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La scelta di Paniccià: non solo scarpe per i brand, torniamo a investire su Giano. Fase complessa: buyer prudenti e serve formazione

24 Gennaio 2026

di Raffaele Vitali

TORRE SAN PATRIZIO - Le 19mila presenze del Pitti hanno regalato i primi sorrisi alla moda.

Enrico Paniccia titolare del calzaturificio Giano di Torre San Patrizio, il contesto economico internazionale è complesso. Che clima si respira dopo Pitti Uomo?

"Il momento per l’economia non è semplice, ma al Pitti c’è stato interesse, soprattutto nel menswear, e una buona presenza di buyer italiani e internazionali. Rimane una piattaforma fondamentale per osservare il mercato e capire le dinamiche in atto".

Quanto è importante la presenza dei grandi marchi all’interno della fiera?

"È fondamentale. Finché brand come Brunello Cucinelli continuano a partecipare, Pitti mantiene il suo valore. Allo stesso tempo, la fiera offre visibilità anche a realtà più piccole ed emergenti, in particolare nel mondo delle calzature e dell’abbigliamento. È una vetrina che mette tutti sullo stesso piano. In generale il sistema fieristico permette anche ai marchi più piccoli di presentarsi accanto ai grandi. Questo significa avere una chance in più di essere notati e di crescere”.

Parliamo di uno dei suoi marchi che la vede protagonista anche a Firenze, La Martina. Che ruolo occupa nel vostro business?

"Questo progetto è stato una pietra miliare e ha segnato profondamente il nostro sviluppo".

In che modo questa esperienza ha influenzato la crescita di Giano?

"Ci ha permesso di evolvere completamente il nostro approccio, sia nella produzione sia nella distribuzione. In vent’anni siamo cresciuti molto sotto il profilo organizzativo, commerciale e di conoscenza dei mercati. Dal gennaio 2016 gestiamo la distribuzione globale, escluso il Sud America, che è seguito direttamente dalla casa madre. Oggi abbiamo una solidità che ci consente di affrontare nuovi progetti con maggiore consapevolezza".

Dopo anni di licenze e partnership, avete deciso di tornare a investire sul vostro brand. Perché?

"Sentivamo la necessità di costruire, e potenziare, qualcosa di nostro. Le partnership restano importanti, ma oggi vogliamo creare asset che abbiano un valore per l’azienda nel lungo periodo. Un marchio proprietario è qualcosa che resta e che può essere trasferito nel tempo".

Il ritorno coincide con una nuova collezione?

"Dopo l’ultima presentata nel febbraio 2020, siamo tornati con la collezione Spring/Summer 2026. È la prima sviluppata con un approccio totalmente nuovo, forte di tutte le esperienze maturate negli anni".

Come si inserisce questo progetto nel vostro attuale portafoglio di brand?

"È un progetto pensato per non cannibalizzare le altre collaborazioni che gestiamo. Sarebbe controproducente. L’obiettivo è la complementarità, non la sovrapposizione".

Quanti dipendenti conta oggi l’azienda e come è strutturata?

"Abbiamo circa 30 dipendenti interni, concentrati soprattutto su sviluppo prodotto, operations, commerciale e organizzazione. La produzione della linea di maggior qualità è made in Italy".

Come si è chiuso il 2025 dal punto di vista economico?

"Siamo sostanzialmente in linea con l’anno precedente, intorno ai 20 milioni di euro di fatturato. In un contesto così complesso, la stabilità è già un risultato importante".

Quali sono oggi le principali criticità del mercato?

«Il mercato internazionale è molto complesso. C’è incertezza nei consumi e questo rende i buyer più prudenti. Anche quando l’innovazione c’è, il negoziante oggi compra con maggiore attenzione".

Quanto conta oggi il distretto produttivo marchigiano-italiano?

"È centrale. Il distretto è il cuore pulsante del sistema moda italiano. Senza una base produttiva forte sul territorio, diventa difficile essere competitivi all’estero".

Paniccià, secondo lei c’è un problema di manodopera specializzata?

"Sì, ed è uno dei temi più critici. I grandi gruppi riescono a formare internamente, le realtà più piccole fanno più fatica e spesso perdono risorse preziose. È una sfida che va affrontata come sistema. Dobbiamo difendere il distretto, non depauperarlo: è una responsabilità anche dei nuovi imprenditori .

Guardando al futuro, qual è il suo obiettivo?

"Continuare a crescere in modo sostenibile, investendo su progetti proprietari e mantenendo forte il legame con il territorio. Il nostro obiettivo è creare valore che vada oltre il singolo contratto e che possa durare nel tempo".

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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