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Polizia penitenziaria: agenti bravi dentro (zero contagi) e fuori (arresto in borghese) dal carcere di Fermo

16 Giugno 2021

di Raffaele Vitali

FERMO – “Non ho esitato, ho lasciato mia moglie con le buste della spesa sulla porta e ho iniziato a inseguirlo fino a che non l’ho preso”. Son passati due anni da quel 9 giugno quando Arturo Russo, agente da 31 anni libero dal servizio, ha bloccato il ladro che aveva colpito in un supermercato a Porto San Giorgio. oggi, nella ricorrenza della nascita della Polizia Penitenziaria (204 anni) ha ricevuto il meritato encomio “per spirito di iniziativa e prontezza di intervento” sottolinea la comandante Loredana Napoli.

Una cerimonia sobria, ma importante perché la Polizia Penitenziaria a Fermo è un perno della sicurezza dovendo gestire la casa circondariale, ovvero il carcere. L’agente De Nicolò ha il compito di leggere il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Operate per garantire il mantenimento dell’ordine e la sicurezza dei detenuti, vi adoperate nel percorso rieducativo, vigilate e fronteggiate tensioni e sofferenze frequenti anche a causa dell’emergenza sanitaria”.

Dalla ministra Cartabia la sottolineatura sull’impegno durante la pandemia: “Unite il fuori, la vostra vita personale e professionale, e il dentro, la vita degli istituti penitenziari. Sappiamo tutti le difficoltà delle nostre carceri, avete vissuto giorni drammatici ma avete garantito il rispetto del diritto alla salute”.

La polizia penitenziaria è un corpo speciale: sorveglianza e rieducazione, fermezza e sensibilità, cura e sicurezza. Ma un problema c’è. “397 aggressioni in Italia nei primi sei mesi 2021. Questo uno dei temi su cui il mondo penitenziario riflette. Garantire la speranza è il nostro compito’ è il vostro motto. La speranza la garantite e la donate” ribadisce la ministra.

A Fermo i vertici sono tutti femminili, dalla direttrice Daniela Valentini alla comandante Loredana Napoli, e per loro all’interno della sala del Museo Miti sono arrivati i vertici di tutte le forze dell’ordine: Polizia, Carabinieri, Finanza, Guardia Costiera, Vigili del Fuoco. E delle istituzioni con il sindaco Paolo Calcinaro, il vicepresidente della Provincia Stefano Pompozzi, la prefetta Vincenza Filippi e il procuratore generale Iannella.

“La pandemia ci ha imposto molte restrizioni. Encomiabile la flessibilità e preparazione del personale che ci ha permesso di non avere nessun contagio tra i detenuti. Forte la sinergia con l’area sanitaria, continui tamponi e campagna vaccinale che ha coinvolto l’80% in prima dose e il 70% nella seconda” spiega la comandante.

Aumentando le restrizioni, il carcere si è adeguato permettendo la fruizione di contatti tramite skype che hanno garantito 1635 colloqui ai 50 detenuti oggi presenti a Fermo. Un numero basso rispetto al passato, in cui il sovrappopolamento ha rappresentato una grande criticità.

“Il 45% è di origine straniera, con lingue, culture e religioni diverse. Gli agenti in servizio sono 48. Hanno vissuto un periodo intenso, in 15 mesi sono arrivati 214 detenuti e si sono registrate 217 scarcerazioni tra misure alternative, fine pena e trasferimenti, 81 prelievi del Dna, 33 udienze in video. E poi 108 trasferimenti che hanno impegnato 1511 unità e quattro piantonamenti in ospedale.

“Grande professionalità e spirito di collaborazione quotidiana. Ai miei uomini e donne dico grazie. Risultati lusinghieri raggiunti grazie a loro. Immancabile la professionalità della direttrice che ci ha aiutato ad affrontare ogni difficoltà” ribadisce la Napoli.

In chiusura proprio Daniela Valentini che in primis ringrazia la Provincia di fermo “che ci ha permesso di usare il museo dell’innovazione e tecnica industriale. Un luogo dalla grande potenzialità dopo un anno faticoso e pieno di scelte difficili. Molte limitazioni, alla fine utili per tutelare tutti: nessun caso di Covid è un importante risultato. Ora sono tornati i volontari in carcere, sono molto presenti, ma soprattutto è tornato il cappellano penitenziario, figura chiave con la Caritas e il vescovo che ci ha nel cuore”.

L’applauso finale accompagna il brindisi e la consegna dell’onorificenza all’agente che dopo aver girato mezza Italia e lavorato anche sotto 41bis a Fermo ha trovato la sua casa: “Siamo poliziotti penitenziari, ma non è che fuori dal carcere ci togliamo la divisa. La sicurezza la garantiamo ovunque” conclude Russo.

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