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Morani e Leonardi, attacco bipartisan a Ceriscioli: "Covid Center, chiarezza sui costi". "Era meglio imitare l'Emilia"

6 Giugno 2020

CIVITANOVA MARCHE – Il problema dell’ospedale Covid di Civitanova costruito dentro la fiera è che lega la sua esistenza alla sventura. In caso di una seconda ondata di pandemia, sarà fondamentale. Altrimenti inutile e come tutte le cose senza funzione costosa e ricca di polemiche.

L’operazione, voluta condotta con determinazione dal presidente Luca Ceriscioli, che ha affidato il tutto a Guido Bertolaso e all’ordine dei cavalieri di Malta, aveva unito in maniera bipartisan centrodestra e centrosinistra, pur con dei distingue molto marcati. Da una parte e dall’altra.

La più critica, dal primo momento, è stata Alessia Morani, onorevole e sottosegretaria al Mise. “Caro Presidente Ceriscioli, duole constatare che, come facilmente prevedibile, l'esperienza della fiera di Civitanova si è aperta e chiusa con la stessa velocità di quella di Milano. Se posso dare umilmente un consiglio, si guardi alla sanità dell'Emilia Romagna che non ha avuto bisogno né di astronavi né di uomini della Provvidenza” commenta la Morani nel giorno della chiusura, temporanea, del Covid Center.

“In Emilia è stato, infatti, inaugurato il primo Hub nazionale delle Terapie Intensive: 146 nuovi posti diffusi nelle province della Regione (Bologna, Parma, Modena, Rimini). Ieri all'ospedale Maggiore di Bologna sono stati inaugurati nuovi 34 posti TI più altri 14 posti al Sant'Orsola dei 146 complessivi. Tecnologie avanzate e professionisti qualificati. Questa è la strada da percorrere” ribadisce l’onorevole ricordando che contro si era schierato anche il Pd di Ancona e la segretaria regionale della Cgil, Anaao Assomed e Aaroi oltre che tanta società civile marchigiana.

Ma contro è anche un volto del centrodestra, la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Elena Leonardi, meno vincolata dei colleghi azzurri e verdi al modello Lombardia seguito da Ceriscioli con Bertolaso: “Il Covid hospital di Civitanova Marche rischia di essere solo una 'Fiera delle vanità' costata quasi 10 milioni di euro. Aperto nel giorno esatto in cui nelle Marche si è registrato per la prima volta il contagio zero e chiuso oggi dopo 10 giorni - prosegue Leonardi -. L'apertura, per accogliere gli ultimi tre pazienti di terapia intensiva, è apparsa ai cittadini come soltanto una forzatura che ha costretto l'impiego di almeno 40 fra medici e operatori sanitari sottratti agli ospedali che devono tornare alla normale attività. Un'apertura forzata nonostante i continui appelli dei medici che chiedevano di ripensare a quello che avrebbe potuto essere un grosso investimento e che invece dimostra solo la totale lontananza del governo regionale dalle reali esigenze dei territori".

La critica finale è per la gestione sanitaria: “In questi anni continui tagli ai servizi territoriali, depotenziamenti che hanno colpito indistintamente varie zone delle Marche e una sanità che ha puntato sugli accorpamenti in grandi strutture centrali a danno della sanità territoriale e dell'entroterra. Serve chiarezza sul maxi investimento del Covid Hospital di Civitanova, per evitare che pesi soltanto sulle spalle dell'Area Vasta 3 di Macerata, come sta accadendo e per evitare che quelle risorse spese diventino uno spreco e l'astronave resti ferma in garage. Tanto che oggi è lo stesso ministero della Salute che chiede alle Regioni di potenziare le terapie intensive interne agli ospedali, costringendo dunque a un ripensamento generale della sanità come da sempre noi chiediamo".

redazione@laprovinciadifermo.com

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