
ANCONA - Dal procedimento della Dda (Direzione distrettuale antimafia) a carico di un'organizzazione che aveva a disposizione armi (pistole, fucili e bombe a mano) per compiere intimidazioni e il cui capo aveva legami con la 'ndrangheta calabrese, alle misure di prevenzione richieste dalla Dda per due persone condannate per associazione a delinquere di stampo mafioso per il sequestro di 53 immobili.
Nelle Marche, è il monito del procuratore generale della Corte d'appello di Ancona Roberto Rossi all'apertura dell'Anno giudiziario nella regione, "non si devono trascurare gli importanti segnali che si registrano e sono indicativi della attenzione che le associazioni criminali riservano anche al nostro territorio, attratte qui, come altrove, dai finanziamenti del Pnrr e da quelli impegnati per la ricostruzione conseguente agli eventi sismici del 2016".
Altre vicende legate in vario modo ad organizzazioni di stampo mafioso sono il procedimento, in parte ancora in corso a Pesaro per l'omicidio di Marcello Bruzzese (Natale del 2018) fratello di un pentito di 'ndrangheta (due condanne per gli esecutori materiali e processo in corso per il presunto mandante) ma anche una misura di prevenzione personale di un soggetto anch'egli condannato in via definitiva per associazione di stampo mafioso.
In ogni caso, ha sottolineato il pg, "è sempre molto elevata l'attenzione della locale Dda e delle forze di polizia verso il rischio sempre presente di infiltrazioni mafiose". Costituiscono un "rassicurante presidio", comunque, "l'elevata professionalità dei magistrati e le notevolissime capacità investigative dei reparti specializzati delle forze dell'ordine".
D'altra parte, ha osservato Rossi, non si può neanche trascurare il fenomeno di associazioni criminali straniere, soprattutto (ma non solo) albanesi e nigeriane, assai attive nel traffico di stupefacenti, nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione ove stanno progressivamente sostituendosi ealla criminalità locale".
