
FERMO – Immaginate un maxi progetto europeo con 30 partner di dieci Paesi differenti. Ora immaginate all’interno Fermo e avrete la realtà.
Le Marche, infatti, entrano nella rete europea delle regioni impegnate nella transizione verso l’economia circolare e la neutralità climatica grazie al progetto SYSTEMICO, finanziato da Horizon Europe, che ha l’obiettivo di integrare gestione circolare dei rifiuti, simbiosi urbana-industriale e mitigazione climatica su scala territoriale.
Il progetto coinvolge 30 organizzazioni tra università, centri di ricerca, amministrazioni pubbliche, città, regioni, Pmi e grandi aziende. L’Italia partecipa con un caso studio regionale nelle Marche, focalizzato sul territorio di Fermo, che diventerà un laboratorio europeo per sperimentare l’integrazione tra politiche climatiche ed economia circolare.
Nel progetto saranno analizzate e sviluppate le filiere strategiche del cuoio, della plastica, dell’agricoltura e della trasformazione agroalimentare, con interventi che riguarderanno energia, acqua, gestione dei rifiuti, infrastrutture e modelli di governance territoriale.
L’obiettivo è dimostrare come l’economia circolare possa diventare una leva concreta di mitigazione climatica, contribuendo agli obiettivi europei di sostenibilità e rafforzando allo stesso tempo competitività, resilienza e innovazione dei sistemi produttivi.
Il fulcro operativo dell’esperienza marchigiana sarà l’area di Fermo, dove il Centro integrato di gestione dei rifiuti (Cigru) diventerà una piattaforma di sperimentazione sistemica. In questo contesto assume un ruolo centrale Asite, che da utility locale evolverà verso un attore strategico capace di promuovere processi di simbiosi urbana e industriale e sostenere la transizione ecologica del territorio.
Come spiega il presidente di Asite, Alberto Paradisi, “la nostra partecipazione si inserisce nel percorso di innovazione industriale già avviato dall’azienda nell’ambito dell’economia circolare. Tra gli interventi strategici ci sono il biodigestore per il trattamento della Forsu e la produzione di biogas da oltre 30 milioni di euro, via Pnrr, il piano di ammodernamento dei sistemi di raccolta con introduzione della tariffazione puntuale e lo sviluppo di impianti fotovoltaici anche sulle aree delle discariche dismesse con la creazione di una comunità energetica rinnovabile”.
Le Marche sono così state scelte tra i quattro territori pilota, gli Holistic Regional Systems (HRS). Fermo diventa così il caso pilota replicabile a livello europeo. Il lavoro sviluppato nel progetto contribuirà inoltre alla definizione di indicatori, metriche e modelli di governance orientati all’orizzonte 2030, con possibili ricadute sulle politiche regionali e nazionali.
Nelle Marche il progetto sarà sviluppato attraverso la collaborazione di Regione Marche, Università Politecnica delle Marche (con i dipartimenti Simau, Diism e Dii), FermoTech e, appunto, Asite. Un progetto che porta nelel casse dei partner 870mila euro di fondi europei.
Oltre a Fermo, il progetto prevede altri tre sistemi regionali pilota nelle aree metropolitane di Atene, Saragozza e Göteborg. Per il rettore Quagliarini, che guida una Politecnica semrpe più internazionale, “Systemico collega ricerca, imprese e politiche pubbliche in un’unica visione. Per il nostro Ateneo si tratta di uno dei quindici progetti finanziati dall’Unione europea nei primi mesi dell’anno, per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro”.
Osserva soddisfatto l’assesore Giacomo Bugaro, che tuto questo lo eredita: “Systemico prende avvio da Fermo, un territorio che negli ultimi anni ha saputo innovare e costruire una rete tra imprese, enti locali e ricerca. Qui realizzeremo uno dei quattro Holistic Regional Systems europei con l’obiettivo di dimostrare che protezione del clima e competitività economica possono rafforzarsi a vicenda”.
Infine, i due docenti della Politecnica, Francesco Fatone, professore di Ingegneria chimica e ambientale, e Michele Germani, che guida anche il FermoTech: “Nel caso studio di Fermo sperimenteremo soluzioni capaci di rafforzare la connessione tra città e territorio in una logica di simbiosi urbana-industriale. E lo faremo usando il nostro centro di trasferimento tecnologico”.
@raffaelevitali
