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In piazza per Lenoci. "Noi vogliamo vivere e difendere il nostro futuro: no alla scuola che diventa lavoro"

14 Febbraio 2026

FERMO - ‘Non è scuola, non è lavoro’ recita il grande striscione posizionato in piazzale Azzolino, davanti all’albero dell’Anmil realizzato coni caschetti. Che sono il simbolo del lavoro, quello che non doveva riguardare Giuseppe Lenoci, scomparso il 14 febbraio di quattro anni fa durante il periodo di alternanza scuola lavoro, diventa poi Pcto e oggi Fsl.

“Siamo qui ricordare uno strumento come noi e raccontare un sistema malato che ne ha decretato la morte. Giuseppe non doveva essere dove ha perso la vita. Il nome di Giuseppe in questi anni è finito più volte sulle nostre bocche, era come noi, un fermano. E in troppi oggi se ne sono dimenticati” sottolinea Greta Lattanzi, portavoce di Noisette Fermo.

“Quello che è accaduto, poteva accadere a tutti noi. Ma quello che deve farci rabbrividire è l’archiviazione del processo. Il Gip di Ancona ha stabilito l’assenza di documenti di responsabilità dell’impresa, ogni responsabilità è stata data all’autista del furgone” prosegue.

E invece chiedono giustizia i manifestanti, come chiede la famiglia di Giuseppe. “Il sistema è marcio, mille morti in un anno sul lavoro, è inaccettabile. Sono 18 gli studenti che hanno perso la vita durante il periodo di formazione, vogliamo che il ministero del Merito si  prenda le responsabilità politiche. Ed è ancora più inaccettabile che gli studenti siano allontanati dall’ambiente scolastico per essere gettati nel mondo del lavoro e della precarietà” ribadisce Lattanzi.

Non si può andare verso una scuola che forma lavoratori, ribadiscono compatti i tanti ragazzi in piazzale Azzolino: “L’alternanza scuola lavoro non può essere sfruttamento del lavoro minorile. Giuseppe ha perso la vita durante il Pcto. Il cambiamento deve essere necessario e imminente, noi vogliamo vivere e difendere il nostro futuro”.

Enzo De Vita interviene per la Cgil: “Ho il maglione rosso, perché il rosso è il colore della memoria di chi è stato coinvolto nella tragedia. Memoria non è solo ricordare la morte di Giuseppe, è evitare il perpetuarsi delle situazioni, come ha detto Greta”. Per la Cgil non deve essere lo studente a entrare in fabbrica, ma viceversa.

“Noi ogni 14 saremo i piazza per ricordare Giuseppe Lenoci e tutti gli studenti che sono morti durante il pericoloso scolastico. Noi vogliamo una scuola che non consente l’uso degli alunni come manodopera priva di tutele” sottolinea convinto.

Michelle Marabini, Officina Universitaria, è arrivata da Urbino: “Giuseppe è morto non per una bravata, ma mentre svolgeva un percorso obbligatorio, in un luogo però non autorizzato. Quello che è accaduto ha una responsabilità politica”. Intervengono anche i Giovani Comunisti e poi tanti ragazzi, uno dietro l’altro, con in mano lo smartphone dove hanno preso alcuni appunti.

“Si parla di merito, ma quale merito esiste in un sistema che manda gli studenti a lavorare senza sicurezza?” riprende Mattia Santarelli del PD. “Studiare non deve significare morire”. E poi il Collettivo Domino: “Il Pcto, oggi Formazione scuola lavoro, deve essere un momento di formazione reale. Dobbiamo cambiarlo nel suo DNA. Vogliamo il rispetto per il diritto allo studio, c’è un dovere nella formazione da parte dello Stato”.

Peppino Buondonno è uno dei volti nazionali di Sinistra Italiana, di cui è responsabile scuola: “Siamo qui perché questa situazione non si ripeta. Siamo qui per la libertà, la dignità e i diritti della scuola pubblica”.

Il microfono passa ad Angela Verdecchia, responsabile della Rete degli Studenti Medi: “Siamo ignorati da chi è al governo. E così i lavoratori che vivono la scuola. Sono anni che non c’è un tavolo di confronto con Valditara, non si presenta mai. Noi vogliamo che il ricordo di Giuseppe e di tanti altri sia un monito per il futuro”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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