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"Non serve comprare mostre, i piccoli centri hanno tutto". Gli scatti inediti di Dondero

21 Dicembre 2019

Una super mostra visitabile fino al primo marzo 2020 all'interno del Terminal, dedicato prorio al fotoreporter

di Raffaele Vitali

FERMO – “I piccoli centri non hanno bisogno di comprare le grandi mostre per diventare attrazioni, ma possono adottare una cultura orizzontale prodotta dal lavoro delle persone che ci sono. Lo ha fatto Matera, nel suo anno di capitale della cultura, lo sta facendo Fermo. Oggi con Mario, domani con altri artisti”. Le parole di Laura Strappa, compagna del grande fotoreporter amato da Parigi, sintetizzano le scelte, coraggiose, del vicesindaco Francesco Trasatti, supportato dal sindaco Paolo Calcinaro.

Prima il nome, poi le foto: Mario Dondero da oggi è davvero il protagonista del Terminal, che cambia nel giro di poche settimana: da sala convegni a sala espositiva. Non ci sono più le sedie, ma tante cornici bianche con dentro gli scatti in bianco e nero del fotoreporter che aveva scelto Fermo come dolce ritiro dopo aver toccato ogni angolo del mondo per raccontare quello che vedeva dentro il suo obiettivo, dentro la sua Leika.

“Una mostra a blocchi, dieci scatti per ogni argomento: Irlanda, Cuba, Africa, una scuola, il teatro, la borsa e i grandi artisti che l’hanno accompagnato. E poi stampate otto grandi foto per far vedere Mario a colori” spiega Pacifico ercoli, il responsabile della Fototeca provinciale, un gioiellino creato quando ancora la Provincia era un ente con budget e visione.

Nell’archivio Dondero, “un unicum entrato nel circuito nazionale per volere del ministro Franceschini, conquistato dai 600mila scatti da studiare” spiega per la Sovrintendenza Caterina Melappioni, c’è tutto Mario. Con i suoi viaggi, non si fermava mai, con le sue storie, con i volti che sapeva cogliere nel momento giusto. “Al momento abbiamo sul database 276mila scatti inseriti. E su questi possiamo fare ricerche. Abbiamo scansionato 2800 diapositive, tra le 15mila selezionate”. Un lavoro immane condotto da un pool di appassionati volontari.

 “Quando con Laura fantasticavamo su questo luogo, immaginavamo proprio che fosse l’inizio di un percorso sulla fotografia. Partiamo con gli occhi di Mario, ma proseguiamo con Crocenzi e Guidi, in modo da abbracciare tutta la tradizione fotografica di Fermo” spiega Trasatti che aggiunge: “Se tutto questo avviene è per la bravura di Sistema Museo, che vuole trasformare il capoluogo attraverso delle mostre, anche originali”.

Fondamentale contributo della regione Marche, con una neo legge della fotografia, “per cui grazie alla regione e a Fabrizio Cesetti per il supporto fondamentale prima per riaprire il Terminal e oggi per questa mostra”. L’asse Trasatti - Calcinaro sembra tornato all’amore del primo anno, con i due che si ringraziano a vicenda. “Quando Mario ci ha lasciato ce l’eravamo promesso di omaggiare questo grande ‘fermano’. realizzare una idea nata dopo un momento tragico è – sottolinea soddisfatto il sindaco - qualcosa di bello, quasi straordinario”.

Incassa il plauso Fabrizio Cesetti: “Come regione abbiamo voluto fortemente il recupero di questo luogo. Lo abbiamo finanziato e siamo contenti di tutto questo. Un luogo d’accoglienza e di transito. Importante averlo dedicato a Mario Dondero, importante iniziare con la mostra perché evoca proprio quel senso di viaggio di Mario, che ha attraversato il tempo, i luoghi e la storia. Lo incontrai in corriera mentre andavo a Roma. Mi ricordo quei due passi da Castro Pretorio a via Nazionale”.

Un materiale fragile che va curato e sviluppato quello di Dondero. A oggi nessuno conosce quello che c’è, ma se il buongiorno si vede dal mattino, questa prima selezione potrebbe davvero convincere il Ministero a investire le risorse necessarie per non far fermare l’archiviazione e la digitalizzazione dei negativi. “Trasatti ha voluto questa mostra, il sindaco ci ha spronato e insieme siamo riusciti aa realizzare qualcosa che a mio avviso – conclude Laura Strappa - ha un suo peso. All’interno della nostra piccola comunità c’è una immensa ricchezza di persone appassionate che fanno le cose perché amano condividerle e non solo farsene vanto per mettersi il pennacchio. Oggi questo è il grande raggiungimento collettivo”. La sala è piena, la curiosità sale, le foto sono belle affascinanti. Non resta che comprare il biglietto e perdersi nel tempo. Fino al primo marzo, perché poi la bellezza tornerà in archivio.

@raffaelevitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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