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L'Istat fotografa le Marche: più occupazione femminile e produttività. 'Servono multinazionali tascabili'

23 Marzo 2026

di Raffaele Vitali

ANCONA –  Forte nella manifattura, dinamica negli investimenti e nell’occupazione, ma esposta alle difficoltà del commercio internazionale e con una crescita complessiva inferiore alla media nazionale: ecco le Marche viste dall’Istat.

“Poter ospitare alla Loggia dei Mercanti la presentazione nazionale del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi è un onore. Ed è la conferma che la nostra regione è un riferimento nazionale. Presentiamo un quadro caratterizzato da una densità imprenditoriale superiore alla media nazionale, una  crescita degli investimenti sostenuta, un livello di occupazione con numeri importanti, considerando che cresce quella femminile, con un gap dalla maschile inferiore al dato Paese” introduce Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche.

La Loggia dei Mercanti si conferma quindi casa dell’economia, aspetto che dovrebbero considerare maggiormente i politici, troppo pochi per l’evento in sala. Ma c’erano quelli che contano: il presidente della regione, Francesco Acquaroli, con l’assessore Giacomo Bugaro, il parlamentare Mirco Carloni e l’europarlamentare Carlo Ciccioli. Centrosinistra non pervenuto. Per il resto, associazioni di categoria e istituzioni varie, inclusa la capo di gabinetto della Prefettura di Fermo.

È fondamentale innovare, aprire le imprese al mondo, la Camera di commercio cerca di svolgere il suo ruolo di accompagnamento, in particolare per le Pmi. Momenti come questo servono per aumentare le competenze e trovare spunti” ribadisce Sabatini prima che i numeri prendano il controllo della discussione, che ha poi nel dialogo tra i due economisti, Gian Luca Gregori e Alessandro Sterlacchini, il suon apice.

“I dati - ha ripreso il presidente Istat Francesco Maria Chelli - mostrano un’economia che nel 2025 ha tenuto, con una crescita modesta ma resiliente: industria stagnante e servizi in lieve espansione. I dazi statunitensi hanno finora avuto effetti limitati e meno diffusi del previsto, pur frenando il potenziale dell’export. Resta tuttavia elevata l’esposizione ai mercati extra-UE, in particolare agli Stati Uniti, da cui dipende una quota rilevante delle esportazioni e il cui eventuale ridimensionamento avrebbe impatti significativi sul Pil”.

Inevitabile poi parlare, tema che sarà tra i principali nell’analisi dell’ex rettore Gregori, oggi presidente di Webuild, della vulnerabilità legata alla dipendenza energetica e alle importazioni di prodotti strategici, “aspetti che rendono sempre più necessaria una diversificazione dei mercati e un rafforzamento del posizionamento competitivo del sistema produttivo italiano” chiosa Chelli.

LE MARCHE NEL RAPPORTO

Pil fermo, crescita sotto la media nazionale

Nel 2024 il Pil marchigiano registra una sostanziale stagnazione rispetto al 2023, a differenza del dato nazionale che segna un +0,7%. Anche nel confronto con il periodo post-pandemico la regione cresce meno: +13,5% dal 2020 contro il +16,1% dell’Italia.

Investimenti in forte espansione

A trainare l’economia regionale sono però gli investimenti fissi lordi, che crescono più della media nazionale. Nel 2023 l’aumento è del 13,9% (Italia +10,1%), mentre rispetto al 2020 l’incremento arriva al 48,6%, superando il dato nazionale fermo al 43,6%.

Occupazione sopra la media, traino femminile

Il mercato del lavoro rappresenta uno dei punti di forza. Nel 2025 il tasso di occupazione nelle Marche raggiunge il 67,5%, cinque punti sopra la media italiana. Determinante il contributo femminile: il tasso di occupazione delle donne è al 62,7%, quasi dieci punti in più rispetto al dato nazionale.

Tessuto imprenditoriale diffuso e dinamico

Le Marche si distinguono per un’elevata densità imprenditoriale: 141 imprese ogni 1.000 abitanti in età attiva, contro le 126 della media nazionale. Il dato è particolarmente sostenuto dal settore industriale. Solo che resta limitata l’integrazione nei gruppi multinazionali esteri: solo l’8% del valore aggiunto regionale è legato a queste realtà, contro il 18% nazionale.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale

Le Marche sono la quinta regione in Italia per imprese digitalizzate (74%); il 9,4% delle aziende utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, sopra la media nazionale (7,7%).

Manifattura al centro

La manifattura resta il pilastro delle Marche, rappresentando il 40,4% del valore aggiunto regionale. Gli stabilimenti marchigiani costituiscono il 4% del totale nazionale, con una dimensione media in crescita (9,8 addetti). Ma la dimensione resta un tema: il 98% delle aziende nelle Marche ha meno di 100 dipendenti. Piccole, ma resilienti: natalità d’impresa al 3,9%; mortalità in calo al 5%; sopravvivenza a cinque anni salita al 57%; produttività del lavoro migliora sensibilmente, passando da 47,3 mila euro per addetto nel 2020 a 65,2 mila nel 2023.

I settori chiave

Pelle e calzature rappresenta il 18,4% degli stabilimenti italiani del settore. Incide per il 4,2% sul valore aggiunto e per l’11,1% sull’export. Cresce la produttività, ma resta elevata la mortalità d’impresa. Il farmaceutico, pur rappresentando solo l’1,7% del valore aggiunto, il settore pesa per oltre il 34% dell’export regionale. Forte la crescita della produttività e dimensioni aziendali molto elevate. La Meccanica è stabile, con il 4,2% del valore aggiunto e il 13,7% dell’export. Produttività sostanzialmente invariata.

