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Inquinamento del basso bacino del Chienti: polemica sul nuovo gruppo di lavoro della Provincia

11 Marzo 2026

CIVITANOVA MARCHE - La vicenda dell’inquinamento delle falde nel basso bacino del fiume Chienti torna al centro del dibattito pubblico. La Provincia ha deliberato la costituzione di un gruppo di lavoro con l’obiettivo di individuare i responsabili della contaminazione ambientale. Un’iniziativa che si affianca al “tavolo di lavoro” già annunciato dalla Regione e dai cinque Comuni coinvolti.

La decisione, tuttavia, non convince il Comitato cittadino che da anni si batte per la bonifica delle falde idriche e per ottenere risarcimenti da parte di chi avrebbe provocato l’inquinamento. Dal Comitato la reazione è carica di ironia e scetticismo: la vicenda viene definita "figlia di insaziabili appetiti di mai individuati imprenditori e della codardia e connivenza di un’intera classe dirigente".

Secondo i rappresentanti del Comitato, Paolo Maria Squadroni, Giuliana Venturini e Domenico Bevilacqua, la scelta della Provincia rischia di allontanare ancora una volta la soluzione del problema ambientale.

Per il Comitato, infatti, il nuovo organismo "è riportare indietro gli orologi, ricominciando a cercare responsabili già individuati e, poi, in parte sfuggiti alle proprie responsabilità, invece di cominciare le procedure di bonifica secondo quanto previsto dall’articolo 242 del codice dell’ambiente. Per di più, a meno che l’inquinamento non sia ancora in corso, è quasi certo che, nel frattempo, sia intercorsa la prescrizione di tutti i reati".

Una posizione che evidenzia come, dopo decenni dalle prime segnalazioni, la priorità per il Comitato dovrebbe essere l’avvio delle procedure di bonifica previste dalla normativa ambientale.

Il Comitato solleva anche un interrogativo sul ruolo delle istituzioni in questa fase.

Secondo gli attivisti esiste il dubbio che "la pubblica amministrazione stia agendo più per volersi sottrarre all’imputazione di omessa bonifica che per evitare che muoiano altri bambini, ragazzi, donne e uomini".

Il riferimento è ai dati emersi dall’indagine epidemiologica S.E.N.T.I.E.R.I., che negli anni ha evidenziato criticità sanitarie nelle aree interessate da forte contaminazione ambientale.

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda il lungo tempo trascorso senza interventi risolutivi.

Secondo il Comitato, "due leggi regionali hanno statuito che, in assenza di inquinatori, la responsabilità della bonifica ricade sulla pubblica amministrazione". Nonostante ciò, la bonifica dell’area non sarebbe mai stata avviata in modo organico.

Gli attivisti sottolineano inoltre la necessità di affrontare il problema su scala territoriale ampia. A loro avviso il procedimento sarebbe possibile "solo se fatto in maniera unitaria nell’intera area. Agire su pezzi di una falda acquifera che sta sotto un intero territorio è un concetto assurdo, come parimenti lo è l’installazione perenne di opere di messa in sicurezza di emergenza che, per loro natura, sono temporanee".

Per uscire dall’impasse, il Comitato indica una strada precisa sul piano amministrativo.

La richiesta è quella di "indire una nuova conferenza dei servizi decisoria fra le amministrazioni coinvolte, la Regione, le Province di Macerata e Fermo, i Comuni di Civitanova, Morrovalle, Montecosaro, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare, per arrivare a un nuovo accordo di programma".

Qualora non si raggiungesse un’intesa, secondo il Comitato "gli interventi per la bonifica del basso bacino del fiume Chienti debbono essere realizzati d’ufficio dai Comuni e, ove questi non provvedano, dalla Regione Marche".

La discussione sul futuro ambientale del basso bacino del Chienti resta dunque aperta. Da una parte le istituzioni locali che avviano nuovi strumenti di lavoro; dall’altra il Comitato cittadino che chiede un cambio di passo immediato e l’avvio concreto delle operazioni di bonifica.

Dopo oltre trent’anni dalle prime segnalazioni di contaminazione, la sfida resta quella di trasformare analisi, tavoli tecnici e gruppi di lavoro in interventi concreti per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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