccanismo del sorteggio, previsto solo per la componente togata, aprirebbe scenari di frammentazione e caos, mentre la politica continuerebbe a esercitare un controllo diretto sulla nomina dei membri laici, attraverso un sistema di nomi preselezionati di fatto sottratto al reale dibattito parlamentare.
Forti perplessità emergono anche sull’istituzione della nuova Alta Corte Disciplinare, un organo riservato esclusivamente ai magistrati della Cassazione e privo di criteri chiari sulla formazione dei collegi giudicanti. Un vuoto normativo che potrebbe essere colmato successivamente con legge ordinaria, lasciando ampio spazio a pressioni politiche e mettendo seriamente a rischio l’indipendenza della magistratura.
A destare ulteriore allarme sono alcune dichiarazioni pubbliche del Ministro, giudicate “allucinanti” dagli organizzatori: dai richiami a una presunta convenienza bipartisan della riforma, fino alla legittimazione delle “idee giuste” di Licio Gelli. Segnali che, secondo il Comitato, chiariscono la posta in gioco: l’equilibrio tra i poteri dello Stato, il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e l’autonomia della magistratura.
Il No, spiegano dal Comitato, non è solo alla riforma in sé, ma al disegno politico che la ispira. Che Italia vuole questo Governo? Un Paese in cui il Ministro della Giustizia decide le priorità delle indagini? In cui i garanti costituzionali vengono indeboliti? In cui si limitano il diritto di manifestare e si attaccano scuola, insegnanti, giornalisti e chi difende la Costituzione? Un Paese senza pesi e contrappesi, con meno diritti e meno garanzie.
Non manca poi una domanda di fondo sulla credibilità del Governo nel riformare la giustizia: il Governo della vicenda Almasri, dell’abolizione dell’abuso d’ufficio, delle chiamate preventive prima di arresti o perquisizioni, della riforma della Corte dei Conti che ha reso più debole la magistratura contabile e trasferito sui cittadini il costo dei danni erariali. Un Governo che, secondo il Comitato, ha avviato un attacco politico diretto a uno dei tre poteri dello Stato.
Nel frattempo, il nuovo quesito referendario promosso da 500.000 firmatari è stato accolto. Il Comitato conferma che continuerà il proprio impegno per il No fino all’ultimo giorno disponibile.
L’invito alla cittadinanza è chiaro: “Vi aspettiamo il 12 febbraio”.
All’iniziativa aderiscono numerose realtà politiche, sindacali e associative del territorio, tra cui:
PD Federazione FM, AVS Provincia di Fermo, Rifondazione Comunista, Associazione Ci vogliamo Vive, Movimento delle Agende Rosse, ANPI sezione FM, Movimento Federalista Europeo FM, Coordinamento Nativa, ARCI, Comitato 5 luglio, Our Voice, CGIL Fermo.
