Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Intervista. Nel mondo della Protezione civile con Lusek: "Stiamo creando un team nazionale che unisce militari e civili"

20 Marzo 2026

di Raffaele Vitali

FERMO – Francesco Lusek, direttore nazionale Protezione civile Bersaglieri e coordinatore del progetto Sisma, domenica aalle 1530 sarà relatore all’interno di Demarcazioni, il festival nazionale di geopolitica, con un focus sul tema ‘Ricostruire confini e territori’. Un ulteriore step di crescita all’interno di un percorso professionale partito da molto lontano.

Lusek, come si arriva a una nomina nazionale?

“Partendo dal basso. Iniziando da semplice volontario, per poi diventare soccorritore. Era il 1994, quindi un percorso lungo considerando che ho 45 anni”.

Da volontario a professionista.

“Attraverso un percorso di studi, le prime esperienze e incarichi a livello territoriale”.

E poi?

“Serve anche una combinazione fortunata. Non sempre basta il curriculum: serve l’occasione per farsi conoscere”.

La sua?

“Il raduno nazionale dei bersaglieri nel 2024 ad Ascoli Piceno mi ha messo in contatto con i vertici del corpo e dell’Esercito. È stato apprezzato il lavoro fatto sul territorio. Parallelamente stavano creando una struttura di protezione civile e ci hanno chiesto di formare un team”.

Lei e…

“Il raduno è stato un lavoro di squadra, non c’è una sola persona che decide tutto. La mia figura professionale, che si occupa esclusivamente di emergenza, è stata notata per portare avanti il progetto”.

Cosa comporta questa nomina?

“Ho una serie di obiettivi da raggiungere: rafforzare le sedi territoriali, che al momento sono 12, di cui 4 idonee ad agire durante emergenze nazionali. In questo contesto, il polo di Ascoli e Fermo è il cuore della rete, con la logistica di base a Marino del Tronto e una base operativa, con tecnologie e professionalità specifiche, nella Valdaso, tra Monte Rinaldo e altri comuni della zona”.

Altri step?

“Interconnettere le sedi con le strutture dell’Esercito preposte all’emergenza. L’Esercito fa parte del sistema di Protezione civile, quindi l’integrazione deve crescere, partendo dai programmi già esistenti. Far lavorare insieme militari e volontari è la vera innovazione: una condivisione di procedure e un grande supporto nella formazione”.

Come si trova un civile tra i militari?

“Nei miei confronti c’è stata una grande apertura da parte del mondo militare. Questo aumenta il mio impegno e rende la sfida ancora più stimolante”.

Prime attività?

“A Rimini, con l’aviazione dell’Esercito, abbiamo fatto i primi corsi ed esercitazioni, in modo da essere pronti a lavorare insieme negli scenari emergenziali. Interconnettere il sistema della Difesa con il mondo civile è il macro obiettivo”.

Chi può far parte delle squadre che lei guida?

“Ci sono due livelli: le squadre specialistiche, tra cui quella Sisma confluita nell’associazione bersaglieri, con professionisti già parte del sistema dell’emergenza, come geologi, ingegneri, personale del 118. Poi può accedere ogni cittadino, sia ad Ascoli, dove siamo partiti, sia in Valdaso, dove inseriremo nuove attività, attraverso la formazione”.

Qual è la relazione con i corpi di Protezione civile già strutturati?

“Il mio impegno è legato ai Bersaglieri, ma facciamo parte di un sistema. Ogni attività formativa e operativa è raccordata con le autorità nazionali e territoriali e svolta insieme ai gruppi locali, che invitiamo sempre. A Monte Rinaldo, ad esempio, ad aprile organizzeremo un’attività con i nostri specialisti e volontari insieme a quelli del territorio, incluse le pubbliche assistenze”.

Il polo di riferimento nelle Marche può crescere?

“Ascoli è stata il capofila e ha investito risorse e spazi. Ma sono numerosi i comuni che si sono attivati, in particolare in Valdaso: c’è grande interesse e molti si sono messi a disposizione”.

Essere polo di riferimento nazionale porta risorse?

“C’è un investimento iniziale da Roma, tramite una convenzione tra Ascoli e il presidente nazionale dei bersaglieri. Poi ci sono i contributi dei comuni e dei donatori privati, incluse le fondazioni”.

Lusek, quanto tempo ci vuole per formare un volontario?

“Direi almeno un paio d’anni. Si parte da un corso base, disciplinato dal Dipartimento nazionale di Protezione civile. Poi il volontario sceglie i settori di interesse e inizia la formazione specialistica, affiancata all’esperienza sul campo”.

I giovani ci sono?

“Non è un problema: abbiamo una grande presenza di giovani, anche 18enni. Questo anche grazie al lavoro con l’istituto Fermi, che ha un laboratorio dedicato alle tecnologie per il soccorso. Ci confrontiamo e accogliamo proposte”.

Le lezioni a scuola sono replicabili a Fermo?

“Ovunque possiamo farle, le porte sono aperte. Dalle scuole superiori all’università, le connessioni si trovano”.

Su cosa sarà valutato il suo ruolo?

“Partiamo da zero a livello di rete. L’implementazione della formazione è il primo obiettivo, poi lo sviluppo territoriale. Il sogno – che è anche un obiettivo concreto – è creare una struttura capace di operare in emergenze nazionali, pronta a interfacciarsi con l’Esercito. Vogliamo sedi operative pronte, con il polo del sud delle Marche protagonista, sempre in collegamento con il Dipartimento nazionale di Protezione civile”.

Lusek, parlando ai giovani: volontariato o lavoro nel mondo della Protezione civile?

“Ne parlavo pochi giorni fa in una scuola. Io sono l’esempio di chi ha trasformato la disponibilità in una carriera. Ma serve grande passione: non è un percorso facile e richiede anche un intenso percorso di studi. Già però dedicare tempo al bene collettivo è una grande soddisfazione. I giovani lo capiscono: c’è interesse e sono convinto che, toccando le corde giuste, si avvicinino ancora di più, soprattutto se possono vedere e usare le tecnologie e vivere esperienze concrete”.

Ci sono figure chiave incontrate nel suo percorso a cui dire grazie?

“Soprattutto figure che hanno dato un grande impulso al progetto che oggi mi vede protagonista. Penso a Guido Bertolaso, ai prefetti di Fermo Capponi e D’Alascio, al sindaco di Ascoli Fioravanti e al suo direttore generale, al presidente dei bersaglieri ascolani Feriozzi per arrivare alla ‘mia’ squadra fatta di volontari che hanno creduto nel progetto Sisma e hanno investito tempo e, penso al sindaco di Monte Rinaldo Borroni, anche risorse e spazi”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram