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Le imprese della moda alzano la voce: penalizzati dal Governo, cambiano in corsa le regole degli incentivi

30 Marzo 2026

FERMO – Ancora una volta il mondo della moda rischia di essere beffato dal legislatore con norme retroattive. È avvenuto con il credito d’imposta sulle collezioni, si ripete oggi, denuncia Confindustria Moda, con le modifiche al Piano Transizione 5.0 contenute nel decreto fiscale, “che intervengono penalizzando retroattivamente le imprese che avevano già programmato e realizzato investimenti sulla base di regole definite”.

Non ha dubbi il presidente Luca Sburlati, che vede messo in discussione quanto di più importante c’è per il sistema produttivo: la certezza del diritto e la stabilità del quadro normativo. Minare tutto questo, significa indebolire la fiducia nel rapporto tra istituzioni e industria".

"Il decreto fiscal introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025. Il testo prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’ENEA, che le imprese sono state indotte ad acquistare” aggiunge Novicelli, vicepresidente di Confindustria con delega al made in Italy.

Se non cambia, il danno potrebbe essere impattante. “Sostenere innovazione, digitalizzazione ed efficientamento energetico non è una scelta opzionale, ma una condizione necessaria per preservare la competitività del sistema industriale. Per l'intero Sistema Moda, che rappresenta uno dei pilastri del manifatturiero nazionale - con quasi 90 miliardi di fatturato complessivo e un ruolo determinante in termini di export e occupazione - la stabilità degli strumenti di politica industriale è un fattore decisivo. Il rischio concreto è quello di frenare gli investimenti proprio nelle aree strategiche su cui il settore sta costruendo la propria trasformazione: innovazione tecnologica, sostenibilità, digitalizzazione dei processi e rafforzamento delle filiere” aggiunge Sburlati.

“Parliamo di aziende che hanno programmato investimenti sulla base di strumenti pubblici chiari, che hanno allocato risorse, acceso finanziamenti, avviato processi di trasformazione. Oggi queste imprese si trovano improvvisamente esposte a cambiamenti retroattivi che ne compromettono la sostenibilità economica. Questo non è un tema tecnico: è un tema di credibilità del Paese” ribadisce.

Chiede rispetto per i 90 miliardi di fatturato che il sistema moda garantisce al paese, numeri che significano innovazione, occupazione, sviluppo. “Non si può chiedere alle imprese di guidare la transizione digitale ed energetica e poi penalizzare proprio chi ha investito per farlo - insiste - così si blocca la trasformazione industriale e si disincentivano nuovi investimenti, proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno. Chiediamo al Governo e al Parlamento un intervento immediato e risolutivo. Non bastano rassicurazioni, servono atti concreti, chiari e rapidi".

Le imprese della moda non chiedono privilegi, chiedono regole stabili, affidabilità e una politica industriale coerente con gli obiettivi che lo stesso Paese si è dato. "Se questo non accade - conclude - il rischio non è solo rallentare gli investimenti: è compromettere strutturalmente la competitività della filiera”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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