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La storia. Fermo e Genova unite da Lattanzi, il partigiano giornalaio. Scipioni: "I suoi valori vanno ricordati ogni giorno"

14 Gennaio 2021

di Raffaele Vitali

FERMO - Era il 1944 quando i gerarchi fascisti e nazisti decisero di trucidare otto partigiani a Genova. Tra di loro c’era un fermano, Amedeo Lattanzi. Partito da Torre di Palme, classe 1989, Lattanzi si trasferì da giovane a Genova. “Aveva una edicola, era un giornalaio nel quartiere centrale davanti al porto di Genova” spiega Paolo Scipioni, presidente dell’Anpi di Fermo.

Su sua iniziativa, subito accolta dall’amministrazione Calcinaro, sabato alle 12 una cerimonia, in diretta Facebook, lo ricorderà. Come ogni giorno una targa nella sua Torre di Palme non fa dimenticare il suo impegno antifascista. “Lo era da sempre, dopo l’8 settembre non esitò un attimo e si unì alla resistenza ligure, entrando nelle squadre di azione patriottica che operavano in città” prosegue.

La sua edicola, da sempre, era un crocevia di smistamento di volantini, stampa clandestina, messaggi per le varie componenti partigiane. “Dal regime era schedato, era ricercato anche perché iscritto al partito” Comunista.

E infatti il 14 gennaio del 1944, una soffiata ed è stato arrestato e portato nel carcere di Marassi. Amedeo Lattanzi ha pagato, insieme a sette compagni di battaglia, la sete di vendetta nazifascista. Due giorni prima dell’arresto vennero uccisi due ufficiali tedeschi dai partigiani. Il tempo di organizzarsi e scattò il rastrellamento che ha portato alla decisione di fucilare otto persone.

“Li andarono a prendere alle prime luci dell’alba, e dal carcere di Marassi li portarono al Forte San Martino per la fucilazione. Arrivarono gerarchi fascisti e tedeschi perché erano figure chiave della resistenza, ma il tenente dei carabinieri Avezzano Comes che doveva dare l’ordine si rifiutò. Dichiarò di non riconoscere la decisione del tribunale fascista che aveva condannato a morte durante la notte gli otto”.

Un gesto nobile, che non salvò la vita al partigiano fermano e ai suoi compagni, ma che restò impresso nella memoria di Genova. Il tenente venne imprigionato dopo essere stato violentemente colpito. “I partigiani – riprende Scipioni – vennero massacrati due alla volta, costretti a salire sui corpi dei compagni caduti mentre questi ancora si dibattono nell’agonia”.

Ricordare i valori rappresentati dal ‘giornalaio partigiano’ è importante, anche oggi. “Anni fa il 14 gennaio il comune teneva una cerimonia a Torre di Palme e inviava una delegazione a Genova. Non dobbiamo mai perdere la bussola, il faro delle nostre azioni. Viviamo in un momento particolare per la politica, dove tutto è possibile, dove mancano coerenza e responsabilità, dove i valori della Resistenza vanno ricordati. Lo facciamo il 25 aprile, lo dobbiamo fare nel nostro territorio il 14 gennaio. Bisogna essere d’accordo almeno sull’antifascismo” prosegue Scipioni.  

Sarà una cerimonia sobria. “Vorremmo riattivarla dopo anni, come appuntamento fisso per questa figura molto importante che ha lottato per la nostra libertà. Dopo la sua morte, una brigata prese il suo nome. C’è anche una sezione piccolissima dell’Anpi che porta il suo nome. Sabato saremo in pochi, per colpa del Covid, ma ci sarà l’amministrazione e ci saranno i valori che vanno ancora di più ricordati a fronte anche di tagli di risorse alle istituzioni di cultura, come l’Isml, decisi dalla Regione”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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