
RIMINI – Le Final 4 di coppa Italia sono sempre qualcosa di speciale. Un dentro fuori che stimola e cambia i parametri, anche in campo. Il pubblico di Pesaro risponde alla chiamata di squadra e società e, nonostante una palla a due con Verona alle 1715, si presenta numeroso. In testa il vicesindaco Daniele Vimini al fianco del presidente del Consorzio, che con impegno cresce e supporta il sogno chiamato serie A.
Purtroppo, il dentro premia Verona (95-88) al termine di una partita molto fisica in cui Ramagli ha scelto di annullare Tambone, e c’era riuscito per lunghi tratti, e far soffrire Miniotas. Nell’uno contro uno il lungo batte mai il suo avversario, ma quando viene servito in velocità è difficile da fermare. Peccato che venga fatto solo per pochi minuti. Spunti utili per il campionato. Come quelli che offre Jazz Johnson, avulso al gioco quasi sempre, micidiale se servito piedi a terra.
Esce a testa alta Pesaro, ma con qualche recriminazione anche per le scelte di coach Leka nel momento migliore dei suoi, quello che li aveva riportati da -12 al pareggio. Fuori i due leader del momento, Bucarelli e Maretto, e con loro anche il momento magico si spegne con coach Ramagli che ringrazia le scelte di Pesaro e la mano educata di Loro, che no sbaglia mai.
LA PARTITA
Il primo applauso si alza all’ingresso di Luca Banchi, l’allenatore della Nazionale ha lasciato un ottimo ricordo a Pesaro e la curva glielo riconosce. È l’ultimo flash prima dell’inizio della partita che nessuno vuole perdere. La VL gioca in casa, la curva è tutta biancorossa e anche mezza tribuna. Sugli spalti non c’è partita. Ma in campo McGee ha voglia di stupire e approfitta dei blocchi di Johnson per punire Maretto che con impegno cerca di limitarlo.
Dieci minuti di bel basket che si chiudono sul 22-22. Giusto, perché Pesaro ha concesso troppi rimbalzi in attacco a Verona, bile ad approfittarne soprattutto con Loro, micidiale dall’angolo. Il fisico di Poser limita Miniotas, ma nulla può contro il dinamismo di Quirino De Laurentiis che dalla panchina porta energia e punti, 4 nei tre minuti di gioco, a cui aggiunge anche un ottimo rimbalzo in attacco.
Nel secondo quarto Verona mette il turbo, complice un paio di leggerezze in attacco di Pesaro. Un break di 5-0 che fa arrabbiare Leka: time out e pronto risveglio. Ma dura poco, coach Ramagli ha dato un piano partita molto chiaro, i piccoli di Pesaro vanno pressati e Miniotas va tenuto lontano dal ferro, con le buone o con le cattive.
Il secondo periodo è decisamente più fisico, i lughi si fanno sentire. Soprattutto Baldi Rossi che dopo aver dato spettacolo a fine primo quarto continua a spiegare pallacanestro mezzo al campo con movimenti in attacco e ottimi aiuti difensivi. La VL non gioca male, ma la palla non entra, soprattutto a Bertini che un apio di conclusioni ‘delle sue’ le vede stamparsi sul ferro. impalpabile il contributo di Jazz Johnson, fatica e tanto Tambone a superare le gambe del Bolpin di turno. Un gancetto di Virginio (41-36) sembra cambiare il ritmo, ma poi l’ala commette un inutile terzo fallo e torna in panchina ad ammirare i movimenti di Zampini, un vero funambolo che se non sega regala assist perfetti (49-39 al 20’) che sono dietro l’irreale 9/15 da tre puti di Verona dopo due quarti.
Per risalire dall’inferno servivano due condizioni: che Verona smettesse di segnare da tre e che Pesaro iniziasse a trovare la retina e noni ferri. I primi due tiri dei gialloblù finiscono sul ferro, diversamente da quelli di Quirino e Miniotas che con tre pick&roll consecutivi, e un antisportivo a Baldi Rossi, praticamente annullano il vantaggio di Verona. in un amen la partita torna in parità,51-51.
Qui Leka si inventa un doppio cambio: fuori Bucarelli e Maretto, che erano in piena trace agonistica. Forse voleva farli riposare, sta di fatto che Verona scappa di nuovo via con un 9-0 micidiale. Ma siccome il coach è convinto di avere ragione, non cambia neppure dopo il time out. Un lampo di Tambone, seguito da una tripla di Trucchetti tiene Pesaro in scia, ma il torrente biancorosso è ormai deviato (70-66 a fine quatto con una bella difesa di Fainke).
Si parte, ultimo periodo, il capitano p ancora in panchina. Monaldi si prende gioco di Jazz Johnson, che non tira e difende poco. Una riflessione su cosa serva all’ex bomber del campionato forse è necessaria. Un consiglio lo dà Tambone che gli mette la palla in mano quando ha i piedi a terra ben piazzati e infatti l’americano segna la tripla della rimonta (73-71 al 32’).
Leka non guarda mai la panchina fino a che Trucchetti e Bertini in coppia non perdono palla sulla rimessa laterale, ma a pagare è solo il baby play. È il ritorno di Bucarelli. Seguito dopo poco da Maretto per Tambone, su cui Ramagli ha costruito una vera gabbia. Il problema è che entrambi si sono ibernati in panchina. Maretto debutta con due liberi sbagliati, Bucarelli con due triple sul ferro. Verona invece è caldissima, soprattutto Justin Johnson, vero rebus tecnico e la forbice s’allarga di nuovo. Azioni pensate e chiuse come u coach sogna: schiaccione di Loro, appoggio facile di Baldi Rossi (81-74).
Ultimi due minuti, alla Victoria Libertas non resta che tirare e in fretta, quello che piace fare a Jazz Johson. Una penetrazione lo premia, ma da fuori è notte fonda, anche per Bucarelli. Non per Justin Johnson che chiude un’azione perfetta segnando da tre. Parita finita? Non per Tambone che di tabella lascia accesa la fiammella, ma poi arrivano Bolpin con un 2/2 ai liberi e l’ultima palla persa di Bucarreli, che dopo il lungo tempo passato in panchina non ha ritrovato il ritmo.
Vince Verona, ma Pesaro di una cosa può essere soddisfatta, oltre che del pubblico caldissimo: nonostante le tante triple subite e il dominio a rimbalzo di Verona è rimasta in partita, riuscendo più volte a ricucire. Non sempre basta, soprattutto contro una squadra forte come Verona che per fortuna in campionato è lontana sei lunghezze.
