
FERMO - Una importante e nuova collaborazione quella che la Camera di Commercio ha siglato con l’Università Politecnica delle Marche. “Insieme vogliamo aiutare le imprese a digitalizzare. Più aziende entrano in questo mondo, più crescerà la qualità dei prodotti e la loro messa in capo” sottolinea Gino Sabatini, presidente della Camera che ha da poco il nuovo segretario generale, la dottoressa Girardi.
Il Pid, punto di innovazione digitale, dell’Ente è il punto da cui partire, sapendo che nel triennio precedente ha messo a terra oltre tre milioni di euro per i voucher che hanno migliorato i servizi nelle imprese. E poi le azioni di disseminazione, utilizzando al meglio anche i laboratori dell’università”.
Sono 7500 le imprese delle Marche che hanno beneficiato dei servizi Pid che ha lavorato al meglio con il professor Donato Iacobucci. Un lavoro che proseguirà, visto che si sta pianificando il prossimo triennio, con una conferma delle risorse un consolidamento dell’accordo siglato con il dipartimento di Ingegneria. “Abbiamo la necessità di far sì che la piccola e media impresa sia sempre più digitalizzata, innovativa e quindi attrattiva anche per i giovani” prosegue Sabatini.
I punti di impresa digitale sono una certezza nazionale, sono nati con il piano Calenda, il primo Impresa 4.0. “Lavoriamo quindi su metodologie che permettono una strategia comune” spiega Antonio Romeo, responsabile innovazione di Unioncamere.
“Abbiamo misurato quanto impattino la digitalizzazione e la doppia transizione, uso delle tecnologie per la sostenibilità: le imprese che lo fanno, hanno una produttività differente, +13% che diventa +67% la propensione all’export. Quindi, la digitalizzazione e l’approccio ala doppia transizione rappresentano un asse fondamentale per i processi di crescita e competitività” spiega Romeo.
Che evidenzia anche i gap: “Da un lato abbiamo carenze in termini di competenze digitali, solo il 54% della popolazione ha competenze di base, mentre in Europa siamo al 60%. Dall’altro ci sono gap di natura tecnologica. Abbiamo aiutato tante micro e Pmi con i voucher, ma soprattutto con l’erogazione di servizi di accompagnamento. La digitalizzazione sta crescendo, anche grazie ai Pid, ma ci sono gap importanti. Ne cito due: attacchi di cybersecurity, +644%; utilizzo timido dell’AI nelle imprese, solo il 13% l’ha integrata nella produzione. Non si va oltre l’attenzione”.
Questo il quadro in cui si muovono i Pid, sono 600mila le imprese accompagnate in Italia. “Per i prossimi anni ci stiamo apprestando a gestire un nuovo triennio di programmazione. Due le sfide per i Pid: l’Ai che va spiegata al meglio, facendo capire i vantaggi per le aziende e il modo in cui renderla produttiva; il miglior utilizzo dei Digital Innovation hub, nelle Marche c’è una cordata per rendere Pid, Università e competence center funzionali al manifatturiero, all’agritech e al turismo/commercio.
Non solo, Romeo va oltre: “C’è la questione del trasferimento tecnologico e dell’innovazione. I dati sono distonici: abbiamo un sistema di ricerca tra i primi a livello internazionale per pubblicazioni e qualità, al contempo la ricerca qualificata non riesce a essere messa a terra. Come sistema camerale vogliamo ridurre questa distanza”.
Il Pid nelle Marche
Nel merito dell’attività regionale entra Giovanni Manzotti, area promozione transizione digitale di camera Marche: “Camera Marche è la più grande territorialmente d’Italia, tanti i webinar. Ma non mancano i Pid Lab, delle attività laboratoriali dedicate a imprenditori, collaboratori o consulenti di impresa. E o fanno utilizzando le strutture dell’università, in base alla tecnologia necessaria. Da Fermo Tech ad Ilab, ci muoviamo per far sì che le imprese, oltre che apprendere, possono sperimentare le tecnologie. Superata la diffidenza, con la conoscenza si creano legami”.
Cybersecurity e sostenibilità sono due temi cruciali, insieme con l’orientamento che permette di aiutare le imprese di fronte alla necessità che rilevano. “Qui arrivano i voucher che aiutano le imprese molto piccole, con micro processi di digitalizzazione, è un modo che permette di raggiungere aziende che no sarebbero mai raggiunte dai grandi finanziamenti europei. I tre milioni e mezzo di voucher sono la prova di un sistema che funziona” prosegue Manzotti.
