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L'ultimo pranzo fuori. I ristoratori: "Il guadagno? Ormai un sogno. Fra due settimane scopriremo se siamo la causa del contagio"

14 Novembre 2020

FERMO - Preparano l’ultimo pranzo del mese, i ristoranti del centro. Da
domani, abbasseranno le serrande per due settimane. Per i locali delle
Marche “arancioni”, solo l’ultima mazzata in ordine di tempo. Tra
quelli del salotto buono di Fermo, c’era chi se l’aspettava e chi no.
Chi ha accolto la notizia quasi con sollievo e chi è davvero
preoccupato.

Nonostante la giornata uggiosa, all’ultimo pranzo fuori, i fermani non
hanno voluto rinunciare. Tutti prenotati i tavolini della Locanda San
Rocco, sotto le logge di piazza, dove, oggi pomeriggio, le birre medie
costeranno due euro e mezzo. «I fusti ormai li abbiamo comprati e la
birra andrebbe sprecata», spiega il titolare Jonathan Cippelletti. Lui
è di quelli che la serrata se l’aspettavano. «Era nell’aria – dice –,
spero solo che si possa riaprire il prima possibile, anche con le
restrizioni. Altrimenti, a livello psicologico, sarà dura. Dover
restare a casa, per chi è abituato a lavorare con la gente, è davvero
pesante». Non nasconde la preoccupazione per il futuro, il
ristoratore, che, per le prossime due settimane, chiuderà i battenti
anche per ’asporto e le consegne a domicilio.

Stessa decisione presa dagli altri ristoratori del centro. Claudio
Cognigni,
il suo Gran Caffè Belli l’aveva riaperto l’altro ieri, dopo
dodici giorni di chiusura per la positività di un dipendente. Neppure
il tempo di riaccendere i fornelli che è arrivata la stangata. «Meglio
chiusi che aperti in questo modo», dice e racconta di incassi quasi
azzerati da quando sono cominciate le strette alla ristorazione.
«Finora abbiamo retto. Siamo andati avanti riuscendo giusto a coprire
le spese. Il guadagno, ormai, è un sogno», spiega. A preoccuparlo,
adesso, è soprattutto dicembre. Con quel Natale «che permette di
compensare gennaio e febbraio». Se, come pare, l’indicazione sarà di
passare le feste a casa, e solo coi parenti stretti, per la
ristorazione potrebbe essere il colpo di grazia. Sempre ammettendo
che, da qui a un mese, la situazione non peggiori. «Sarebbe stato
meglio chiudere a ottobre – dice Cognigni –, per riuscire a salvare il
Natale. Se ci faranno tenere chiuso, non so proprio come faremo».
Almeno per due settimane, gli affezionati della cucina del locale di
corso Cefalonia dovranno fare a meno dei manicaretti preparati dallo
chef, che esclude di tenere aperta la cucina per l’asporto e il
delivering. «Nel Fermano ci siamo fatti un nome. I piatti che
prepariamo vanno gustati qui» spiega.

Si ferma anche Stir, in piazza del Popolo. Negli ultimi due fine
settimana il locale s’era reinventato. Con pranzi al posto delle cene
e aperitivi di giorno anziché di sera. I clienti avevano apprezzato.
La nuova strada imboccata sembrava quella giusta. E, invece, niente da
fare. «Come ti organizzi, cambiano le carte in tavola. Così, è davvero
difficile lavorare», dice il titolare Francesco Pistolesi. «Vediamo –
prosegue – come sarà la situazione alla fine di queste due settimane.
Se davvero l’aumento dei contagi è colpa di bar e ristoranti. Perché è
vero che non è facile far rispettare le regole ai clienti, ma noi non
possiamo continuare a far i vigili».

Francesca Pasquali

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