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Medico e arbitro, il fischietto di Silvia Marziali riscrive la storia. Del Moro: "Carattere, equilibrio e capacità"

12 Settembre 2021

di Raffaele Vitali

PORTO SAN GIORGIO - “Ma l’altro tuo collega dov’è?”. Quante volte Silvia Marziali ha sentito questa domanda quando entrava in un palasport e i dirigenti si rivolgevano all’arbitro uomo. Ma questo non l’ha mai scalfita, anzi. Fischio dopo fischio è arrivata ad essere nel 2017 la prima donna arbitro italiana internazionale.

E poi, dopo il lungo periodo pandemico in cui il tempo è stato dedicato a salvare persone in corsia, visto che è medico, la 33enne Silvia Marziali ha tagliato l’ultimo nastro, quello del debutto in serie A. Che ora non farà più notizia, visto che dopo la prima sono arrivate le altre, inclusa l’ultima ottima direzione di Brescia-Napoli. Un talento partito dalla provincia, dal Fermano, approdata a Roma, che è oggi la sua sezione.

Nel 2017 sognava di fischiare nel massimo campionato, lei lo ha fatto diventare realtà. Come ci sia riuscita lo racconta a modo suo Franco Del Moro, dirigente del Kleb Ferrara, già presidente della Scavolini Pesaro ed ex direttore generale degli arbitri di basket italiani, dal 2013 al 2015. Insomma uno degli uomini del basket, uno di quelli, e non è cosa comune, capace di rispettare ogni componente che si trova dentro un palasport e non solo per facciata, ma perché per lui il basket è più forte di ogni bandiera.

Del Moro, cosa significa per il mondo della pallacanestro la prima donna arbitro in serie A?

“Per il movimento è un importante segnale. Una donna giovane che con serietà e applicazione ha dimostrato fin dall’inizio della sua carriera di aere carattere. Ricordo alcuni suoi fischi che in pochi avrebbero preso, segno di grande forza e determinazione”.

Stupito dalla sua ascesa?

“È arrivata dove doveva stare: in serie A. Una cosa deve essere chiara: non è arrivata in A perché è donna. Anzi. E proprio lei non ha mai fatto leva su questo. Il suo mettersi in gioco, anno dopo anno, tra prove fisiche e tecniche, l’ha resa un vero riferimento per il settore”.

L’ha incrociata spesso sul parquet?

“Negli ultimi anni è capitato, frequentando entrambi la A2. Ed è sul campo che emergono subito le qualità no comuni. Il fatto che nel nostro Paese sia più difficile emergere per il mondo femminile è un dato. Ma poi ci sono questi momenti che dimostrano come tutto sia possibile se hai capacità”.

Anno d’orto per le Marche sportive. Silvia Marziali è l’ultima chicca?

“Una estate incredibile. Pensiamo al volley Femminile, con l’allenatore di Marotta che vince l’europeo ed esce dal palasport di Belgrado tra gli applausi. Tamberi con Olimpiadi e Diamond League, Mancini l’Europeo, Macchini nella ginnastica. Insomma, è evidente che Coni e Federazioni devono concentrarsi e far crescere anche le società più piccole, dove spesso i campioni iniziano. Bisogna puntare di più sulle scuole, la passione parte da lì. Se non si sfrutta come traino un’annata come questa è una follia”.

Le Marche brillano anche come dirigenti, almeno nel basket. non crede?

“Lo sport ci sta regalando gioia e serenità. È vero, non solo in campo siamo tra i più bravi. Penso all’A1, con Bolognesi (ha incrociato la Marziali nelal sfida vinta dalla sua Napoli, ndr), Bartocci e Perticarini in A1 che hanno raggiunto dopo anni di lavoro e studio, il pesarese Cioppi. Poi ci siamo io e Paoletti che ha saputo riportare Fabriano dove merita”.

Del Moro, tornando alla Marziali, le darebbe un consiglio?

“Non sono certo io a potergliene dare. So solo che la Marziali non ha mai approfittato della sua femminilità e non è mai stata arrogante né accomodante. La parola che la identifica è equilibrio: è davvero un arbitro a tutto tondo, quello che non vede nella divisa un potere, ma un ruolo. E poi, non dimentichiamolo mai è un medico, una professionista che si toglie la divisa e indossa il camice per far stare bene gli altri. Devo aggiungere altro?”.

Il quadro disegnato da Del Moro è perfetto, basti pensare che la stessa Marziali in una intervista al messaggero, in piena pandemia, così si descrisse: “Sono quello che sono per quello che faccio nel basket e nella medicina. Cerco sempre di bilanciare questi due aspetti della mia vita. Sono le mie due passioni e non posso avere solo l'una e non l'altra. Il basket mi dà la possibilità di avere una mente aperta, di sfidarmi, di migliorare come persona”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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