Abbinare tecnologia e sostenibilità è fondamentale, sempre incrociandolo con l’intelligenza artificiale: “E’ una sfida, perché cambi velocemente”. Immancabili i dati quando parla la Camera: “L’ultimo rapporto Istat tra imprese e ICT contiene un focus sull’AI che certifica che le imprese sopra i dieci dipendenti negli ultimi due anni hanno cominciato a implementare l’AI nella produzione (16% che diventa il 50% tra le grandi). Balzo in avanti, ma restiamo sempre indietro a livello europeo. È emerso che la dimensione di impresa incide moltissimo, infatti le Marche sono sotto la media italiana, proprio per la dimensionalità delle aziende” chiosa il responsabile area tecnologia.
Il problema per le imprese è la mancanza delle competenze, “ci mancano figure capaci” ribadiscono. C’è chi usa Gemini e Chat Gpt, “ma non è questa l’innovazione di impresa”. C’è poi la paura dell’insicurezza, “cosa succede ai miei dati?”. Per questo la Camera ha avviato percorsi di formazione con il Vrai e il Sole 24 Ore.
La maggior parte di richieste al riguarda il gestionale, ma c’è una impresa su cinque che ha presentato la domanda di voucher sull’AI. “Questo è il ruolo del Pid, portare chi è fuori dal sistema di innovazione a un primo approccio” chiarisce Manzotti.
È cresciuto in questo periodo il rapporto con l’Università, che mette in campo i suoi dipartimenti e la ricerca. Ci crede da tempo nella collaborazione con il mondo delle imprese Donato Iacobucci. Il prof non si è mai tirato indietro, anche quando c’era bisogno di criticare il sistema economico.
Didattica, ricerca e trasferimento culturali son le sfide che la Politecnica vuole vincere collaborando con la Camera: “Intelligenza artificiale, digitalizzazione e cyber security son i temi che interessano alle imprese e sono quelli su cui la Politecnica sta lavorando con determinazione” spiega il prof Franco Chiaraluce.
Aggiunge il professor Michele Germani, che è anche presidente del Fermo Tech: “L’AI potenzia i processi all’interno di una impresa. È una tecnologia trasversale e pervasiva, va declinata in ogni processo, non solo nel marketing. È proprio sui processi produttivi che le Marche trarranno i veri vantaggi dall’AI. C’è poi la sostenibilità, con l’AI che è abilitante per processi e prodotti più ecosostenibili. E questo piace alle Pmi”.
A Fermo, si sta impegnando per formare le competenze sul territorio e permettere di sperimentare, quasi a costo zero, l’AI nei processi produttivi. “Sono oltre 30 i progetti messi a terra. E abbiamo appena vinto un progetto europeo Horizon”.
La conclusione è di Iacobucci che torna a un suo cavallo di battaglia: la dimensione aziendale: “La capacità di assorbire le tecnologie è legata alla dimensione. Se guardiamo alle imprese grandi, il gap di digitalizzazione non c’è. Più scendiamo di dimensione e peggio ci troviamo. C’è miglioramento, ma di lavoro da fare ce ne è tanto. Non solo, la presenza di specialisti di ICT ci mette invece molto in basso. Per questo è importante fa collaborare imprese e università”.
Anche così si convinceranno i giovani a restare, ne è convinto Sabatini: “Come Camera abbiamo intenzione di mettere in campo con le associazioni e la Politenica un humus che possa dare la possibilità alla micro impresa di interessarsi all’innovazione e quello che il trasferimento di competenze può portare, sapendo che in altre zone sono dieci anni che si lavora sull’AI. Fermo Tech, ITS e sedi universitarie diventano il luogo, noi dobbiamo entrare nei territori per sensibilizzare le imprese anche con progetti che hanno alla base le richieste delle aziende. Sono tante quelle della moda che stanno chiedendo aiuti non solo economici, anche nella gestione del rapporto con chi le competenze le porta. Partiamo da questi buoni segnali”.
Gli stessi che sta cogliendo Germani con il suo Fermo Tech che ora attende, dopo aver dato modo alle imprese di testare la qualità e cogliere i vantaggi, gli investimenti privati in capitale umano.
r.vit.
