
La guerra porta morte e impatta sull’economia. L’Iran insiste sullo Stretto di Hormuz, il canale da cui passa circa il 20% del petrolio e del gas mondiale.
Immediato il rialzo dei prezzi, come dimostra la benzina alla pompa e come si vedrà a breve nelle bollette di famiglie e aziende. Il blocco dello stretto, al momento scongiurato, potrebbe far aumentare ulteriormente il costo di beni e servizi in tutto il mondo e colpire alcune delle maggiori economie mondiali, tra cui Cina, India e Giappone, che sono tra i principali importatori di greggio che passa dallo Stretto.
LA GEOGRAFIA
Lo stretto è una striscia di mare lunga 60 chilometri, larga trenta che separa l'Iran, a nord, dalla penisola di Musandam, enclave dell'Oman circondata dal territorio degli Emirati Arabi Uniti, a sud, e collega il Golfo persico al Golfo dell'Oman.
È qui che passano le più grandi petroliere del mondo. Secondo le stime dell'Energy Information Administration (Eia), nel 2025 circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno hanno attraversato il passaggio ovvero un valore di scambi energetici pari a quasi 600 miliardi di dollari all'anno. Questo petrolio non proviene solo dall'Iran, ma anche da altri stati del Golfo come Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ogni mese circa 3.000 navi attraversano lo stretto.
IL PETROLIO
Il Brent, riferimento mondiale, ha toccato gli 83 dollari al barile, dopo che almeno tre navi sono state attaccate. Secondo Reuters, circa 150 petroliere sono rimaste bloccate. Secondo i dati del London Stock Exchange Group, il costo del noleggio di una petroliera per trasportare greggio dal Medio Oriente alla Cina è quasi raddoppiato rispetto al prezzo della settimana scorsa, raggiungendo il livello record di oltre 400.000 dollari.
Danni indiretti, ma ci sono anche danni diretti per l’Iran che secondo l'Aie (Agenzia Internazionale per l'Energia) esporta circa 1,7 milioni di barili al giorno e secondo le stime della Banca Centrale iraniana, riportate dalla Bbc, nell'anno finanziario che si è chiuso a marzo 2025, ha esportato petrolio per un valore di 67 miliardi di dollari, il maggior fatturato petrolifero dell'ultimo decennio. Un blocco dello stretto colpirebbe duramente anche l'Asia.
Si stima che la Cina da sola acquisti circa il 90% del petrolio che l'Iran esporta sul mercato mondiale. Poiché la Cina utilizza quel petrolio per produrre prodotti che poi esporta in altri paesi, prezzi del petrolio più elevati potrebbero anche tradursi in prezzi più elevati per i consumatori di tutto il mondo.
IL RUOLO DELL’IRAN
Le norme delle Nazioni Unite consentono ai paesi di esercitare il controllo delle acque territoriali fino a 12 miglia nautiche (13,8 miglia) dalla loro costa. Nel suo punto più stretto, ricorda la Bbc, lo Stretto di Hormuz e le sue rotte di navigazione si trovano interamente all'interno delle acque territoriali dell'Iran e dell'Oman. Non è chiaro esattamente come l'Iran intenda chiudere lo stretto.
La marina militare regolare dell'Iran e la marina dell'Irgc potrebbero potenzialmente lanciare attacchi contro navi da guerra e navi commerciali straniere. Tuttavia, le grandi navi militari potrebbero a loro volta diventare facili bersagli per gli attacchi aerei statunitensi e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che uno dei suoi obiettivi è quello di distruggere la marina militare iraniana. Le imbarcazioni veloci dell'Iran sono spesso armate con missili antinave e il Paese gestisce anche una serie di imbarcazioni di superficie, mezzi semisommergibili e sottomarini.
PERCORSI ALTERNATIVI
Le minacce non mancano mai in quello stretto, i paesi esportatori di petrolio della regione del Golfo hanno sviluppato rotte di esportazione alternative. Secondo l'Eia, l'Arabia Saudita gestisce un oleodotto lungo 1.200 km, in grado di trasportare fino a 5 milioni di barili di petrolio greggio al giorno. In passato ha anche riconvertito temporaneamente un gasdotto per il trasporto di petrolio greggio.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno collegato i loro giacimenti petroliferi interni al porto di Fujairah, sul Golfo dell'Oman, tramite un oleodotto con una capacità giornaliera di almeno 1,5 milioni di barili. Il petrolio potrebbe essere deviato lungo l'infrastruttura alternativa per aggirare lo Stretto di Hormuz, ma secondo Reuters ciò comporterebbe un calo dell'offerta di circa 8-10 milioni di barili al giorno.
IMPATTO SU DIESEL E BENZINA
I prezzi alla pompa iniziano ad adeguarsi. Il gasolio, in media nazionale self service, è al livello più alto dal 14 luglio 2024, la benzina dal 21 dicembre, secondo Staffetta Quotidiana che anticipa l'ipotesi di applicazione della norma sulla sterilizzazione delle accise: l'articolo 1 comma 291 della legge 244/2007 (legge di bilancio 2008) stabilisce che le accise possono essere diminuite per compensare le maggiori entrate dell'Iva derivanti dall'aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio.
Il decreto, si legge nella norma, può essere adottato se il prezzo del greggio aumenta, sulla media del mese precedente, rispetto al valore di riferimento indicato nell'ultimo Documento programmatico di finanza pubblica.
In media, Eni ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di sette centesimi quelli del gasolio. Per Ip si registra un rialzo di quattro centesimi sulla benzina e di dieci sul gasolio. Per Q8 +4 centesimi sulla verde e +6 sul diesel. Per Tamoil tre centesimi sulla benzina e dieci sul gasolio.
Queste sono le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy ed elaborati da Staffetta Quotidiana, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,693 euro/litro (+19 millesimi, compagnie 1,702, pompe bianche 1,676), diesel self service a 1,753 euro/litro (+25, compagnie 1,765, pompe bianche 1,731).
