
FERMO - Non è solo una questione di medaglie. Non è solo una sfida tra nazionali. È un confronto tra modelli di Paese. A sostenerlo è Lorenzo Giacobbi, consigliere comunale di Fermo impegnato nello sport (sitting volley) e nel sociale, che prende spunto dai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 per riflettere: “Se vogliamo un’Italia più forte e più sana, dobbiamo smettere di considerare lo sport un costo. È il miglior investimento possibile per le casse dello Stato”.
Secondo Giacobbi, il paragone con la Norvegia è impietoso non tanto per il numero di medaglie, quanto per l’impianto culturale e sanitario che sta dietro ai risultati sportivi. “La Norvegia non domina perché ha più neve – afferma – ma perché ha costruito un sistema in cui lo sport è un pilastro della sanità pubblica”.
I numeri, ricorda il consigliere, parlano chiaro: in Italia tra il 33 e il 40% degli adulti è sedentario, mentre in Norvegia la percentuale scende sotto il 20%. Ancora più preoccupante il dato sui giovani: “Il 95% degli adolescenti italiani non raggiunge i livelli minimi di attività fisica raccomandati dall’OMS. È una bomba a orologeria sanitaria”.
Il costo della sedentarietà per il nostro Paese supera i 4,5 miliardi di euro l’anno. “Paghiamo oggi in cure quello che non investiamo ieri in prevenzione”, sottolinea Giacobbi. In Norvegia, invece, il costo pro-capite dell’inattività è cinque volte inferiore e ogni euro investito nello sport ne restituisce tre in risparmio sanitario e produttività.
Alla base del successo norvegese c’è un modello preciso. “Niente agonismo esasperato fino ai 13 anni, tutela della salute mentale, divertimento prima della specializzazione. Un atleta felice a 12 anni può diventare un campione a 25. Un ragazzo stressato a 12 rischia di diventare un sedentario a 30”.
Fondamentale, secondo Giacobbi, è anche il ruolo di Olympiatoppen, il centro che coordina la preparazione olimpica mettendo la scienza – test fisiologici, biomeccanica, nutrizione – a disposizione di tutto il sistema sportivo, non solo delle superstar. “Da noi – osserva – abbiamo grandi stadi ma troppe palestre scolastiche inagibili. Lo sport deve tornare ad essere un diritto, con infrastrutture diffuse, leggere e accessibili”.
Da qui la proposta di una riforma strutturale che tratti l’attività fisica come un vero e proprio “farmaco preventivo”. Tra le misure suggerite: la detraibilità totale dell’attività sportiva giovanile certificata, la creazione di hub scientifici regionali sul modello norvegese, l’introduzione della scienza dello sport nelle scuole con monitoraggi fisiologici e educazione alimentare, il finanziamento di laureati in Scienze Motorie nei settori giovanili e criteri di finanziamento alle federazioni basati non solo sulle medaglie, ma sulla capacità di mantenere attivi i ragazzi nel tempo.
“Se lo Stato investe oggi 500 euro per l’attività sportiva di un giovane, può risparmiarne 5.000 domani in cure per obesità, diabete e malattie cardiovascolari”, sostiene Giacobbi.
L’appuntamento con i Giochi di Milano-Cortina deve essere di più di un grande momento di sport: “Costruiamo un’eredità culturale e sanitaria. L’Italia ha talento e cuore. Ora deve aggiungere scienza e prevenzione. Solo così saremo davvero più forti, più sani e – anche – più vincenti”.
