
PORTO SANT’ELPIDIO – Come far diventare un convegno un caso politico in due mosse. La prima è quella di negare l’utilizzo di una sala, il secondo è la motivazione. È quanto accaduto a Porto Sant’Elpidio dove il sindaco Massimiliano Ciarpella ha detto no all’incontro ‘Disarmiamo il futuro e le politiche imperialiste’ organizzato dal coordinamento Marche per la Palestina.
Doveva tenersi all’ex Gigli domenica alle 18, ma è arrivato il ‘no’ all’utilizzo dello spazio, che era già stato annunciato nelle locandine. Dopo 24 ore di sbandamento, è arrivata l’alternativa: la Croce Verde di Fermo, stesso orario e stessi relatori: Raffaele Spiga del BDS Italia; Linda Maggiori giornalista e attivista di Weapon Watch; Josè Nivoi, attivista della Global Sumud Flotilla; Marco Caligari ricercatore universitario; Stefano Lucarelli docente universitario di Bergamo.
Di fronte al diniego, però, il comitato non si è arresto e ha organizzato una manifestazione di fronte al comune di Porto sant’Elpidio. Ciarpella non si è negato e li ha incontrati per chiarire la sua posizione. Partendo dall’accusa avanzata dal coordinamento: “Il sindaco va contro la Costituzione e decide su cosa si può o non si può discutere”. Il comitato aveva messo al centro all’incontro le attività della Civitanavi Honeywell, che ha il suo stabilimento a pochi metri dal casello del’A14 elpidiense.
“È opportuno concedere una sala pubblica per un incontro che ha come suo tema centrale l’accostamento di un’azienda operante in città al genocidio del popolo palestinese e alla produzione di morte? Io ritengo di no e mi assumo la responsabilità di questo diniego. Non c’è bisogno di scomodare la Costituzione, basta l’articolo 3 del regolamento che disciplina l’utilizzo del polo Gigli. Sia chiaro che questo principio vale per chiunque si alzi la mattina e decida di prendersela con aziende di ogni settore” sottolinea il sindaco. Che ricorda anche il ritardo di presentazione della domanda per l’utilizzo del Gigli.
“Qualcuno, invece, avrebbe voluto utilizzare uno spazio pubblico della città di Porto Sant’Elpidio, non tanto per una conferenza sulla pace e il disarmo quanto piuttosto per mettere sul banco degli imputati un’azienda privata trasformando quel luogo in aula di tribunale, questo è francamente inammissibile (e per me anche inconcepibile)” prosegue la lunga motivazione postata sul suo social dal sindaco.
Post a cui ha replicato la giornalista Linda Maggiori, ovvero colei che ha scritto articoli proprio sull’attività dell’azienda, accusata di essere parte dell’economia di guerra che sta insanguinando il Medio Oriente: “Siamo tutti d'accordo che non si deve dare una sala pubblica per veicolare bufale, falsità , o per istigare alla violenza, al razzismo. Ma non c'è scritto da nessuna parte, credo, che non si debba dare una sala pubblica per discutere del riarmo in corso e delle aziende locali coinvolte. Se lei invece è a conoscenza di falsità, la invito a ribattere sul merito. Nel mio articolo ci sono falsità? Quali?”.
La giornalista rivendica il suo lavoro: “Raccolta dati e verifica, ho provato a intervistare il Ceo di Civitanavi Honeywell, gli ho chiesto di replicare, di commentare le informazioni che avevo riportato sulla sua azienda. Avrei riportato come è giusto la sua replica. Ma non mi ha mai risposto e non ha mai nemmeno chiesto una rettifica all'articolo. Io credo che sia grave che un sindaco si faccia paladino delle aziende private, (che sanno benissimo difendersi da sole), negando spazi pubblici alla cittadinanza che vuole riflettere sul coinvolgimento di queste aziende nel riarmo e nelle guerre in corso. Negare la sala vuol dire screditare anche tutti noi relatori come se fossimo tutti venditori di bufale”.
Ciarpella però il tema lo ha spostato su altro, più che sulla falsità: “Credo che i post e le locandine siano più eloquenti di qualsiasi spiegazione, si tratta di un attacco diretto ad un’azienda del territorio”. Finisce così, con una sala vietata, con tanto di motivazione, e un incontro che si farà, non nel comune dell’azienda ma a Fermo.
“Dispiace che si neghi una sala a chi rivendica l’applicazione della legge e della costituzione e soprattutto il diritto alla pace. Unn incontro che voleva mandare un messaggio: chiedere alle aziende che producono armamenti una riconversione civile, di investire sulla vita e non sulla morte di migliaia di civili. Era e sarà, ma a Fermo, un evento per discutere” concludono gli organizzatori del comitato per la Palestina.
