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Montegranaro, la città del basket che rinuncia alla serie A ma costruisce palazzetti

14 Maggio 2020

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO - In tempi di pandemia e post pandemia, non si può ridurre tutto a ‘prima pensiamo alla salute’. Per quello ci sono i medici. La vita è fatta anche di altro. Ci sono le strade da asfaltare, ci sono le scuole da migliorare, ci sono i servizi sociali da garantire, c’è il teatro da rianimare e c’è lo sport. Che non è un orpello, spesso è il motore di un territorio.

Montegranaro è una cittadina particolare. Poco più di diecimila abitanti, vanta da sempre una caratteristica: è pazza di basket. La pallacanestro si respira in città, come il mastice per le scarpe. Certo, ci sono campioni di baseball, super atleti delle bocce, c’è il ciclismo che vive nello storico nome di Gismondi, non è mai mancato il calcio e anche il volley ha la sua dignità insieme alla ginnastica. Ma è la pallacanestro il cuore che pulsa.

Aaron Thomas, Poderosa

A tal punto che questa amministrazione comunale, riconfermata per un secondo mandato, si è caratterizzata per l’impegno di costruire il palazzetto dello sport, fermo da decenni. E questo perché Montegranaro, a detta loro e di tanti altri, merita una sua struttura degna della serie A.

Lo meritava quando la Sutor faceva sudare Siena e batteva Milano e Treviso, lo meritava mentre la Poderosa scalava posizioni e diventava il gruppo degli invincibili prima con Ceccarelli e poi con Pancotto, lo dovrebbe meritare ancora oggi che la A2, oltre a una serie B, è parte della città.

E invece. Ecco l’impotenza della politica. La rassegnazione. Perché questa è quella che emerge dalle parole di sindaco e vicesindaco, che ha anche la delega allo Sport e che tra l’altro il basket lo segue da anni come giornalista a bordo campo. “Mi sono confrontato sia con Riccardo Bigioni sia con Molly Pizzuti. Il punto è che non ci sono i presupposti per mantenere una squadra in serie A2. Prima bisogna pensare al lavoro”.

È vero, il lavoro. Nulla da dire in contrario. Ma prima di ammainare una bandiera di solito si lotta, si valutano opzioni, si cercano alternative. Qui, invece, niente. Si aspetta solo che Ronny e Riccardo Bigioni mettano la firma sul contratto che legherà il prezioso titolo di A2 a un’altra compagine, magari all’ambiziosa Chieti del re degli arrosticini.

Ma è questa la reazione di una Amministrazione che si è presentata come quella del ‘costruiremo finalmente il palasport?’. Ma che ci fa Montegranaro con una struttura da 3500 posti tra massimo due anni, questo dovrebbe essere il tempo di realizzazione stando ai fondi stanziati dalla Regione Marche, un milione, e da quelli, almeno 1,5milioni, che il comune dovrebbe aver trovato.

Ma soprattutto, è questa la reazione di una città che vive di pallacanestro? In molte altre piazze storiche, di fronte al rischio ‘scomparsa’, i tifosi si mobilitano, gli appassionati si rianimano, gli amministratori agiscono. Anche in tempi di pandemia. Un esempio? Pesaro, dove si discute con forza sul restare in A o auto retrocedersi, lo si fa sui giornali, sui forum, nelle riunioni tra dirigenti e sindaco. Chiaro che la provincia del nord della regione ha un altro bacino di utenza, ma non sono sempre i numeri a decidere. Nessuno prende decisioni a cuor leggero. Ed è accaduto in passato in altre piazze, dove alla fine le risorse si sono trovate.

La curva dei Rangers in serie A

Montegranaro aveva una chance: riunire le due anime del basket veregrense, dando un segnale di compattezza e di desiderio di rinascita. Una specie di araba fenice che poteva spiccare il volo dalle ceneri di un lockdown devastante. Poteva farlo da sola, ma potrebbe farlo anche coinvolgendo altri senza accontentarsi dei settori giovanili, che per crescere hanno bisogno di pensare di poter arrivare in alto, e di una B con poche risorse.

Nessun politico veregrense ha nominato Porto San Giorgio, per fare un esempio. Ma come, non era la Sutor prima e la Poderosa poi la squadra della provincia, del territorio? Quella che incassava contributi dalla Camera di commercio, e finché c’erano i soldi dalla Provincia, per promuovere con i suoi colori il distretto laborioso? A nessuno sulla costa interessa che il PalaSavelli resterà vuoto, che ristoranti e pizzerie perderanno altri clienti ancora. Così come quelle di Montegranaro, perché un giocatore di A2, giovane e benestante, spende a Montegranaro. E questo in Comune dovrebbero saperlo, basta parlare con un paio di baristi e qualche negozio di vestiti.

Siamo certi che non esistano alternative economiche? Qualcuno ha pensato di provare a coinvolgere le grandi catene del Food che in questa epoca hanno solo rafforzato il loro potenziale finanziario, a tal punto da donare milioni di euro in beneficenza per combattere la pandemia, vedi gruppo Gabrielli?

Nessuno lo ha fatto. Ci si limita a dire ‘abbiamo parlato con’, ‘abbiamo sentito che’, ‘abbiamo visto le saracinesche abbassate’. La crisi economica è reale, molte aziende fermeranno la produzione. La cassa integrazione coprirà il 70% della forza lavoro veregrense, ma questo non significa che un territorio debba smettere di vivere, di far pulsare il suo cuore.

Il calore della Bombonera

Per vincere le partite serve visione, ma servono anche persone capaci. Il gruppo fa tanto, ma almeno un leader in campo ci vuole. Chi è il leader che ha forza, coraggio e ambizione per provare a cambiare il destino sportivo di una città? La serie A non è più il posto per Montegranaro? Dal punto di vista tecnico e sportivo il campo dice altro, finanziariamente di sicuro non lo è per i Bigioni, che lo hanno ammesso senza remore.

E allora, se questo è il presente, ci vuole coraggio politico e dire: il palasport non ci serve. Perché il peggio che si può fare come politici è vendere sogni che poi diventano amare realtà. Il tempo non è finito, ma sarebbe bene che qualcuno parlasse, qualcuno desse un segnale di impegno, qualcuno provasse ad andare oltre quella buca da asfaltare e non togliesse a Montegranaro la sua anima. Che è gialloblù e che finalmente potrebbe riunirsi in un’unica maglia.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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