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Intervista a Marzialetti: “Il distretto del cappello rischia la proletarizzazione. Servono ZES, infrastrutture e formazione”

20 Febbraio 2026

MONTAPPONE - Il distretto del cappello marchigiano vive una fase delicata tra instabilità internazionale, crisi dei consumi e ritardi strutturali. Il presente e futuro del cappello nell’analisi di Paolo Marzialetti, presidente nazionale Settore Cappello e vicepresidente della Federazione Italiana TessiliVari.

Presidente Marzialetti, qual è oggi lo stato di salute del distretto fermano maceratese?

“Soffriamo una persistente instabilità geopolitica che ha cambiato le priorità di vita delle persone dopo il Covid. I conflitti in corso, quella che Papa Francesco definì “Terza Guerra Mondiale a pezzi”, pesano sulle scelte economiche e sugli investimenti. A questo si aggiungono i dazi tra Stati Uniti e Unione Europea e il piano di riarmo “Re-Arm EU” proposto da Ursula von der Leyen. Il comparto Moda e Accessori è stato colpito duramente, e con esso il nostro settore”.

C’è almeno qualche segnale positivo?

“Parliamo di una “luce in fondo al tunnel”. Le nostre aziende stanno puntando su qualità, sostenibilità e innovazione, anche attraverso l’Intelligenza Artificiale generativa. Ma dobbiamo evitare la proletarizzazione dell’artigianato e della classe media imprenditoriale che rappresenta la spina dorsale delle nostre micro e PMI”.

Quali sono i numeri del distretto?

“Rappresentiamo il 70% del valore italiano del settore in termini di imprese, addetti e fatturato. Parliamo di circa 80 imprese e 1.300 addetti, indotto compreso. Il cuore produttivo resta tra Montappone e Massa Fermana”.

La questione ZES resta centrale?

“Assolutamente sì. Solo dopo l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ad Ancona, insieme con il presidente della Regione Francesco Acquaroli, siamo stati inclusi nella ZES Unica nazionale. Ma per anni le Marche, declassate tra le regioni in transizione, non hanno ricevuto misure compensative come la decontribuzione del 30%. Sarebbe stato fondamentale estenderla a tutte le maestranze e abbassare la soglia minima di investimento”.

Un altro tema è quello della manodopera.

“Oggi soffriamo la scarsità di commesse, ma domani tornerà il problema della manodopera specializzata. Il ricambio generazionale e la formazione continua sono fondamentali. Servono percorsi permanenti in azienda, integrati con ammortizzatori sociali e CIG in deroga, oltre alla collaborazione con istituti tecnici, professionali e università. Dobbiamo partire dall'orientamento dei ragazzi, e delle famiglie, ai mestieri artigiani, che rappresentano il futuro del mondo della moda e del lusso”.

Il riconoscimento dell’IGP può essere una svolta?

“Ne sono convinto. È un passaggio strategico per tutelare qualità e reputazione del nostro prodotto”.

Un questione è quella dell’isolamento infrastrutturale.

“È un dato di fatto. Il nostro territorio è marginale sotto il profilo viario e ferroviario. Servono la terza corsia autostradale, l’alta velocità, il collegamento alla Mezzina e la realizzazione della Mare-Monti connessa alla Pedemontana. Senza infrastrutture è difficile attrarre giovani famiglie e nuovi investimenti. Perfino gli ospedali non sono ben collegati”.

In questo quadro, lei crede davvero che sia utile la fusione dei Comuni del distretto?

“Ci sono vantaggi evidenti, ma serve una volontà politica nazionale. L’unione dei comuni sotto i 5.000 abitanti è prevista da anni, ma mai realmente applicata. Nel nostro caso la soluzione naturale sarebbe l’aggregazione tra Falerone, Massa Fermana, Montappone e Monte Vidon Corrado. Senza una scelta chiara del Governo centrale sarà difficile superare le resistenze locali”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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