
di Raffaele Vitali
ANCONA – Presentazione del rapporto Istat, seduto al fianco del presidente Francesco Maria Chelli, ci sono Gino Sabatini, il presidente della Camera delel Marche che ha fortemente voluto queto momento, e il rettore dell’università Politecnica delle Marche, Enrico Quagliarini. Ed è proprio l’ingegnere a sollevare una serie di questioni che fanno da stimolo per gli economisti e i tanti politici presenti alla Loggia dei Mercati.
Rettore Quagliarini, quale contributo offrono i dati Istat alla lettura del sistema economico regionale?
“Sono fondamentali perché ci aiutano a comprendere le trasformazioni in atto e le dinamiche della competitività. Il mondo accademico ha il compito di aggiungere una chiave di lettura e accompagnare imprese e società in questo percorso. Capire quanto i nostri imprenditori siano resilienti, ma anche esposti, consente alla politica di prendere decisioni più informate”.
Le Marche sono una regione di micro imprese: che impatto ha questo sulla competitività?
“È un elemento distintivo. Il nostro tessuto produttivo è composto in gran parte da piccole e micro imprese, spesso altamente specializzate. Proprio per questo il tema della competitività assume un valore strategico. Comprendere i cambiamenti significa individuare le leve su cui investire per rafforzare capacità di adattamento e resilienza”.
Il dato sul reddito pro capite preoccupa: cosa sta accadendo?
“È un segnale chiaro. Oggi le Marche sono arretrate verso il fondo della classifica, mentre vent’anni fa erano in testa. Questo significa che stiamo perdendo competitività, che il sistema economico fatica a generare valore aggiunto e che rischiamo di offrire ai giovani meno opportunità rispetto al passato.”
È una tendenza inevitabile o si può invertire?
“Abbiamo due strade: accettarla come destino oppure trasformarla in un punto di svolta. Io credo nella seconda ipotesi. Dobbiamo fare sistema, superare frammentazioni e divisioni e costruire una visione strategica condivisa”.
Cosa significa concretamente “fare sistema”?
“Significa evitare di disperdere risorse. Non possiamo più permetterci una distribuzione a pioggia: serve una logica verticale e strategica, concentrando gli investimenti su progetti ad alto impatto, costruendo poli riconoscibili e generando massa critica”.
Quanto pesa il calo demografico in questo scenario?
“Meno giovani significa meno energia, meno forza lavoro e meno capacità di innovazione. È una sfida strutturale che dobbiamo affrontare con decisione”.
Quali sono le priorità?
“Due verbi: trattenere e attrarre. Trattenere i giovani offrendo prospettive concrete di futuro – formazione, crescita personale, lavoro qualificato. E attrarre talenti e investimenti: la forza di un territorio si misura anche dalla sua capacità di essere competitivo e dinamico”.
Che ruolo deve avere l’università in questo percorso?
“Un ruolo centrale. L’università deve formare competenze qualificate e, allo stesso tempo, contribuire con la ricerca alla produzione di conoscenza utile per affrontare le sfide contemporanee. Siamo pronti a collaborare con istituzioni e imprese su formazione, ricerca e trasferimento tecnologico”.
Il messaggio finale per il territorio?
“Dobbiamo guidare il cambiamento. Insieme possiamo sostenere lo sviluppo, attrarre risorse, generare innovazione e rafforzare l’identità delle Marche. È una sfida complessa, ma abbiamo tutte le capacità per vincerla”.
