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La sfida 'partecipata' di Campiglione: residenziale, servizi sanitari, commercio. Super piano per la Sacomar

19 Aprile 2021

FERMO – Il futuro di Campiglione. Sara Pistolesi, consigliera residente a Campiglione, Marco Marcatili, economista e responsabile sviluppo di Nomisma, l’assessore all’Urbanistica Maria Antonietta Di Felice, il sindaco Paolo Calcinaro e il dirigente Alessandro Paccapelo: questo il team ristretto dietro al tavolo di lavoro.

IL FUTURO PRESENTE

“Il principale impegno dei prossimi 5 anni è sfruttare al meglio la grande occasione del territorio: il nuovo ospedale di Campiglione. Non dovrà essere una cattedrale nel deserto” esordisce il sindaco Paolo Calcinaro. La sanità come volano per il quartiere e la zona contigua di Molini Girola. “Dobbiamo portare economia, sviluppo e quindi lavoro. per farlo, al fianco delle gru, serve una variante che contempli la pianificazione di servizi socio assistenziali, commerciali e di recettività.

“Il tutto partendo dai capannoni industriali che in alcuni casi sono già dismessi. Aggiungiamo anche del residenziale minoritario. Un percorso complesso che vogliamo fare dal basso, con una urbanistica partecipata”. il primo step è stato parlare con i comuni confinanti, imprenditori e pian piano il cerchio si allarga fino alla cittadinanza.

“Per raggiungere le persone è stato pensato un questionario con Nomisma. È rivolto ai residenti, ma anche al personale che lavora all’interno dell’Asur” ribadisce il primo cittadino. “Portare avanti un percorso partecipato è la sfida. Coinvolgere la cittadinanza è l’obiettivo. Ed era iniziato con la Camera di commercio” riprende l’assessora. Il come lo spiega Marco Marcatili: “Tre fermani nel gruppo di lavoro, questo è uno stimolo in più. A loro si aggiunge una squadra di esperti di ambiente, architettura e procedure. Una squadra ricca. Da dieci anni seguiamo Campiglione, la variante non è la soluzione, ma lo strumento che può ricreare fiducia”.

SVILUPPO MULTI COMUNALE

Non è lo scrivere sulla carta che cambia la configurazione del quartiere, ma la variante è l’innesco. “Lo sviluppo è del Fermano. il progetto si chiama Campiglione-Fermano e non più di Fermo”. Sara Pistolesi su questo ci crede molto. “Partiamo proprio dal logo ‘Campiglione Fermano’. Dobbiamo ragionare come luogo di snodo, di incontro. Un luogo comune che coinvolge molti più soggetti di quanto si immagini. La possibilità di sentirsi partecipi è concreta”.

LO STUDIO

Cosa crea la realizzazione di un ospedale nel complesso? “Abbiamo studiato Pisa, Padova e altre realtà. Fondamentale aprirsi ai comuni limitrofi. Passiamo da visione di quartiere ‘discarica’ a centro vitale di rilancio. Campiglione deve unire la qualità di vita dei residenti alla multifunzionalità che abbina l’investimento produttivo di NeroGiardini, per ora l’unico certo, a quello sanitario, passando per residenze per anziani e case di cura moderne”.

Il Prg deve cambiare, non è più accettabile la divisione tra commerciale e residenziale. “Sappiamo che il progetto di NeroGiardini avrà tempi più lunghi. Ma c’è interesse a sviluppare funzioni core al calzaturiero ma c’è anche lo sviluppo del vecchio mulino del gruppo Maccaferri per il socio sanitario. E poi c’è che l’ex Sacomar che è stata candidata dal Comune al ‘bando periferie 2’ dove si configura una struttura residenziale con servizi”.

Un puzzle complesso con Nomisma che sta mettendo in fila tutti i materiali necessari. Studio socio economico, piano di partecipazione, “logo, pagina web, interviste agli stakeholder, call aperta ai cittadini, workshop verticali con sindaci sulle priorità, uno sulla viabilità con focus sul Lungotenna, collegamento con casello e decongestionamento ad anello del quartiere, e uno in arrivo sul sociosanitario che deve partire dai privati, chiamando il gruppo Koos, il gruppo Carron, la fondazione Sant’Orsola di Bologna, la Politecnica con la telemedicina, la Federazione dei Medici di famiglia”, studi tecnici.

IL POTENZIALE

Chi sviluppa tutto questo? “È il tema chiave, di venditori di aree ce ne sono tanti, ma di sviluppatori ancora pochi” è il realistico comento di Marcatili.

Nomisma ha già delle certezze: l’ospedale richiederà alcune esigenze di carattere ricettivo; esigenze residenziali per lavoratori ma anche cittadini migliorando il contesto con verde e servizi. E questo va ragionato con i comuni vicini; impulso socio sanitario sulle attività commerciali, residenze per anziani; infrastrutture non solo viarie, ci sono anche le ecologiche ambientali che devono passare per il fiume; funzioni pubbliche con la creazione magari di un polo di formazione; recupero aree dismesse, si pensi all’ex Omsa magari per mondo agro business o medicale. “Ma su questo non ci sono ancora energie pronte”.

IL QUESTIONARIO

Cittaidni di Fermo e dei comuni limitrofi, tanto che gli altri sindaci promuoveranno il questionario. 27 domande tra giudizio, percezione di Campiglione, impatto sperato. “Noi vogliamo capire intanto come i cittadini valutano la qualità della vivibilità, se ci sono servizi e funzioni mancanti. Anche la signora che vive all’incrocio può dare spunti utili” prosegue Marcatili. “Noi ci crediamo, perché poter dire ‘io lì cci vedo questo…’ è importante. le idee non sono mai un problema” ribadisce la Di Felice.

LA VARIANTE

I tempi sono abbastanza definiti. Secondo il dirigente Alessandro Paccapelo servono 18 mesi. “Primo passaggio a settembre, poi ulteriore momento partecipativo con le osservazioni, la condivisione con la Provincia e infine l’approvazione”. Il tema delle infrastrutture è nevralgico, diventando Campiglione la parte baricentrica della vallata. “La Lungotenna finanziata è il punto fermo. “Poi ragioniamo su un prolungamento e interagiremo con Monte Urano per fare un anello attorno all’abitato di Molini e Campiglione per dare vivibilità ai centri. Una pianificazione che ha un orizzonte medio lungo”.

TEMPI E PRIOOITA’

L’ospedale entro due anni a regime. “dobbiamo essere pronti con una pianificazione snella. Campiglione e Molini sono un po’ saturi. Ipotizziamo una espansione anche in questo settore. Rispetteremo i principi di consumo di suolo, prevediamo una sola area verso ovest, rimanendo sulle situazioni attuali. Da qui a sei anni immaginiamo lo sviluppo che va agevolato.

B&B e servizi dovranno essere i due punti di partenza. “Sappiamo di avere tante cubature inutilizzate che si possono aprire a nuovi sviluppi. Penso anche all’area industriale di Monte Urano e a quella vicino al Super 8” precisa il sindaco.

“Avere una Urbanistica flessibile – conclude Marcatili – fondamentale. altre regioni già l’hanno pianificata, le Marche ancora no. Flessibile significa mettere i paletti, quello che di certo non vuoi. Ti do un massimo di residenzialità e per il resto ci si muove in base ai fabbisogni e al mercato. Sappiamo tutti che il problema chiave è la mobilità, ma gli imprenditori devono andare oltre questo. Devono pensare che avranno a disposizione anche un’infrastruttura ecologica, con il fiume che tornerà centrale nello sviluppo dell’area”.

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