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L'anima 'emiliana' del Pd: "Nelle Marche ci serve un o una Bonaccini"

27 Gennaio 2020

Incontro di Ali: il più chiaro è Valerio Lucciarini, i sindaci Ricci e Mancinelli pensano ancora solo all'Emilia Romagna

E ora che succede nelle Marche? La domanda regna sovrana il giorno dopo la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. Il verdetto arriverà probabilmente giovedì dall’assemblea regionale convocata dal segretario Giovanni Gostoli. Ma le prime risposte arrivano dai ‘ribelli’ del Partito Democratico, quelli che non sono convinti che lo status quo, ovvero la conferma di Luca Ceriscioli a governatore, sia la soluzione vincente. A guidarli è Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e presidente di Ali, l’associazione che unisce 2500 enti tra comuni, province e comunità montane.

“L'Emilia-Romagna ci insegna che se il centrosinistra va unito con la coalizione più ampia possibile decisa e determinata grazie ad un'evidente sintesi di unità al proprio interno può vincere e può cambiare la tendenza. La figura di un candidato presidente molto forte, molto popolare e molto sostenuto dai suoi concittadini ha cambiato la tendenza in Emilia-Romagna. Noi dovremo trovare un nostro o una nostra Bonaccini e credo ci siano le condizioni per farlo". E giovedì pomeriggio qualcosa si deciderà. Un appuntamento che, secondo molti Dem marchigiani, sarà decisivo per individuare il candidato presidente di Regione del centrosinistra.

"Dobbiamo guardare al primo obiettivo che è il bene delle Marche – sottolinea Valerio Lucciarini, direttore di Ali -. Io credo che si dovrà dirimere la situazione del candidato presidente prestissimo. Se ci presentiamo uniti con un candidato molto forte possiamo farcela. Ceriscioli è a mio avviso un ottimo amministratore ma la percezione non si riesce a invertire". Prima di lui Ricci aveva espresso un concetto simile, senza però mai nominare il concittadino Ceriscioli: “Se guardiamo il dato elettorale, visto che c'è stata un'affluenza simile a quelle delle europee, c'è stato sostanzialmente uno spostamento tra le europee e le regionali di 12-13 punti. Questo dimostra innanzitutto che ha vinto Bonaccini, e dimostra anche che se il centrosinistra è in grado di mettere le persone giuste al posto giusto, capaci, concrete, popolari, queste riescono ad attrarre voti che vanno anche al di là del centrosinistra”. Ma se la persona giusta fosse il Governatore uscente, il sindaco di Pesaro lo avrebbe ribadito senza esitare e invece, aggiunge: “Bonaccini da oggi è un punto di riferimento importante dal punto di vista amministrativo, che rafforza ulteriormente la squadra di buon governo che il Partito Democratico ha nei territori, in grado di vincere anche controvento. Ecco l'altro importante aspetto emerso dal voto in Emilia Romagna: rispetto agli altri partiti il Pd ha una leva di amministratori locali in grado di fare la differenza, con le loro capacità, con il loro radicamento e il loro approccio popolare”

Insieme a Ricci e Lucciarini c’era anche Valeria Mancinelli, la sindaca di Ancona che si è spesa anche in Emilia Romagna durante la campagna elettorale pro Bonaccini: “Non culliamoci sullo scampato pericolo. Ed anzi mettiamoci subito al lavoro per ripartire anche a livello nazionale. Il risultato dell'Emilia-Romagna non sia da alibi per non affrontare i nostri problemi perché' non risolve nessuno dei nodi che abbiamo di fronte neppure nelle singole realtà territoriali comprese le Marche. È certamente un'iniezione di fiducia e di ossigeno". 

Ricci parla poi al nazionale: “Il tripolarismo è finito, non c'è più spazio per i 5Stelle per stare in mezzo. Si va verso il bipolarismo. Difatti l'altro elemento che ci ha fatto vincere è stata la grande capacità di spinta e di apertura delle Sardine. Allora la risposta non sono i piccoli partiti, ma sono i partiti più grandi, aperti. È questa la sfida. Zingaretti ha avuto la giusta intuizione. Da oggi noi abbiamo il compito di costruire un polo riformista, europeista, ecologista, che abbia come perno il Partito Democratico”.

Quel perno che la Lega però non ha intenzione di perdere, tantomeno nelle Marche dove sente aria di vittoria: “Ora si prospetta il voto in altre sei Regioni e siamo già al lavoro sulle squadre", afferma Salvini. In Liguria e Veneto non vedo grossi problemi a confermare il centrodestra. Poi ci sono "altre quattro a guida Pd, che sono fra le ultime, perché ne sono rimaste sei: lì non abbiamo dubbi e non diamo per persa nessuna partita, anzi giocheremo per vincere sia nelle Marche che in Toscana, Puglia e Campania” ribadisce Matteo Salvini che potrà contare sulla voglia di vincere di Giorgia Meloni che nelle Marche ha piazzato come candidato il fedelissimo Francesco Acquaroli: " Non avevamo un candidato presidente e siamo l'unico partito del centrodestra che cresce - ha aggiunto -. Siamo molto contenti di veder premiata la nostra coerenza e concretezza. Confidiamo di fare la differenza anche nelle prossime elezioni regionali in primavera. In Puglia e Marche siamo già a lavoro per queste campagne elettorali, dove i candidati sono stati espressi da Fdi". 

Contro Ceriscioli. Lucciarini in chiusura vuole essere ancora più chiaro: “Avrebbe fatto un passo indietro in caso di alleanza allargata ai 5 Stelle che aveva chiesto discontinuità nella figura del candidato? Bene, se era disponibile per allargare l'alleanza, lo dovrebbe essere anche restringendola. Continuiamo a verificare una possibile alleanza con il Movimento 5 stelle. Queste elezioni rafforzano il governo e se il governo va avanti Pd e M5s non possono fare finta di nulla. Il Movimento non si chiuda in un recinto isolato e ragioni sulla possibilità di stare dentro un contesto di centrosinistra. L'alleanza di governo può essere mutuata sui territori tanto più in un contesto come quello delle regionali. Possiamo rivincere le Marche, ma ci serve un o una Bonaccini". E lo sguardo cade sulla sindaca Valeria Mancinelli.

@raffaelevitali

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