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Il primario Ciucani: "Il pronto soccorso non è l'untore". Giornata nera, quattro morti al Murri. E Calcinaro dona il plasma iperimmune

18 Gennaio 2021

di Francesca Pasquali

FERMO - L'onda lunga dei focolai scoppiati al Murri non dà scampo. Sono quattro le vittime del Covid, decedute negli ultimi giorni. Si tratta di una 80enne di Monte San Martino, di una 89enne di Porto Sant’Eldipio e di una 75enne e una 82enne di Porto San Giorgio. Il Fermano conta altri due decessi, altre due donne, morte all’ospedale di San Benedetto: una 98enne di Santa Vittoria e una 92enne di Petritoli.

Respira un minimo il pronto soccorso del Murri, dove, dopo il trasferimento di diversi pazienti nelle aree vaste vicine, i positivi sono cinque e dove stamattina è arrivato il primo medico dal 118 di Sant’Elpidio a Mare. Rinforzi per il punto di primo intervento che, già sott'organico, conta tre medici contagiati. E proprio sul pronto soccorso e sui tamponi rapidi fatti ai pazienti prima di essere ricoverati era stato puntato il dito nei giorni scorsi.

Ipotesi, fatta per spiegare il dilagare dei focolai in ospedale, che il primario facente funzione rigetta senza mezzi termini. «Il pronto soccorso non è l’untore del Murri. Aborrisco l’idea che possa avere infettato l’ospedale. È il tentativo vigliacco di trovare un capro espiatorio», dice lapidario Antonio Ciucani. «Nelle situazioni di emergenza - prosegue -, i tamponi rapidi sono l'unica opzione. Non puoi aspettare più di 24 ore per avere l'esito dei molecolari. Si è sempre fatto. E poi, anche i tamponi molecolari, non sono sicuri al cento per cento».

Ma l’emergenza è ancora nel pieno e l’aiuto di ognuno può essere prezioso. Il sindaco di Fermo farà la sua parte, donando il plasma iperimmune. «Ho avuto conferma dall'Asur di anticorpi antiCovid ben presenti e quindi donerò il plasma. E invito chi può a farlo. Donare plasma o sangue è sempre un dovere», ha scritto, poco fa, Paolo Calcinaro sui social. Intanto, le polemiche sul Murri non si placano.

A gettare benzina sul fuoco è il Cimo, il sindacato dei medici ospedalieri delle Marche, che ha diffidato l’Av4 per aver «assegnato dirigenti medici privi della necessaria specializzazione ad operare, in turni di servizio o di guardia divisionale o interdivisionale o in regime di pronta disponibilità, in reparti dedicati o, comunque, ove sono ricoverati pazienti Covid 19, con comunicazioni».

In pratica, secondo il sindacato, già da tempo l’Av4 sposterebbe i primari tra i reparti Covid e no-Covid, bypassando le procedure, senza, cioè, ricorrere agli ordini di servizio. Come, invece, fatto per precettare i cinque medici delle Potes che, da adesso a fine emergenza, presteranno servizio in pronto soccorso.

Il rischio, per il Cimo, è di ritrovarsi con reparti no-Covid «sguarniti di dirigenti medici specialisti e professionalmente competenti», con pazienti Covid affidati «alle cure di dirigenti medici non professionalmente adeguati e privi del titolo specialistico pertinente» e con primari esposti a «rischi personali di particolare gravità sotto il profilo della sicurezza loro e di tutti coloro con i quali interagiscono».

È partita oggi, intanto, la somministrazione della seconda dose di vaccino. A riceverla sono stati i 15 operatori sanitari che, per primi, avevano ricevuto la prima dose il 27 dicembre. Finora, sono stati più di 1.400 i sanitari e dipendenti dell’Av4 che si sono vaccinati, poco meno dell’80%.

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