
PESARO – Trema la mano del giovane Ttrucchetti e il pallone, a pochi secondi dalla fine, dalla lunetta non entra. Intelligentemente, però, Trucchetti il secondo libero lo sbaglia intenzionalmente per evitare un ultimo possesso ragionato a Roseto, mancando meno di due secondi. Si arriva così all’ultimo tiro, veloce e impreciso di Del Chiaro, forse il migliore dei suoi. Non prende neppure il ferro, ma giusto così perché sarebbe stata una ingiustizia.
La VL ha dominato a lungo, finendo per chiuderla 80-79 per un solo motivo: ha giocato senza Tambone e dopo pochi minuti senza Felder.
Il senso della partita lo si era capito nel primo quarto, con le due squadre che iniziano a fare canestro ad ogni azione. Prima Del Chiaro, poi Miniotas, difficile da marcare per i rosetani. Il pallone che gira bene da una parte dall’altra del campo, fino ad arrivare nelle mani giuste.
Pochi i canestri da tre punti, a dire il vero, nonostante le buone costruzioni. A fine partita le percentuali saranno a dir poco pessime. Canestro ristretto per Cinciarini, l’ex fischiato dal primo minuto, e Robinson, amato e emozionato tanto da chiudere con 2/10 da tre. Pesaro però non ne ha saputo approfittare, senza Tambone e con Bertini fuori giri ha concesso tante occasioni a Roseto per rientrare.
Chi è stato continuo per tutto il match è Maretto, che ha dato letteralmente spettacolo nel terzo quarto, quello che sembrava potesse chiudere la partita e regalare ai tifosi biancorossi un pomeriggio in tranquillità. Ma le gambe spesso non seguono la testa, soprattutto se si stancano. Merito alla squadra di Alex Finelli, richiamato in panchina dopo una quindicina di partite dall’esonero, di non aver mollato. Finendo sotto di 16 punti contro la capolista (59-43), ogni squadra avrebbe alzato le mani, non quella di Finelli che così ha dimostrato di avere il controllo e il rispetto dei suoi uomini
Il problema è che Pesaro in queste condizioni giocherà, salvo miracoli, anche venerdì contro Brindisi. Perché Tambone è ancora ai box e ora c’è tornato anche mr ‘cristallo’ Felder. L’americano stava trotterellando in campo, schierato necessariamente in quintetto, quando facendo tutto da solo, dopo cinque minuti di nulla e due palle perse, nel miglior momento dei biancorossi (16-8), si ferma.
Inizia a toccarsi l’inguine, chiede il cambio, non va neppure da Leka in panchina a spiegare e prende direttamente la strada degli spogliatoi dopo essersi portato la maglia davanti agli occhi. Sarebbe davvero una beffa se risultasse un problema grave per l’americano che la società non ha avuto il coraggio di tagliare e che ora potrebbe ritrovarsi come grande zavorra.
Nel breve, i giocatori di Spiro Leka non hanno accusato l’assenza, sono abituati a giocare senza il play americano. Poi, chiaramente, i due cambi in meno si sono fatti sentire. Specialmente negli ultimi cinque minuti, quelli della paura, del ‘possiamo perdere’ che si è insinuato nelle teste dei giocatori. Palle perse, tiri affrettati e soprattutto Robinson e Cinciarini (80-79) che trovano il canestro da tre punti dopo una decina di brutte scelte.
Ma Pesaro c’è, non molla, ha in Bucarelli un faro sicuro (il 2/2 dell’80-76), con le sue naturali pause, in Miniotas un totem a cui basta non chiedere cose diverse, come dei pick&roll da chiudere schiacciando al volo. Ma soprattutto ha sempre qualcosa dai suoi giovani: dal bell’inizio di Virginio alle giocate frizzanti di Trucchetti a metà partita , fino agli exploit di Maretto. E da oggi anche i due minuti e mezzo del giovanissimo Leonardi. In attesa di Tambone e di Felder, o di un americano vero, non è poco.
“Stasera abbiamo dovuto vincerla due volte, ho una squadra straordinaria. Abbiamo catturato 45 rimbalzi e totalizzato 22 assist, senza pensare agli infortuni, l’abbiamo portata a casa. Un grande aiuto – commenta Leka - è arrivato dal pubblico, ma pensiamo già a venerdì e Brindisi”.
r.vit.
