
di Raffaele Vitali
FERMO - È il giorno di Tamara Mariani, l’attesissima primaria del Pronto Soccorso del Murri: completo nero, sorriso, sguardo dritto e parole chiare che mostrano la determinazione di chi ha scelto e vuole lavorare nell’emergenza urgenza.
“Ma il primo grazie va al dottor Ciucani e a chi ha retto il pronto soccorso anche durante le festività. Riuscendo a dare una buona risposta” introduce il direttore generale Roberto Grinta. Tra Natale e la Befana, ci sono stati dei momenti di grande carico (1295 accessi in dieci giorni), “ma abbiamo dato una buona risposta” garantisce il dg Robeto Grinta.
Guardando ai numeri generali del 2025, il 14-15% degli utenti che accede al pronto soccorso richiede un periodo di ricovero, parliamo di codici arancione e rosso, con successiva degenza media di dieci giorni. La maggior parte viene visitato e rimandata a casa, “tra l’altro i bianchi sono solo il 2,5%, a conferma che il nodo sono i verdi, 45,8%”.
Quello di Grinta alla Mariani, con tutti i vertici dell’Ast e numerosi primari in sala, è un benvenuto reale. Tra l’altro con la Mariani si conferma un dato a cui il dg tiene: al Murri lavorano più donne che uomini.
Dottoressa Tamara Mariani, primaria del Pronto Soccorso del Murri, è pronta per la sfida?
“Non mi fa paura, ho preso coscienza della realtà ed è una grande opportunità. Ce la metterò tutta. Sono pronta a muovermi, ho le spalle larghe”.
Prime impressioni?
“Ho potuto studiare, da fuori, il servizio che garantiamo. E ho colto le professionalità e la collaborazione che c’è con la direzione. Sono stata accolta molto bene, mi è stata data una spinta in più proprio dal lato umano”.
Murri, situazione complessa.
“So che ci sono criticità che partono dall’alto. Fermo vive problematiche che sono identiche anche a livello nazionale, qui rese palesi dal fatto che c’è un solo pronto soccorso che deve garantire 40mila ingressi all’anno”.
E ora, quale obiettivo si dà?
“Vorrei migliorare nel mio piccolo la struttura. La Medicina di urgenza paga più di altri settori la carenza dei medici. E quindi il primo compito sarà implementare il pool di professionisti che lavorano al pronto soccorso”.



Sa bene che ci sono le cooperative a compensare i vuoti, come le valuta?
“Le ringrazio, ma non è così che si può programmare la continuità assistenziale. Vogliamo ridurle, crescendo con il personale interno. Per riuscirci devo far innamorare i giovani medici della medicina di urgenza, come successo a me che ero internista. E ci credo ancora nel sistema sanitario nazionale e nel mio campo”.
Come diventare attrattivi?
“Punteremo sulla formazione per far crescere i presenti e cercarne di nuovi. C’è poi il nuovo ospedale di Campiglione, che sarà attrattivo e che mette a diposizione due pronto soccorso interni, uno dedicato alle emergenze epidemiologiche”.
Dove li troverà i giovani?
“Oggi pomeriggio mi incontro con Moroncini, direttore della scuola di specializzazione della Medicina d’urgenza della Politecnica. E poi ne ho già incontrati alcuni e vedo che si fanno convincere dalle mie parole”.
Lei potrà dare una formazione particolare a chi le darà fiducia?
“Sono esperta in geriatria. Una figura molto utile per il pronto soccorso, parliamo di una fetta di popolazione importante negli accessi. Questo aiuterà la parte internistica. E poi il giovane medico si trova a gestire la complessità del paziente, tipica della medicina d’urgenza”.
Lei è la primaria che non avrà al suo fianco il dottor Ciucani, da anni il mr Wolf del pronto soccorso che è andato in pensione. La preoccupa?
“Porto il mio rispetto e la riconoscenza. Ci stiamo sentendo periodicamente. Mi ha mostrato piena disponibilità, ieri mi ha accompagnato negli incontri e continua a darmi dritte e suggerimenti”.
Tanti primari alla sua presentazione, un segno di collaborazione?
“Parto con l’idea della collaborazione, che non è scontata. E invece l’ho trovata. Approfondiremo e creeremo percorsi per migliorarci. Partendo dal fast track che vale per alcune tipologie”.
Dottoressa, c’è poi la questione medici di base. Molti pazienti arrivano al pronto soccorso da lì?
“Gli incontri con i medici di famiglia saranno una priorità, fondamentale cercare di collaborare. Voglio essere un riferimento, in particolar modo nel campo geriatrico, che anche per loro è una difficoltà, perché spesso si trovano di fronte pazienti complessi. Questo in attesa di lavorare appieno con le case di comunità”.
A livello di personale ha avuto garanzie?
“Al momento in dotazione il pronto soccorso ha 42 infermieri e 15 Oss. I medici sono sei, rispetto agli undici che servono”. Su questo aggiunge Grinta che “grazie al Milleproroghe si potranno tornare a fare contratti ai medici in pensione”.
Mariani, perché scegliere il pronto soccorso come luogo di lavoro?
“I medici e il personale che scelgono l’emergenza urgenza lo fanno perché amano questo ruolo, perché sentono il peso della complessità d’azione. Voglio giovani con questa passione, sono pronta a farli crescere. E questo varrà anche per l’ospedale di Amandola, dove presto andrò in visita”.
