
MESTRE – Tutti in piedi per la capolista. Solo applausi per Pesaro che dopo venti minuti complicati, trova la chiave per trasformare un problema in una risorsa. I
n campo a Mestre senza i suoi due pivot, Miniotas e De Laurentiis si sono stirati, la squadra di coach Leka cambia modo di giocare e soprattutto scopre qualità fino a oggi mostrate meno da alcuni suoi giocatori. Dagli appoggi di Virginio alle stoppate con contropiede di Bertini.
Una battaglia che il risultato finale cancella, ma nel 75-93 che il tabellone mostra ai trenta festanti tifosi biancorossi, c’è tutta la voglia di arrivare al big match di mercoledì contro la Fortitudo potendola guardare dall’alto.
Leka lancia in quintetto Fainke, una mossa necessaria. Ma è più per le statistiche che per effettiva esigenza tecnica. Il quintetto che poi prende il largo è quello con Virginio da finto 5, perché sono più le giocate a spalle a canestro di Bucarelli che del filiforme numero18. Virginio, però, stimolato dai compagni, mostra sensibilità di tocco anche dentro l’area pitturata, dove riesce ad approfittare di una serie di cambi infelici da parte di Mestre.
Il sorpasso del 43-44 è di quelli che piacciono a Leka, perché vedere Virginio che parte in palleggio, penetra e appoggia tenendo il contatto fa bene agli occhi.
Se c’è un errore commesso da coach Mattia Ferrari è non aver spinto la squadra a giocare vicino al ferro. Solo Aromando ci prova, ma quando anche il capitano di Mestre inizia a tirare da tre punti, è evidente che il piano partita vincente è quello di Leka che tiene i suoi larghi e lontani dal ferro.
Le assenze di Pesaro diventano il problema di Mestre, che non ha la lucidità per attaccare gli spazi lasciati vuoti. Alle buone giocate di Virginio, si abbina la mano implacabile di Tambone dalla media.
Tre canestri di fila della guardia scavano il solco che decide poi il match. È a metà terzo quarto che la VL pasa dal 60-66, con il sorpasso trovato dopo tempo grazie a una tripla di Virginio, al 67-78 della pausa. Periodo che si chiude con il canestro dalla media di Reginato, è il segno che anche la sorte sta con la capolista.
Il quarto periodo è una cavalcata imperiosa, il break prosegue e diventa uno strapiombo per Mestre. Quando il tabellone dice 71-90, dopo un paio di giocate di Bertinni in difesa, stoppate incluse, a Mestre non resta che battere le mani. Aveva una chance la squadra di casa, ma la fame di Bucarelli, regia impeccabile, e la ritrovata lucidità di Trucchetti, utile in una giornata di panchina corta, proietta i biancorossi con il sorriso alla partita più attesa dell’anno.
r.vit.