Export: meno imprese, più valore ma calo nel 2025

Diminuisce il numero di imprese esportatrici: 5.662 nel 2024, in calo rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, il valore delle esportazioni cresce del 25,5% rispetto al 2020. Il 2025 segna però un’inversione: export in calo del 7,6% (Italia +3,3%), anche se senza il farmaceutico, la flessione si riduce al -3,2%.

IL DIBATTITO TRA ECONOMISTI

“Serve più coraggio tra domanda interna, energia e strategie”. Quella che si vive nelle Marche è una fase economica complessa che richiede scelte nette, visione strategica e capacità di adattamento. È il quadro emerso dalla tavola rotonda che ha visto confrontarsi economisti, accademici ed esperti sui nodi cruciali per il sistema produttivo italiano e marchigiano.

Domanda interna e politiche espansive

Per Alessandro Sterlacchini, docente di economia applicata, la priorità è chiara: rafforzare la domanda interna. “Il requisito del ‘made in Europe’ è utile, ma non sufficiente. Servono politiche fiscali espansive che sostengano i consumi. Maggiore benessere significa anche segnali positivi per le imprese, che così sono incentivate a investire”.

Secondo Sterlacchini, l’Unione Europea deve agire con maggiore decisione proprio su questo fronte: “È una fase complicata, servono interventi coraggiosi. Bisogna spingere dal lato della domanda interna”.

Complessità: da nemica ad alleata

Gianluca Gregori, professore di gestione d’impresa, ha posto l’accento su un tema chiave: come affrontare la complessità. “Puoi considerarla una nemica e tentare di semplificarla, oppure un’alleata. Ma in questo caso serve pianificazione strategica”. La risposta, secondo Gregori, è nei cosiddetti piani adattivi: “Non basta muoversi giorno per giorno. Occorre preparare più scenari, definire obiettivi multipli e prevedere riserve di risorse. Vale anche per le PMI: senza struttura, non si regge l’urto dei mercati”.

Sicurezza energetica e rinnovabili

Sul tema della sicurezza, Sterlacchini evidenzia la fragilità strutturale del Paese: “L’Italia è vulnerabile, soprattutto per la dipendenza dal gas. Ridurla cambierebbe radicalmente il nostro futuro”. La strada indicata è quella delle energie rinnovabili: “I costi del fotovoltaico e delle tecnologie di accumulo sono diminuiti. È una strategia su cui puntare con decisione”.

Sostenibilità oltre l’ideologia

Gregori invita a superare una visione limitata della sostenibilità: “L’errore è stato considerarla in modo ideologico e monocentrico sulla CO₂. In realtà riguarda anche governance, organizzazione e modelli aziendali. Non è solo ambiente”.

Multinazionali e fragilità delle PMI

Uno dei passaggi più critici riguarda il ruolo delle multinazionali e la struttura del sistema produttivo. “Le multinazionali restano finché conviene, poi se ne vanno lasciando problemi sul territorio”, osserva Gregori. “E spesso prendono decisioni strategiche globali, anche chiudendo stabilimenti in utile”. Da qui l’appello alla politica: “In altri Paesi si favoriscono i campioni nazionali. In Italia, invece, spesso si ostacolano”.

Il vero nodo, però, per Gregori resta la debolezza delle PMI: “Senza imprese strutturate è difficile competere sui mercati internazionali. Serve rafforzarle e accompagnarle. L’obiettivo è creare multinazionali tascabili, capaci di crescere e reggere la competizione globale” conclude Gregori.

La dimensione imprenditoriale

Per Sterlacchini “le imprese italiane sono spesso collocate nei segmenti a minor valore aggiunto delle catene globali”. Per Gregori, una risposta può arrivare dal rafforzamento finanziario: “La quotazione non è solo capitale, ma crescita strutturale e credibilità verso stakeholder e fornitori. Non è per tutti, ma esistono strumenti come il private equity che possono rafforzare le filiere”.

Nelle Marche, lo certifica ancora l’Istat, tante imprese, ma troppo piccole. I numeri parlano chiaro: ci sono circa 131mila imprese attive, ma il 94% ha meno di 9 addetti. Una frammentazione che limita la capacità di competere. “Il problema è la scala non è un problema la piccola dimensione, lo diventa se la piccola non trova sinergie con altre aziende. il piccolo choc può metter in crisi la Pmi, quindi se fa sistema e in qualche modo condivide i momenti positivi e negativi del mercato con altre, magari alcune di medio dimensione, attutisce i problemi” spiega il presidente Chelli.

“Qui stiamo passando da uno choc all’altro: prima il covid, poi l’Ucraina, a seguire i dazi e ora l’Iran, che ci tocca da vicino perch siamo dipendenti dal punto divista energetico dal medio oriente. Su questo, una piccola impresa che ha vantaggi nella flessibilità ed elasticità, di fronte a costi che aumentano molto può andare in difficoltà” aggiunge.

LA CONCLUSIONE

Dati, competenze e visione sono le tre parole che usa Stefano Menghinello, direttore dipartimento delle statistiche dell’Istat: “I dati sono centrali, ma spesso non facilmente leggibili. Il rapporto aiuta a comprendere la complessità del commercio estero. Alle imprese, purtroppo, manca una visione di medio-lungo periodo. Tutti parlano di intelligenza artificiale, ma pochi investono davvero. Per le piccole imprese è difficile, perché non vedono un ritorno immediato”.

La strada è quindi scritta: “Bisogna fare sistema. Serve un’alleanza tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca. Valorizziamo i ‘campioni locali’ e le relazioni tra imprese e istituzioni che nelle Marche no hanno eguali” concludono Sterlacchini e Gregori.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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