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Intelligenza artificiale e scarpe tra qualità e predittività. I calzaturieri si affidano a Politecnica e UniMc

14 Febbraio 2026

CIVITANOVA MARCHE – Tre sezioni che lavorano insieme per ridare alla moda, e soprattutto al calzaturiero, delle Marche ancora più forza. “Insieme affrontiamo il tema chiave del presente: l’intelligenza artificiale”.

Per capire come muoversi e unire artigianato con la tecnologia, sono stati chiamati due docenti universitari, Michele Germani della Politecnica e Marina Paolanti dell’università di  Macerata.

Padrona di casa è Confindustria Macerata, con il presidente Marco Ragni: “Voglio dire grazie ai presidenti delle tre sezioni (assente Fermo, ndr), insieme si sono mossi e non è un dettaglio. Diamo un segnale importante. Lo abbiamo fatto con la mostra Scarpe da Amare e lo facciamo oggi con un approfondimento. Dietro ogni scarpa c’è l’artigianalità diventata industria. L’AI è una realtà che dobbiamo governare in due modi: investendo e facendo sistema”. Per il presidente la manifattura non deve temere la sostituzione del saper fare, “ma vederci un volano. Dobbiamo pensare alla manifattura cognitiva”.

Per il presidente di Confindustria Ascoli Piceno, Simone Ferraioli, bisogna partire dall’intelligenza artigianale: “I  gusti cambiano, i giovani cercano prodotti  differenti, quindi avere a disposizione strumenti che ci permettono di capire prima dove vanno i mercati è importante. così offriamo un booster alle nostre imprese. Ma al contempo dobbiamo raccontare quello che siamo, la magia che c’è dietro una scarpa, la sua creatività che non può essere sostituita dall’AI. E rimarrà determinante, non ho dubbi, chi saprà valorizzare la componente umana interna all’impresa”.

Se c’è futuro da disegnare, c’è Francesco Acquaroli. Il governatore ha portato il suo contributo, affiancato dalla senatrice Elena Leoanardi per dimostrare la vicinanza politica a più livelli: “Quando parliamo di tecnologia e di  robot, per esempio, dobbiamo riflettere sotto tanti aspetti: il valore del lavoro, il sistema sociale, ma anche lo viluppo delle aziende. Dobbiamo ragionare insieme su come utilizzare le tecnologie e su come introdurle. Dobbiamo restare competitivi e restare umani. Dobbiamo quindi ragionare al meglio su come usare il settennato europeo in fase di definizione. Sapendo di avere anche la Zes. Non dobbiamo sbagliare, per questo lavoriamo insieme, anche nel campo della formazione, che farà davvero la differenza”.

L’obiettivo deve quindi essere quello di rendere le imprese più performanti, riassume la senatrice. È il momento delle Università “che son qui insieme, un segnale importante anche per le imprese”. A Michele Germani il compito di definire l’intelligenza artificiale. “Tanti ne parlano, molti la usano. È senza dubbio la tecnologia più pervasiva che abbiamo avuto.  Anche perché è per lo più gratuita. Una tecnologia che potenzia e non sostituisce, almeno per ora”.

Dove usarla, ecco alcuni esempi: “L’AI è comoda nel controllo di qualità, per visionare le pelli: meno difetti, meno fermi e più qualità. Può aiutare nella manutenzione e nella gestione della supply chain, in modo da produrre quando serve, basandosi sulla predittività”. Il nodo è che, in questi casi, anche i fornitori devono essere automatizzati.

“E poi ci sono i cobot e i robot, investimenti da 30mila euro che possono creare una corretta correlazione uomo-macchina”. Sapendo che a seguire servono le competenze e su questo sta lavorando con il Fermo Tech. “Molte aziende, poche calzaturiere, si  rivolgono a noi, cresciamo insieme”.

Marina Paolanti insegna Informatica a Macerata co-founder di  Moda Metrics, fa parte del 2% degli scienziati più citati al mondo insieme con il professor Frontoni, con cui ha condiviso molti passi.

“Dobbiamo guardare l’AI da più punti di vista, non è una cosa da informatici. L’Ai e la moda offrono tante opportunità: predizione trend, analisi dei  dati per il design e può avere un impatto anche sula creatività, anche se su questo c’è resistenza”.

Cosa serve alle aziende? “Abbiamo algoritmi a supporto della creatività umana. L’uso dei social che dettano le tendenze e suggeriscono capi e accessori è una realtà. Noi abbiamo iniziato a raccogliere i dati, analizzando hashtag e parole chiave. E poi c’è lo studio dei mercati, con le loro caratteristiche. Perché il colore che va bene qui, non è detto che sia adatto alla Cina, per fare un esempio” prosegue la professoressa.

Grazie ai dati sono state realizzate delle griglie di  collezione che permettono di visualizzare prezzo e tipo di borsa, oltre che un confronto tra i brand. “Questo è utile per valutare la competizione tra i vari marchi, vedere quale prodotto incide di più e valutare i prezzi”.

Entra poi in gioco il sistema di predizione: “Capire in anticipo le combinazioni degli outfit, il peso della sostenibilità, sapere dove andare a comprare, comprendere qualche accessorio interessa al mercato. Quello che non dobbiamo mai dimenticare è che oggi gli algoritmi non devono essere solo performanti, ma affidabili”.

Affidabili anche per studiare i reclami e capire così in anticipo dove non sbagliare ancora. “Abbiamo studiato anche la stagionalità dei prodotti, o abbiamo fatto per diverse griffe che in queta fase di mercato instabile non possono sbagliare. Per cui, calcolare in anticipo un evento permette la scelta giusta” prosegue la docente di Macerata.

Che al contempo lavora sulla formazione, “perché i dati sono utili, ma vanno uniti alle competenze e una strada ormai inevitabile, quella della riduzione dello spreco. Se riusciamo a creare prodotti che nascono digitali e rimangono digitali fino alla reale produzione avremo un reale impatto sul consumatore. Molte creazioni della moda restano invendute e si crea uno spreco”.

Hanno ascoltato interessati i presidenti delle sezioni calzaturiere, Fenni per Fermo, Achilli per Macerata e il vice Ciccola per Ascoli. La sfida è iniziata e se la vogliono giocare.

r.vit.

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