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La cucina italiana è patrimonio Unesco. Calcinaro: "Tanto lavoro l'ha fatto Tipicità" Romito: non siamo ricette, ma identità e valori

10 Dicembre 2025

di Raffaele Vitali

FERMO – E se anche la piccola fermo avesse giocato n ruolo chiave nel riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco? “Una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un mosaico di tante diversità da cui nasce e si sprigiona la forza del made in Italy a tavola”. Con queste ragioni  la cucina italiana entra ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità. A deliberarlo, all'unanimità, è stato il Comitato intergovernativo dell'Unesco, riunito a New Delhi, in India.

“Per me rappresenta soprattutto una responsabilità: questo riconoscimento ci ricorda che la nostra cucina non è solo un insieme di ricette, ma un patrimonio vivo fatto di territori, gesti, tecniche e identità. Come cuoco significa dare ancora più forza alla ricerca, alla sostenibilità, alla purezza del gusto. È un invito a custodire e allo stesso tempo a innovare con consapevolezza” commenta Niko Romito, chef con tre stelle Michelin.

Un patrimonio che va tutelato e per farlo servono formazione, filiere e comunicazione autentica. “Formare cuochi e professionisti che conoscano la nostra storia gastronomica e sappiano interpretarla guardando al futuro e facendola evolvere in modo intelligente. Ma anche proteggere le filiere agricole, artigianali, produttive, vero motore della nostra identità culinaria. E non da ultimo, comunicare la cucina italiana nel mondo in modo moderno, senza stereotipi, mettendo al centro qualità, essenzialità, etica e verità” ribadisce Romito.

Di certo, il sistema politico ed economico ha accolto la notizia con grande entusiasmo. “Il calo dei consumi sul mercato nazionale è compensato dalla costante crescita delle esportazioni, che hanno fatto segnare un aumento a valore del +5% nel primo semestre.

Le nostre esportazioni agroalimentari beneficiano sia della presenza in molti paesi di ampie comunità di cittadini di origine italiana, che difficilmente rinunceranno a utilizzare prodotti e materie prime della nostra tradizione culinaria, sia di una diffusa rete di ristoranti italiani, che sono i primi ambasciatori del nostro food&beverage nel mondo".

Il riconoscimento riguarda l'intero sistema culinario italiano, che si fonda non solo su una straordinaria varietà di prodotti apprezzati su scala globale, ma anche su un modello culturale che trova il suo fondamento nella diversità che caratterizza la nostra cucina.

"Il riconoscimento Unesco – commenta Paolo De Castro, presidente di Nomisma – aiuterà a proteggere il cibo italiano dall'italian sounding che, sfruttando la reputazione del "Made in Italy", oggi ci sottrae significative quote di mercato".

Quello che non va dimenticato, è che quella italiana è la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. I meriti sono di tanti e vanno condivisi, no ultimo l’impegno che il governo Meloni ha messo nel sostenere la pratica che, dice bene Slow Food, tutela la biodiversità e l'artigianalità italiana.

Il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, al Question Time alla Camera, ha sottolineato che la Cucina italiana “vale 251 miliardi di euro, con una crescita del +4,5% annuo e rappresenta oggi il 19% del mercato globale dei ristoranti. Nel 2024 il turismo enogastronomico ha generato un business affari pari al 40,1 miliardi di euro, con una crescita del +12% rispetto al 2023 +49% rispetto al 2016”.

Sono stati 60 i dossier in valutazione provenienti da 56 Paesi. Ringraziamenti vanno alla rivista La Cucina Italiana, l'Accademia Italiana della Cucina, la Fondazione Casa Artusi per gli sforzi compiuti per la candidatura. A questo va aggiunto, ha ragione Paolo Calcinaro, sindaco di fermo, il lavoro fatto da Tipicità.

“A partire dal 2016 con la settimana della cucina italiana nel mondo, negli Emirati Arabi, in Albania e poi in Canada e Tanzania. A novembre 2023 a Parigi è stata proprio Tipicità a organizzare la serata di presentazione della candidatura italiana all'Unesco, grazie al coordinamento della Regione Marche, alla presenza del Presidente della Regione Francesco Acquaroli, dell'allora assessore Antonini nonché del ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida. Missioni proseguite poi anche a Osaka e in Argentina”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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