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Murri in difficoltà. La richiesta della Cgil: "Usare i medici della Protezione civile, non si può fermare l'attività"

12 Gennaio 2021

FERMO - Chiedere aiuto ai medici della Protezione Civile. La proposta arriva della Cgil di Fermo, allarmata per il focolaio scoppiato lo scorso fine settimana al Murri, che, finora, ha contagiato una quarantina di sanitari.

Le notizie che arrivano dall'ospedale non sono buone. Al focolaio partito da Medicina 2, fino ad allora pulita, si aggiungono contagi anche in altri reparti e al pronto soccorso. Nel nosocomio è in corso la riorganizzazione per passare alla fase 3, che consentirà di ricavare 29 posti letto (22 Covid e 7 “grigi”, per i casi in via di accertamento), a discapito, però, del blocco operatorio e delle attività ambulatoriali.

«L’avvio della fase 3 – dice Roberto Lanfranco della segreteria Cgil – mette tutto il personale sanitario e la cittadinanza in una situazione che, anche nei mesi scorsi, avevamo chiesto di scongiurare». Ma il picco di accessi al pronto soccorso non ha lasciato scelta. Servono letti e servono subito. Nel frattempo, l'Area vasta 4 ha avuto l’ok da San Benedetto e Civitanova per ricevere una parte dei pazienti. Ventitré Covid saranno trasferiti nell’ospedale piceno.

«Questa riprogrammazione – prosegue Lanfranco – comporta una contestuale riduzione delle sedute di sala operatoria, proprio mentre in questi mesi c’era stato uno sforzo enorme da parte degli operatori per il recupero delle liste e delle sedute in attesa di interventi. Contestualmente, si ridurrà l’attività ambulatoriale e di degenza e saranno garantite solo le urgenze». Una situazione che, come la scorsa primavera, rischia di far collassare la sanità fermana. Cosa che, secondo il sindacalista, la nostra provincia non può permettersi, perché «il diritto alle cure, non solo Covid, dei cittadini fermani va salvaguardato e garantito».

Da qui la proposta di chiedere aiuto ai medici della Protezione Civile, che «in questo momento aiuterebbe non poco» e l’appello «a tutte le forze in campo affinché si impegnino al massimo per ripristinare il diritto alla salute».

Francesca Pasquali

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