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Migliaia di download per i 4 vardasci di Vitali: "L'idea è nata in un locale di Montegranaro: un gioco per cellulare che promuove il turismo"

6 Ottobre 2020

MONTEGRANARO - Quattro ragazzi, pardon “vardasci”, alla scoperta del Fermano. Che parlano in dialetto e, livello dopo livello, imparano a conoscere le bellezze della nostra provincia. Piace la app del giovane veregrense Edoardo Vitali che, in pochi giorni, ha superato i duemila download.

Vitali, com’è nata l’idea?

«Mi piacciono i videogiochi, li ritengo una forma d’arte, ma non mi ero mai cimentato prima a realizzarne uno. Durante la quarantena mi sono detto: “impariamo qualcosa di nuovo”. Ho avuto un paio di dritte, per il resto ho fatto tutto da solo. Poi è arrivata l’epifania».

Cioè?

«Ero nel locale dove esco di solito e mi si è accesa la lampadina. Ho capito che il gioco avrebbe potuto diventare una forma di promozione turistica e ho iniziato a chiedere alle attività commerciali di partecipare».

Cosa si trova davanti chi lo scarica?

«Un gioco semplice, che tiene in seno la provincia di Fermo e le attività che hanno aderito. Le fa vedere e permette di visitare i loro siti web. Volendo, di prenotare un tavolo al ristorante o di ordinare oggetti. Presto verrà evoluto. Sto lavorando su un motore grafico 3D».

Ci sarà un seguito?

«C’è un progetto che riguarda San Benedetto: "4 Frichì", che sarà pronto tra un annetto. L’idea è di arrivare in tutte le Marche».

Come riesce un gioco a fare turismo?

«Attraverso le tipicità. A un certo punto c’è un mostro nell’Adriatico. Quando lo uccidi, il personaggio che ti ha commissionato la missione, ti prepara il brodetto. C’è lo scarparo che cerca la forma leggendaria per il Micam, il tartufaro che vuole scoprire la città segreta dei tartufi. La “torre” di Oscar e Amorina non potevo non metterla. È un omaggio alla marchigianità».

E i personaggi?

«Un mix di reali e fittizi. Ci sono quelli delle attività e quelli che mi hanno dato il consenso. Un ringraziamento a chi mi ha incoraggiato a portare avanti il progetto».

La App è gratis. Dove sta il guadagno?

«Da utente, non mi sono mai piaciuti i giochi a pagamento, quelli che ti chiedono qualche centesimo per sbloccare i livelli. Il mio è e resterà sempre gratis. Il guadagno, per ora limitato, sta nelle attività che aderiscono e che, per essere lì, versano un contributo “una tantum”.

Mille download in pochi giorni…

«Sono entrato nella top five delle app più scaricate, arrivando al quinto posto. Considerando che l’utenza fermana non è vastissima, è stato un successo. Poi, ho aperto una pagina Instagram che è diventata una specie di cult. La gente mi scrive, io rispondo sempre a tutti. Qualcuno ha scaricato l’app anche dal Giappone. Non so se l’abbia fatto per sbaglio (ride)».

Perché la scelta del dialetto?

«È il modo più facile per identificare un territorio. Io non lo mastico molto e ho preso ripetizioni. Per il seguito sambenedettese, ho trovato i “traduttori”».

Resterà “solo” un gioco?

«Mi definisco un giullare. Mi piace scherzare e, per carattere, risponderei di sì. Ma potrebbe diventare un lavoro, se troverò altre persone disposte a crederci. Mi piacerebbe vedere uno scatto in più nella regione che tanto amo».

Non si fa abbastanza per promuoverla?

«Si fa quel che si è sempre saputo, ma non ci si inoltra mai in quello che non si è mai esplorato. Non si fanno esperimenti».

Questo potrebbe esserlo?

 «Lo è. I ragazzi che si sono fatti coinvolgere li chiamo pionieri. Mi piacerebbe portare le Marche nel mondo, creare un ponte con il Canada, visto che la mia fidanzata è canadese. Spero non resti solo un sogno».

Francesca Pasquali

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