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Marche, export in calo. Cardinali non ha dubbi: servono imprese più grandi, la Regione favorisca le aggregazioni

18 Marzo 2026

FERMO – Dimensione come fattore per la sopravvivenza  dell’azienda. Non ha dubbi il presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali. “Dati alla mano, il ruolo della dimensione d'impresa nella capacità di generare export gioca un ruolo cruciale e serve orientare in questo senso le politiche di sviluppo economico regionale”.

I dati sono quelli del centro studi che evidenziano l'impatto determinante delle imprese di dimensioni medio-grandi per l'export. A livello nazionale, le imprese con meno di 10 addetti rappresentano circa il 40% delle imprese esportatrici, ma generano solo l'1,5% dell'export complessivo. Al contrario, meno dell'8% delle imprese con almeno 100 addetti realizza oltre il 70% del valore esportato.

Il divario dimensionale si riscontra anche nei principali settori manifatturieri. Nell'abbigliamento, quasi il 60% delle imprese esportatrici ha meno di 10 addetti, ma contribuisce a circa il 5,7% dell'export settoriale. Nelle calzature, il 50% delle imprese esportatrici è costituito da micro-imprese, che spiegano meno del 3% dell'export. Tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso circa 28 mila imprese esportatrici, che contavano, per la quasi totalità, meno di 50 addetti.

Al contrario, il numero di esportatori con oltre 50 addetti è aumentato di circa 800 unità. Nelle Marche la dinamica è ancora più accentuata. Il numero di esportatori è sceso da oltre 11 mila unità nei primi anni Duemila a circa 5.600 nel 2024, più che dimezzandosi in vent'anni.

"È prioritario accompagnare il salto dimensionale delle imprese per assicurare maggiore potenziale di crescita, presenza a lungo termine sui mercati esteri ed effetto traino per le filiere. Concentrare quindi le risorse per generare un impatto significativo su export, valore aggiunto e occupazione qualificata; sostenere processi di aggregazione e investimento, favorendo il rafforzamento organizzativo e finanziario delle imprese. La piccola impresa resta una componente essenziale del tessuto produttivo regionale, ma la crescita dell'export e del PIL passa dalla capacità di accompagnare le aziende verso uno sviluppo dimensionale, quindi competitivo” ribadisce Cardinali.

La considerazione sul fattore dimensionale è ancor più attuale considerando i dati definitivi sull'export del 2025, anno che si è chiuso per l'Italia con una crescita del 3,3% rispetto all'anno precedente, mentre le Marche, in controtendenza, hanno chiuso con un calo dell'8,2%, influenzata dal settore farmaceutico e della cantieristica navale, senza i quali la flessione dell'export sarebbe del 3,3%.

Complessivamente la riduzione rilevata a livello regionale supera i 750 milioni di euro, dovuta per circa la metà al calo delle vendite verso i mercati europei e per la restante parte a flessioni verso Stati Uniti e Cina. Tra i principali comparti crescono i metalli (+3,9%) e i prodotti elettronici (+10,2%), mentre risultano in calo la meccanica strumentale (-10,2%), gli elettrodomestici (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-8,8%). Positiva anche la dinamica dell'alimentare (+4,4%), mentre resta debole il sistema moda (-8,6%), sia per l'abbigliamento (-12,2%) sia per le calzature (-6,9%).

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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