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Parrucchieri, estetiste e attività varie: doccia fredda sui clienti abituali. Il prefetto Filippi: "Fuori comune solo se non c'è nel proprio"

20 Novembre 2020

FERMO Addio, o meglio arrivederci, al parrucchiere o all’estetista di
fiducia fuori Comune. A chiarire i dubbi delle associazioni di
categoria locali è la prefettura di Fermo. Sollecitata sulla
questione, ha chiesto lumi alla Presidenza del consiglio dei ministri
e al Ministro dell’Interno. La risposta è arrivata con una lettera
inviata della prefetta Vincenza Filippi a Cna, Confartigianato e
Confcommercio, impegnate im questi giorni in un pressing serrato a
supporto degli associati.

Il problema è nato col passaggio delle Marche da zona gialla ad
arancione. Che, tra le strette previste, vieta di lasciare il Comune
di residenza salvo che per motivi di salute, lavoro o studio. Il resto
non conta. L’unica eccezione riguarda gli spostamenti «per specifiche
esigenze e necessità»
. Per esempio, fare la spesa. Ma solo se il
Comune di residenza è sprovvisto di negozi di generi alimentari o se
in un Comune «contiguo» si può risparmiare. In questo caso, ci si può
spostare con l’autocertificazione. Per il resto niente da fare.
Quindi, niente più messa in piega dal parrucchiere di fiducia, se si
trova è in un altro Comune, o alla ceretta dall’estetista, «non
potendosi annoverare – scrive la Prefettura in una nota esplicativa –,
nelle fattispecie considerate, esimenti legate a comprovate ragioni di
urgenza o di stretta necessità, né sembra che possa assumere alcuna
rilevanza l’aspetto fiduciario che caratterizza i rapporti tra
consumatori ed esercenti
». Tradotto: per qualche giorno, si potrà
vivere senza farsi i capelli, la barba o le unghie. O si potrà andare
da un altro professionista. Perché essere clienti affezionati non è un
buon motivo per spostarsi in questo periodo.

Ragioni che le associazioni di categoria faticano a digerire.
«Vogliamo ribadire – incalza oggi la Cna Picena, dopo l'appello fermano dei giorni scorsi – la gravissima difficoltà
economica di molte piccole imprese dei settori come il benessere,
formalmente aperte, ma che nei fatti si trovano con la necessità di
affrontare un’operatività minima, pur avendo investito energie e
risorse in sicurezza proprio per poter lavorare a pieno regime». Una
situazione – spiega l’associazione di categoria – ancora più
accentuata «nei piccoli Comune e nell’entroterra, dove la realtà è
fatta da interscambi di relazioni fiduciarie
, personali ma anche
economiche, che vanno fisiologicamente oltre i piccoli confini di un
singolo Comune».

E proprio i Comuni, adesso, alzano la voce. È notizia di poco fa che
l’Anci Marche ha scritto al Prefetto di Ancona, Antonio D'Acunto, per
chiedere «di ripristinare la possibilità di accesso ai servizi alla
persona anche nei Comuni limitrofi a quello di residenza o domicilio».
La lettera, che porta la firma della presidente dell’Anci regionale e
sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, è arrivata pure sulle scrivanie
dei prefetti delle altre province e del presidente della Regione,
Francesco Acquaroli. Per l’Anci, «le misure stabilite per consentire
il corretto svolgimento dei servizi» danno «sufficienti garanzie per
la tutela dei clienti e degli stessi operatori, indipendentemente dal
fatto che il fruitore del servizio provenga dal territorio dello
stesso Comune o da uno limitrofo». Una richiesta che «ha il carattere
dell'urgenza, per rispondere alle esigenze dei sindaci soprattutto dei
piccoli Comuni, maggiormente penalizzati dalle recenti restrittive
disposizioni».

redazione@laprovinciadifermo.com

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