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Le scarpe seguono il modello del vino: vogliamo il marchio Igp. Canigola e Craia: "Monte Urano guida il piano della Commissione Europea"

18 Gennaio 2021

di Raffaele VItali

MONTE URANO – Un marchio Igp per le calzature di Monte Urano, prima, e del distretto calzaturiero poi. Non è un sogno. Germano Craia, imprenditore internazionale ed ex competitor alle elezioni della sindaca Moira Canigola, Federico Lazzari dell'agenzia Acuitas Communication in collegamento da Bruxelles. Insieme con il comune di Monte Urano, sono loro i protagonisti di un percorso innovativo, che vuole dare speranza al settore calzaturiero e non solo.

“Abbiamo risposto a una call sulla possibilità di creare una Igp, un’area geograficamente protetta per prodotti non alimentari. E noi abbiamo puntato sulla calzatura” precisa Moira Canigola. “…to protect tne specific local skills and traditions related to non-agricultural products is of the utmost importance to preserve the quality and heritage of local traditional manufacturing across EU member states” recita uno dei passaggi nella nota della Commissione ripresa nel documnto monturanese (leggi).

Un percorso lungo, non certo da raggiungere in pochi mesi. “I vantaggi – prosegue la Canigola - riguarderanno ogni attività, perché trainate dalla calzatura saranno tutte le parti del territorio”.

Nel merito entra Federico Lazzari. “La produzione calzaturiera necessita di questa forma di riconoscimento. Abbiamo saputo che la Commissione europea stava lavorando a questa iniziativa a livello comunitario. Con il Comune abbiamo creato un documento che certifica l’expertise per dare indicazioni in moda da raggiungere una politica di protezione di realtà come quella monturanese”.

Fermare la desertificazione e proteggere la ricchezza della manifattura è da sempre un pallino di germano Craia, collegato da Parigi dove lavora ma che in regione è pienamente operativo avendo un ruolo di primo piano dentro Azione, il partito di Calenda.

“Abbiamo trovato nella Canigola un sindaco valido e non abbiamo smesso di portare avanti le battaglie. Una Igp della calzatura è fondamentale, il distretto deve creare un marchio che poi venga riconosciuto. Solo così potremo invertire il trend” aggiunge Craia, che è stato il link tra le parti. “Siamo di fronte al primo step, diventeremo più attrattivi per gli investitori internazionali”.

Il percorso parte da Monte Urano, ma dovrà coinvolgere tutti i communi vicini. E Craia lo farà anche con il suo partito, Azione. “Dobbiamo risollevare il territorio. Serve una pluralità di azioni. A sostegno della possibilità di istituire un marchio Igp ci sono già Cna e Confartigianato, le Camere di commercio francesi, gli istituti belgi e spagnoli” riprende Lazzari che continua a dialogare con soggetti diversi in ogni angolo d’Europa.

Per far comprendere l’impatto, Craia ha un modello: “Pensiamo al vitivinicolo per comprendere il potenziale. In Italia a inizio anni ’80 era in piena crisi, si vendevano vini a basso costo. Dopo 30 anni possiamo dire che il vitivinicolo vive una seconda giovinezza grazie a strumenti dell’Ue per la protezione della qualità che è continuata a crescere”.

Il cronoprogramma è indicativo, perché il Covid ha cambiato tutto. “La call doveva chiudersi a dicembre. È stata prorogata, ha fatto slittare la consultazione pubblica tra aprile e maggio. Entro fine anno potrebbe arrivare l’Igp. Ma è difficile ragionare sui tempi” precisa Lazzari.

Nessuno deve vedere nell’Igp una alternativa al made in, due percorsi diversi, entrambi con dei nemici lungo la strada. “Questo strumento permettere la rivitalizzazione di economie europee. Non interferisce con interessi nazionali. Interferisce con interessi economici di grandi gruppi. Quello che abbiamo è un set di buoni argomenti, partendo dal Parlamento Europeo che dal 2015 ha chiesto una sorta di protezione. È importante questo momento perché Monte Urano dice con forza noi ci siamo” riprende la sindaca.

“Il lavoro andrà avanti, giorno per giorno. Ci sarà un meccanismo di dialogo con la commissione europea, che saprà che Monte Urano apre la fila. Avrà sempre una posizione privilegiata, ma l’ideale è che diventi il riferimento di un gruppo compatto e coeso che persegue lo stesso obiettivo” conclude il consulente da Bruxelles.

Craia torna il pragmatico imprenditore nella sua chiusura: ““Calzaturiero già ammalato, oggi siamo in fase letale. Il Covid ha fatto diminuire il consumo di calzature, se si sta a casa e non si cammina non si consuma. Nel frattempo bisogna agire: l’area di crisi complessa è, un’azione importante che riconosco alla Canigola e al Tavolo per lo Sviluppo e alla regione. Poi l’Amministrazione non può risolvere, ma deve portare avanti step per provare a invertire il trend e cambiare rotta. Lottiamo insieme per fa restare aperto il settore. Noi vogliamo riconoscere il territorio, la sua heritage, perché a Monte Urano dopo politica e calcio si è sempre parlato di scarpe”.

Tutela del prodotto e del consumatore dietro la sigla già famosa nel mondo del Food: “Chi compra sa che ha in mano un qualcosa con artigianalità e saper fare, che porta con sé un patrimonio culturale. Nel feedback che abbiamo inviato si parla di distretto fermano-maceratese, per cui la rete crescerà. Abbiamo dovuto fare la domanda da soli perché c’era una scadenza a fine anno, ma da oggi si lavora insieme” conclude la Canigola che ha saputo raccogliere lo spunto di Craia, dimostrando che anche chi parte da due punti diversi poi può incontrarsi a metà strada per il bene comune.

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