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Mirial, la pantofola senza tempo: dalle mani dei Marozzi alle boutique. "Alberghi, Dubai e crociere: è il business del bello"

16 Febbraio 2021

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE – C’era una volta il nonno, Nazareno Berdini. Fine 800 e l’allora ambulante di calzature cominciava i suoi viaggi in giro per il territorio. Di scarpe da vendere ne aveva eccome, visto che il Fermano era già terra di colla, suole e tomaie. Poi, il salto.

Erano gli anni ’60, quelli della crescita economica, del benessere, della voglia di cose belle. Prima il figlio Gino e poi i tre nipoti si mettono in affari e iniziano a produrre. Cambia il cognome, Marozzi, non il nome dell’azienda, Mirial. “All’inizio scarpe da donna comode, poi la decisione: produciamo pantofole, di quelle belle, di pelle e fatte con una tecnica unica nel suo genere. Le pantofole Mirial”. A raccontare è Andrea Marozzi, quarta generazione dell’azienda di Casette d’Ete, seduto al fianco del padre Alberto e del cugino Matteo Amaolo.

Sul tavolo, alcuni pezzi di pelle, tra cui un sacchetto che, magicamente, una volta nelle mani di Alberto Marozzi, il vero artefice della rinascita della pantofola artigianale, con pochi laboriosi movimenti si trasforma in una pantofola a cui manca solo la forma finale con cucitura.

“L’ultima pantofola dall’azienda, che si trovava all’inizio dell’attività nella piazza di Casette, è uscita nel 1991. Decenni di produzione molto complessa. per lavorare – spiega Alberto Marozzi – chiamavamo un modellista di Busto Arsizio, la zona per eccellenza delle pantofole. Portava con sé forme e attrezzature, si fermava per una settimana e preparava i campioni. Se uno non vede, no comprende la complessità della lavorazione, che si chiama ‘fondo America’ ed è una variante di quella a sacchetto. Ci sono tanti passaggi e tutti da fare a mano, perché non esistono macchinari”.

E non esistono neppure oggi. Tanto che padre, figlio e cugino se li sono letteralmente costruiti, andando a recuperare quelli dismessi a inizio anni ’90 che erano rimasti in un magazzino di Lattanzi, l’azienda di macchinari. La voglia è tornata dirompente durante il lockdown. Il calzaturificio Mirial lavora per la griffe locale, da tantissimi anni. Un rapporto di fiducia fondato sulla qualità dei dipendenti. Ma il sogno nel cassetto, in particolare di Alberto, era quello di riprendere la produzione di famiglia. E alla fine, il figlio e il nipote, gli hanno dato la spinta finale.

“Ha passato giorni, notti, settimane durante i primi mesi di chiusura a lavorare da solo in azienda. Si è ricreato i macchinari, ha cominciato a riprendere in mano i sacchetti di pelle e ha capito che le ciabatte le sapeva ancora fare” riprende Andrea parlando del padre.

Ed ecco, ora, pronta la nuova collezione. Ambiziosa. Perché unisce la tradizione dei modelli a l’innovazione delle linee e degli accessori. Un lavoro intenso, un investimento importante, quasi 100mila euro, anche perché si usano solo materia prime di alta qualità, le pelli più morbide per poterle lavorare.

 “Non bisogna mai dimenticare – prosegue Andrea – che il costo di produzione è superiore a quello odi una scarpa. Tutta pelle, niente di sintetico, ecco perché con l’arrivo dell’ondata orientale in questo settore è andata in difficoltà. prima cerano veneto e Puglia in Italia che comprano ciabatte in pelle e poi la Germania. Oggi il mercato c’è, ma è cambiato”.

Il sito internet è pronto e dinamico, la pagina facebook e Instagram anche. Crescono i follower anche perché i giovani sanno come muoversi. Il ‘lampo di genio’ ce l’ha Andrea Marozzi, laurea in economia con specializzazione in marketing e un fratello minore, Marco, che gioca nella Fiorentina, quest'anno in prestito al Ravenna. “Noi vogliamo produrre per Mirial, ma già abbiamo richieste dai brand”. Il motivo è semplice, uno dei primi modelli, completamente personalizzato, è finito nelle mani di una delle top influencer mondiali. E senza spendere un euro. a parte quelli per realizzare l’impresa.

“Mi accorgo che in Puglia c’era un concerto di Peggy Gou. Ho pensato subito che fosse l’occasione giusta, visto che lei è anche testimonial di Louis Vuitton. Abbiamo preparato due modelli con le sue inziali e il logo e sono partito per la Puglia. Ho contattato il manager, ho cercato in tutte le maniere di poterla raggiungere. E l’incontro è arrivato. Ha preso le ciabatte, si è fatta un paio di foto con me e poi le ha postate sulla sua pagina Instagram. In un attimo c’erano centinaia di migliaia di cuoricini” racconta Andrea.

Peccato non poterle produrre, altrimenti viste le richieste sarebbero andare a ruba “anche se poi – ammette – c’è il prezzo”. Eh già, perché come sempre quello che è bello costa. Ma se qualcuno pensasse che spendere tra i 245 e i 400 euro per una ciabatta sia troppo, non deve fare altro che chiamare il calzaturificio Mirial e chiedere di veder nascere una pantofola. È davvero qualcosa di unico, manualità, pura manifattura made in Italy accompagnata da pelli esclusive come cavallino, cervo, montone e tanti vitelli, oltre a una cucitura che un occhio impreparato difficilmente nota.

E ora? Le idee sono chiare: catene di alberghi di lusso, boutique, suite delle navi da crociare, mondo arabo e tanti clienti che passano per l’e-commerce, appena partito e già cliccato. “La tradizione è 100% nella lavorazione, ma poi ci siamo io e mio cugino Matteo, che da vent’anni lavora in azienda. E questo significa novità, tocco di modernità, come il modello street, che immaginiamo perfetto per uscire di casa, andare in giardino, grazie alla piccola suola spezzata sotto la pelle”.

All’inizio immaginavano un target uomo donna intorno ai 50anni che ama il lusso. “Poi - però - ho pensato a una clientela più giovanile. E per la donna c’è anche qualche modello da ragazza, vedi per i colori e modello come l’Urban slip on. Si sa che i giovani ormai spendono di più. e che l’idea sia buona me lo ha dimostrato Peggy Gou”. Al calzaturificio Mirial, con coraggio, il lockdown, il rallentamento di produzione per il brand amico, è diventata una occasione di rilancio, di rinascita, di un sogno coltivato per trent’anni da Alberto Marozzi e reso possibile dalla sua passione e dalla capacità tecnica di Matteo e commerciale di Andrea.

La sfida è appena iniziata, ma le spalle sono larghe e il prodotto di elevata qualità. Con i compagni di viaggio giusti, uno è il creativo Giorgio Ciccone, entrare nel dorato mondo del fashion sarà più facile.

@raffaelevitali

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