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Orsili chiama, Boccolini risponde: ecco come la stella del basket è tornata a brillare. Il preparatore: "Testa e potenza, un talento"

24 Febbraio 2021

di Raffele Vitali

PORTO SAN GIORGIO / SANT’ELPIDIO A MARE - Una cestista di 169 centimetri con una mano educata, tecnica sopraffina e un fisico che la rende micidiale. Ma quel fisico a un certo punto si ferma, il ginocchio ha fatto crac. Ripartire non è stato facile per Alessandra Orsili, stella della Nazionale under 20 e di Lucca in A1.

Ma poi, la 19enne di Sant’Elpidio a Mare, ha incontrato Matteo Boccolini, preparatore atletico della Dinamo Sassari e titolare di una palestra a Porto San Giorgio insieme a due colleghi. “Se vogliamo, un incontro casuale. Mi ha contatto il suo allenatore, Francesco Iurlaro. Voleva un video motivazionale di Pozzecco, mio allenatore a Sassari, per caricare Alessandra dopo il suo infortunio. E così – racconta Boccolini - siamo entrati in contatto”.

Boccolini, quindi non la conosceva Alessandra?

“Di persona mai visti, più che altro di nome stando nel giro della Nazionale”.

Come è iniziato il rapporto di ‘lavoro’?

“Aveva bisogno di recuperare dopo l’operazione al crociato. Mi ha chiamato l’allenatore e ha cominciato a venire in palestra a Porto San Giorgio. Tre mesi intensi. Ha cominciato con i miei collaboratori e poi quando sono tornato da Sassari l’ho seguita ogni giorno”.

Come si lavora con un atleta in difficoltà?

“La parte fisioterapica l’aveva finita, per me l’obiettivo era farla tornare a muoversi. Dalla base motoria, incluso il camminare. Dopo un infortunio la mente resetta, bisogna proprio partire dal movimento in modo da riattivare la parte cerebrale. Ci siamo prima appoggiati in piscina, per un lavoro senza peso, e poi abbiamo iniziato esercizi semplici, dalle capriole all’alzarsi da terra. Tanto è vero che le difficoltà maggiori ce li aveva nella fase di controllo motorio (controllo del corpo), che invece è la sua forza. Cosa che è caratteristica di tutti i grandi campioni: avete mai visto Jordan cadere perché in poco controllo?”.

Boccolini, cosa l’ha colpita di Alessandra Orsili?

“Quello che mi piace è la testa. Ha un’attitudine al lavoro clamorosa. Si allenerebbe per ore, senza fare un passo indietro. E poi ha una grande qualità: capacità di apprendimento rapida. Uno-due tentativi e poi è dentro il gioco. Tecnicamente non commento, ma la visione di gioco e la reattività la fanno stare cinque secondi avanti agli altri. Ha talento”.

Tutte queste qualità compensano i 169 centimetri?

“Piccola, vero. Ma ha buonissime doti atletiche. È esplosiva. Lei è potente, merce rara nel femminile”.

Era sicuro che avrebbe recuperato così bene?

“Per quanto si è allenata sì. Ma la sicurezza non c’è mai. il lavoro come il mio è quello di abbassare la possibilità di infortunio. Non c’è mai il rischio zero. Noi lavoriamo sui limiti dell’atleta. Così facendo alzo anche la percentuale di non fare un errore durante il gesto. Su di lei abbiamo lavorato pensando al ginocchio e in contemporanea al sistema Alessandra, lavorando su appoggi e schiena. La visione dell’atleta è globale, chiaramente seguendo la tempistica clinica”.

Gli atleti e le società hanno la pazienza di aspettare il momento giusto del rientro?

“Prima di vincere una partita bisogna far stare bene i giocatori. Si vince solo se sono in salute. Quindi il mio primo pensiero, da preparatore, è non rischiare un giocatore se ho dei dubbi. Le società serie rispettano questo modo di lavorare. Il giocatore tutelato è un giocatore che si sente sicuro e al centro di un progetto e quindi dà sempre di più”.

Le ha fatto piacere leggere sulla Gazzetta dello Sport il suo nome, come figura chiave per il recupero della Orsili?

“Immensamente piacere. Un gesto gratificante che ripaga il lvoro. Perché il ritorno da un infortunio senza paura è il mio successo. Son questi i momenti che ti legano a un atleta. Oltre a quelli in palestra”.

Boccolini, il preparatore è qualcosa in più di quello che mette a posto i muscoli?

“Prima di quello c’è il rapporto umano, specialmente dopo un infortunio. Senza il rapporto non arriva la fiducia che è la benzina del lavoro. Tre mesi così intensi si superano solo con la forza di volontà, che è dentro il singolo ma anche in chi ti circonda”.

A cominciare da Achille Polonara che per lunghe giornate, prima di tornare in Spagna al Baskonia,  ha condiviso con Alessandra Orsili sudore e sorrisi.

@raffaelevitali

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