
PESARO - La palla persa di Tambone, il migliore dei suoi, a 30 secondi dalla fine della partita vinta da Torino (81-90) fotografa una giornata storta. Perché Pesaro ha fatto davvero fatica contro la difesa dei piemontesi. Gli ex Stazzonelli e Cusin hanno portato l’acqua ai due leader, i due americani di Moretti, dominanti in ogni angolo del gioco.
Quando chiudi il primo quarto subendo 29 punti, difficile raccontare un finale diverso. La partita, ammette alla fine coach Spiro Leka, si è decisa tra il 5’ e il 15’, quando passi da un punteggio in parità (10-11) a un meno 18 che sa di sconfitta anticipata (21-39).
Invece, reazione. Solo che Paolo Moretti il match l’aveva preparato davvero bene, puntando su una difesa arcigna e pianificando un attacco lucido, capace di liberare i migliori anche sulla linea da tre punti.
Leka alla fine protesta verso gli arbitri, ma deve anche riflettere su quel vuoto di dieci munti e il finale in cui ha scelto di giocare senza Bucarelli, forse perché l’ha data persa in anticipo, provando così a responsabilizzare Trucchetti. Va anche detto che Bucarelli, nel momento del secondo recupero 53-59, sbaglia due triple consecutive, forse perché stanco.
“Torino ha giocato con più energia di noi, tra primo e secondo quarto noi siamo arrivati sempre in ritardo sulle uscite e sui pick&roll” commenta Leka. Che solleva poi una questione resa evidente dalle percentuali subite nelle ultime giornate: “I nostri avversari tirano molto bene da tre punti”.
Lavoro per lo staff, che dovrà analizzare ogni azione per capire quanto tardi arrivano i piccoli o quanto serve un passo di aiuto in più da parte dei lunghi. Pesaro è stata tradita dai suoi giovani questa volta. Perché Bertini ha scheggiato i ferri e Virginio prosegue il suo abulico periodo.
A questo, non va mai dimenticato, si aggiunge l’assenza di Key Felder. L’americano è rimasto ai box per un dolore. “Non ha nulla di rotto, stiamo cercando di capire. Ha risentito dell’infortunio a Pistoia, un mese fa”.
Il problema c’è, anche se il direttore sportivo Nicola Egidio, che continua a ribadire che Pesaro non ha ancora visto il suo potenziale, predica calma. E rigira la questione: “Felder ha mostrato che sa non guastare gli equilibri di questa squadra, che ha nell’alchimia la sua forza”.
Tutto vero, ma resta il fatto che Felder è l’americano che deve fare la differenza e averlo visto in campo solo in quattro partite, considerando i minuti sono tre, su quindici, conferma che un problema c’è. Chiaro che se tornerà in forma, l’innesto potrebbe diventare decisivo, anche perché alleggerirà le gambe di Tambone e Bucarelli.
Poi risalirla squadra c’è, la voglia di lottare anche, le pause son lecite, come il fatto che Quirino De Laurentiis passi da doppia cifra a pochi minuti e un canestro. “In A2, se non resti concentrato per 40 minuti, puoi perdere contro chiunque, non c’è classifica” la chiosa sincera di coach Leka che resta primo in attesa che Brindisi e Fortitudo recuperino due partite.
r.vit.
