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Matrimoni, il business stroncato dal Covid. Migliore: "Migliaia di posti di lavoro a rischio in provincia"

8 Novembre 2020

FERMO - Nel 2018, un terzo dei matrimoni marchigiani sono stati celebrati nel Fermano e nel Maceratese. 1.439 su 4.293, di cui 778 con rito religioso e 661 con rito civile. Oltre, i dati Istat non vanno. Ma non servono le statistiche per capire che il Covid sta letteralmente mettendo in ginocchio il settore.

Sei mesi di vuoto, il minuscolo spiraglio estivo e poi, di nuovo, buio pesto. Lo stop ai ricevimenti del penultimo dpcm ha dato l’ennesima mazzata al wedding. «Così non si può resistere. Molti chiuderanno i battenti», la drammatica constatazione del direttore della Cna e responsabile Cna Federmoda per Fermo e Macerata, Alessandro Migliore.

L’associazione di categoria è pronta a chiedere alla Regione «di intervenire per sostenere un segmento che fornisce occupazione a migliaia di addetti». Un settore che tra l'altro era in piena espansione, in tutto il territorio, a cominciare dalla wedding destination per eccellezza, ovvero Petritoli.

Quello del wedding, è un piccolo mondo, di cui, oltre a negozi di abiti da spose, abbigliamento e scarpe, sartorie specializzate e articoli da regalo, fanno parte anche orafi, operatori di foto e video, noleggiatori di auto, wedding planner e organizzatori di viaggio di nozze.

L’1,6% delle oltre 146mila imprese attive nelle Marche lavora nel weeding, occupando l’1,9% degli addetti della regione.  Nei giorni scorsi, era stato il fermano Emiliano Bengasi a farsi portavoce della crisi del settore, con una lettera al premier Conte.

«Gli ho segnalato – spiega – l’importanza strategica di un segmento dell’economia che faceva girare dieci miliardi di euro l’anno, dando lavoro e occupazione a migliaia di addetti. Quest’anno – prosegue – abbiamo lavorato soltanto un mese e mezzo e neanche a pieno regime. Come può un’azienda sopravvivere con undici mesi di lavoro persi?». 

Ma a essere tartassato dal Covid è tutto il settore moda. Che, per sopravvivere, chiede l’estensione della cassa integrazione a tutto il 2021, la rinegoziazione dei finanziamenti e aiuti a fondo perduto in base alle perdite subite. «Oggi – spiega la Cna fermana – non si avverte da parte delle imprese del settore moda l’esigenza di sostegni agli investimenti, ma piuttosto emerge la necessità di misure di sopravvivenza per le imprese».

Da qui la richiesta di «adottare fin da subito una strategia della resistenza per preservare il settore, garantendo una moratoria finanziaria e contributiva per 18 mesi, a partire da gennaio 2021, periodo che rappresenta il ciclo finanziario standard per un'azienda di abbigliamento, e l’adozione degli ammortizzatori sociali per tutto il 2021». 

Secondo Federmoda, dall'interruzione della campagna vendita invernale 2020, le aziende stanno attraversando un periodo storico per mancanza di lavoro. La seconda ondata del Covid determina «un ulteriore danno per la stagione invernale 2020/2021, che si ripercuoterà sulla prossima campagna vendita per l’autunno-inverno 2021/2022».

Quattro stagioni, «che significano due anni di investimenti senza ritorno, con un calo di fatturato, nel 2020, tra il 35% e il 60% e una previsione sulla primavera-estate 2021 tra il 50% e il 70%».

f.pas.

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