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La carica di Giacinti: "Pronto a continuare. La Regione ha bisogno di esperienza e competenza, non di una destra becera"

10 Agosto 2020

FERMO – Trecento commissioni e 173 consigli, tanto lavoro, ma Francesco Giacinti riparte. Con gli amici e compagne di sempre: Moria Canigola e Paolo Petrini sono i pezzi da novanta, Luca Marzoni, Germana Ciccola e il suo ex assessore Romolo Corradi. Mancano i big del Pd, ma c’è Patrizia Canzonetta, segretaria del circolo di Porto Sant’Elpidio, a rappresentare la segreteria del partito.

“Mi ricandido”. Lo dice con il volto sorridente, di chi sa di avere ancora da dare. “Una campagna elettorale anomala, tra ferie e ombrelloni, che per me non cambierà nella sobrietà e serietà. Per cui, stile contenuto visto che non possiamo dimenticare le difficoltà in cui si trova una gran parte dei marchigiani”.

Pandemia e crisi economica sono due elementi che per il consigliere non sono passati, per questo servono capacità. “Un grazie d’obbligo al mio partito, il Pd, che punta su di me”. L’esperienza non va sprecata. E Giacinti ne ha tanta, come presidente della prima commissione “che ha avuto un enorme numero di materie da gestire e dirimere, tra cui il Bilancio”.

La regione ha cambiato il suo volto negli anni, diventando un ente sempre più ibrido, da legislatore anche a gestore: “Per questo credo che sia importante affidarsi a figure che hanno esperienze amministrative, quindi scegliere chi ha avuto ruoli sul campo è una risorsa” prosegue.

Rivendica una serie di azioni: pensa alla manovra da 210 milioni, con 100 in mano alla Giunta e 110 con linee di indirizzo precise. “Ma voglio guardare ai prossimi cinque anni che hanno una prospettiva molto diversa dal passato, con la crisi economica ancor più forte e una ricostruzione da accelerare. Ma se guardiamo alle possibilità di finanziamento tra Mes, 1 miliardo per le Marche, Recovery Fund, con 6-7 miliardi per la nostra Regione, e programmazione 2021-2017 per un altro miliardo. Questo significa che o cambiamo le Marche nei prossimi cinque anni o ci troveremo di fronte a un esercizio inutile di pensieri senza efficacia”.

Il consigliere sa che ci sono questioni non rinviabili, come la scuola e il sociale, ma la svolta viene investendo nella sanità e nelle infrastrutture, oltre che nel lavoro. “Il nuovo ospedale procede ed è necessario, in America un ospedale viene rinnovato ogni 30anni, ma serve un nuovo rapporto con il territorio per dare risposte più agili e snelle per quello che non è acuzie. Ma sia chiaro, non possiamo tornare indietro a tanti piccoli ospedali periferici. Verrebbe meno l’efficienza del sistema stesso”.

Il lavoro è il peno del suo lavoro professionale, è commercialista, e quindi ne parla a ragion veduta: “Va rivisto il modello economico che non funziona più. E va superato il gap infrastrutturale: terza corsia, mare –monti e Mezzina. Bisogna cogliere le possibilità oggi, senza strade non si lavora”.

Ci crede nella vittoria: “Perde questa regione sarebbe un grave peccato cambiare: in questi cinque anni ho studiato i competitor. Noi avremo sbagliato delle decisioni, ma il metodo di lavoro serio e volto all’incidere nostro non ha paragoni, per cui sono convinto che potremo ancora fare la differenza: esperienza e capacità oggi più che mai sono un valore”.

Prime elezioni non da favorito, qualcosa cambia, ma non troppo. “Cinque anni fa lo scenario era diverso, il Pd viaggiava intorno al 40%. Ma devo dire che pensavo peggio. La partita è da giocare, le persone, quando ti relazioni con loro e hai avuto un rapporto costante, ascolta e dà fiducia. Non siamo persone che riappaiono ogni cinque anni. Quindi non cambio il mio stile, ma so quali sono le condizioni oggettive e so il valore delle candidature sul territorio. E pensando al Fermano sono convinto che le nostre siano un valore aggiunto. Possiamo vincere e faremo di tutto. E il fatto che ci siano più candidati forti sotto la bandiera di Mangialardi è solo un vantaggio. Basta con le bandierine anche dentro lo stesso partito: oggi siamo tutti impegnati per non regalare a una destra becera, la più fascista che esiste, la Regione”.

Ha scelto Fermo per partire: “Volevo mandare un messaggio al territorio, ho scelto il capoluogo. Fermo deve essere protagonista per le infrastrutture e per il modello economico. Da questo punto di vista critico con forza il provvedimento previsto dentro il decreto agosto, che va a favorire solo una fetta del paese. In piena pandemia l’azione doveva essere per tutti. il discorso del sud c’è e lo affronterei con il recovery fund, ma sulla contribuzione non si può pensare di agire solo su una fetta di paese, è una fesseria”.

Insomma, non tuto quello che fa il Governo deve per forza piacere. Almeno non a lui, che non ha mai rinunciato al suo pensare, anche critico. Sulla ricostruzione, Giacinti ha idee chiare: “I governi Renzi e Gentiloni hanno stanziato oltre 20 miliardi, ma ne sono stati spesi due. Una montagna di burocrazia ha fermato la macchina, aggiungendoci una comunicazione negativa si capisce la rabbia. L’unica cosa che dico al presidente è che poteva avere più caparbietà sull’autonomi di azione. Abbiamo rispettato troppo un nostro governo”. E la soluzione non può essere solo il modello Genova: “Non possiamo perdere di vista i controlli, non tutto è possibile fare in deroga. La modifica all’impianto burocratico deve trovare una degna sintesi” conclude alzandosi con la sua giacca rossa portafortuna.

Raffaele Vitali

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