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Quel primo rosso preso ad Ascoli: addio a Maradona, Dio del calcio amico del Che e Fidel

25 Novembre 2020

di Raffaele Vitali

E quindi Diego Armando Maradona non era immortale. Il Dio del pallone era umano. Anche lui e se ne è andato. “Maradona è riuscito a essere Maradona anche senza allenarsi. Poi, quando arrivava il mondiale, iniziava ad allenarsi ed era devastante”. Ha ragione Matteo Marani, uno dei giornalisti più esperti del pibe de oro, questo era Maradona, genio e sregolatezza, passione e trasgressione.

Un uomo diventato simbolo per le sue parole, i suoi gesti, non solo per il gol di mano contro l’Inghilterra, i suoi incontri, i suoi stravizi. Uno che dopo 30 anni dall’ultima partita a Napoli viene celebrato come se fosse sceso in campo domenica contro il Milan. Uno che alla fine per Napoli continuerà a passeggiare sulle gambe delle migliaia di ‘Diego’ che riempiono la città di San Gennaro.

Il 2020 si conferma un anno da dimenticare. Diego Armando Maradona si aggiunge alla lunga lista di star del cinema, musica e sport scomparse, alcune in circostanze drammatiche in questo anno pandemico. Dai leggendari Kirk Douglas e Sir Sean Connery ai musicisti Ennio Morricone ed Ezio Bosso per arrivare all’altro grande dello sport, Kobe Bryant.

Ognuno unico, ma lui, Maradona, era IL calcio. Un gioco in cui è entrato in punta di piedi, partendo dalla povera Riva Fiorita. Era il 1977, quando a 16 anni, arriva il debutto nella Selecion in un'amichevole premondiale contro l'Ungheria. Il ct era Luis Cesar Menotti. Da quel momento Maradona lascia la povertà e diventa un idolo del calcio dando un futuro migliore ai genitori e agli otto fratelli, incluso il giovane Hugo che diventerà il suo vero legame con le Marche.

Al mondiale Under 20 del 1979 dà spettacolo e in finale batte l’Unione Sovietica. Napoli e Juve, al tempo dominanti in Italia, cominciano a puntarlo. Ma le frontiere sono chiuse. Il grande contratto, dopo il Boca, è quello con il Barcellona. Firma per sei anni, ma dopo due stagioni ecco la svolta che gli fa dimenticare anche la caviglia distrutta da Goikoetxea: il presidente Ferlaino lo porta a Napoli. Una operazione immensa: 13miliardi per il cartellino e un contratto da cinque stagioni. L’abbraccio del San paolo il giorno della sua presentazione raccontava già tutto: era un idolo ancora prima di entrare.

Non c’è stato solo il bianconero della Juve sulla strada di Maradona, anche quello dell’Ascoli Calcio. Al Del Duca, nel novembre del 1984, rimedia la prima espulsione in Italia dopo una lite con Nicolini, una delle bandiere del Picchio. "C'eravamo un po' stuzzicati per tutta la partita, avevo il compito di marcarlo e non era proprio semplice" racconta l'ex capitano bianconero all'Ansa.

Poi altri incontri, e un grande rispetto, anche perché era l’Ascoli del presidentissimo Rozzi, uno che il calcio lo amava e ammirava i talenti. A tal punto, forse per vederlo più spesso in città, da firmare nell’88 il fratello Hugo. Un talento mai esploso, che chiuse la stagione con 13 partite e poco da ricordare. Se non che un Maradona ha indossato la gloriosa maglia del Picchio.

Tra droghe e doping il suo nome non è mai stato scalfito. E poi c’era la sua parte latina, quel Che tatuato sul braccio e Fidel sul polpaccio: una voce contro le ingiustizie. Dal gol con la «mano de Dios» all'Inghilterra nel mondiale di Messico 1986, Maradona non ha mai nascosto le sue idee. Ha stretto una profonda amicizia con Hugo Chavez, Fidel Castro e Nicolas Maduro, con i leader comunisti dell'America latina. La stima per papa Francesco, del quale si era definito «primo sostenitore». il suo rapporto con la Chiesa.

Con Fidel Castro, morto il 25 novembre come Maradona ma del 2016, il legame è stato fortissimo. Maradona riparò a Cuba per disintossicarsi dalla cocaina nel gennaio del 2000. Il rapporto con il lider maximo era quasi confidenziale, ma anche di gratitudine, mentre con Chavez di riverenza. Dopo il primo incontro con Chavez, Maradona affermò di essere andato in Venezuela per «incontrare un grande uomo», ma di avere invece «incontrato un gigante».

Ha sostenuto i brasiliani Dilma e Lula, ma anche Daniel Ortega in Nicaragua che lo ha insignito dell'Ordine Sandinista. Ha sostenuto Cristina Kirchner criticando aspramente Mauricio Macri. Maradona è stato amico dell'ex presidente della Bolivia Evo Morales e dell'ex presidente dell'Uruguay Pepe Mujica. E non ha mai nascosto il suo appoggio alla causa palestinese, è stato a un passo dall’allenare la nazionale della Palestina.

Se ne va così Maradona, per un arresto cardiaco. Non una fine da Dio, non da mito, ma da uomo. Perché alla fine, questo era: un uomo. (foto Ansa.it).

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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