

FERMO - Nel circo mediatico italiano, dove l'indignazione è diventata sport nazionale, si assiste periodicamente a cortocircuiti comunicativi che svelano più la nostra ipocrisia che la reale gravità dei fatti. L'ultimo caso, l'ennesimo che coinvolge il "bad boy" della stand-up comedy italiana, Giorgio Montanini, è emblematico.
La frase, lanciata dal palco e rimbalzata (non a caso) sui social, è di quelle che fanno sobbalzare sulla sedia chi non conosce il genere: "Spero che chi vota Sì possa morire domani”. Apriti cielo. La destra, citando Andrea Scanzi, “è così torsola che sicuramente farà una polemica ebete sulla provocazione di Montanini su chi vota sì”.
Infatti ci si è tuffata a pesce, con Il Giornale a gridare al sacrilegio e Matteo Salvini a rilanciare lo “squallore di Montanini e di chi gli batte le mani”, forse ignaro di come la satira sia proprio questo, un pugno nello stomaco.
Riflettere sui campioni imbattuti, secondo me, della comunicazione social, aiuta: Taffo Funeral Services. Qualche anno fa, per capodanno, postarono un'immagine di terriccio e pala con la scritta: "Pronti a seppellire chiunque faccia questa domanda: Che fai a Capodanno?". Risultato? Migliaia di like, risate condivise, applausi per la genialità.
Perché l'una ci fa ridere di gusto e l'altra ci scatena la bile? Non è, come vorrebbero alcuni, un problema di politicamente corretto che uccide la comicità. La spiegazione è più profonda. Taffo gioca con l'inesorabile. La morte è democratica, universale, ci colpisce tutti. Quando Taffo scherza, non sta colpendo una persona, ma esorcizzando una paura collettiva. La sua è una frase minacciosa nel contenuto, ma innocua nell'intento. Ridiamo perché siamo tutti sulla stessa barca che affonda.

Montanini, invece, gioca con l'odio di parte. La sua battuta trasforma la morte in una punizione politica. Divide il pubblico e per chi si sente colpito, non è più un'iperbole comica, ma un attacco all'identità.
Eppure, proprio qui sta la natura della vera satira. Come scrive Andrea Scanzi, che era presente allo spettacolo a Firenze "davvero qualcuno pensa che speri davvero che chi vota sì muoia? Siamo ancora a questi livelli?". No, certo che no.
Montanini usa la violenza verbale come uno specchio deformante per mostrarci quanto siamo diventati intolleranti e inquisitori specie se il bersaglio è politicamente diverso dal nostro. Poi, nelle Marche è di uso comune mandare imprecazioni agli amici, come ribadito anche nella pagina social di Degrado Post Mezzadrile.
La satira, per definizione, deve turbare, deve forzare i confini. Quella di Taffo è una satira commerciale, rassicurante nel suo cinismo. Quella di Montanini è satira politica pura, nichilista, che cerca di spaccare il consenso. Dobbiamo saper distinguere.
Chi conosce Montanini ha riso, non per il desiderio di morte, ma per l'assurdità dell'iperbole. Chi si ferma alla clip sui social, decontestualizzata, ne subisce la violenza. La vera tragedia non è la battuta del comico, ma una politica così arida da aver bisogno di certe polemiche per esistere, destra o sinistra che sia. La vera domanda non è se la satira abbia dei limiti, ma se noi abbiamo gli strumenti culturali per comprenderla.
Chiara Fermani
