
PEDASO – “Non abbiamo provato una crisi, abbiamo evitato una paralisi”. Una lunga lettera quella firmata da Giuseppe Galasso in cui analizza, dal suo punto di vista, la crisi che ha portato alla rottura tra lui e il sindaco di Pedaso, Vincenzo Berdini.
Un documento che analizza le cause della crisi amministrativa, evidenziando come il metodo decisionale e il clima di confronto siano stati determinanti “nel crollo dell’unità e della trasparenza nel Comune”. Galasso su un punto è chiaro: la caduta dell’amministrazione non è avvenuta per una semplice lottizzazione, ma per la perdita di collegialità e dialogo.
“La lottizzazione è stata il detonatore in mezzo a un clima di pressione, umiliazioni che hanno compromesso il rispetto e il confronto tra amministratori. Il sindaco mi ha riservato un trattamento singolare: in faccia mai niente, ma dietro venivo definito un nullafacente, uno sempre assente, un “inetto”. E questi sono gli appellativi più eleganti utilizzati nei miei confronti. Non ho mai risposto con lo stesso linguaggio, perché la politica non è umiliazione: è responsabilità. E – scrive nella sua lettera inviata ai pedasini - di responsabilità ne ho dimostrata molta”.
Che poi torna alla successione temporale, alla veloce caduta del castello: “Il 27 gennaio il sindaco annuncia di astenersi sulla lottizzazione, poi chiede chiarimenti e approfondimenti, rivelando contatti già esistenti tra il lottizzante e sue figlio”.
Segue il suo non voto e la nascita del gruppo consiliare ‘Seconda fase’ “con la richiesta di rinviare l’approvazione della lottizzazione come atto di responsabilità e non di rottura”. Si arriva così al 19 febbraio, quando il sindaco svuota i cassetti del suo ufficio, “interrompendo il dialogo e lasciando il Comune prima della formalizzazione della crisi”.
Una crisi che secondo Galasso non crea problemi: “Il commissariamento non blocca le opere pubbliche, come il Polo scolastico, che ha subito ritardi per problemi di progettazione e gestione. E infatti il bilancio è stato approvato”.
Per Galasso quindi la possibilità di presentarsi a testa alta in giro per Pedaso: “Un Comune non è proprietà privata. Non è un cantiere personale. Non è un ufficio dove chi non è d’accordo viene messo all’angolo. Ma è così da due anni, periodo in cui ho tenuto compatta la maggioranza che più volte rischiava di implodere”.
Rivendica correttezza di comportamento, lo ribadisce ai suoi concittadini riga dopo riga. “Si parla della lottizzazione, ma la questione è nata attorno alla variante. Non sono la stessa cosa. Non lo sono giuridicamente né tecnicamente. Il sindaco è un ingegnere e un imprenditore edile. La differenza tra una variante al PRG e una lottizzazione è elementare per chi opera nel settore. Il sindaco ha scelto di non spiegarla per finalità propagandistiche? Perché delle due l’una. O si tratta di un errore tecnico su una materia che dovrebbe conoscere molto bene, oppure di una narrazione costruita”.
Il finale è pieno di carica: “Il conflitto di interesse non si risolve alzandosi al momento del voto. Se si partecipa alla trattativa, l’astensione non basta. Era il momento giusto di chiudere questa esperienza, io ho fatto una scelta: collegialità e trasparenza. Ho scelto il rispetto. Ora la parola torna a voi cittadini. Continuerò ad assumermi ogni responsabilità con trasparenza, fermezza e senza rancore. Perché non ho mai avuto paura del confronto” conclude Galasso.
r.vit.
