
FERMO – Il Partito Democratico fermano alle grandi manovre. Che sono diventate obbligate dopo due pesanti dimissioni.
Le prime le ha presentate Luca Piermartiri, segretario provinciale, che ha chiuso così in anticipo il suo percorso alla guida dei Dem dopo aver provato, a modo suo, a cambiare il parito partendo da un rinnovamento della classe dirigente.
Di questo si parlerà il 24 gennaio quando a Fermo, in assemblea provinciale, arriverà direttamente Chantal Bomprzzi. La segretaria regionale proverà a trovare una soluzione efficace che possa portare il partito al congresso e quindi all’elezione della nuova guida.
Tanti i nomi sul tavolo, tra i più forti c’è quello di Stefano Pompozzi, ex vicepresidente della Provincia vicino a Matteo Ricci. Ma la partita è tutta da giocare, visto che c’è un’ala del partito, che ha nei sangiorgesi l’asse portante, che vorrebbe una figura diversa e più vicina al senatore Verducci. Considerando che nel 2027 si rinnoverà il Parlamento, chi guida il PD non è un dettaglio anche per incidere sul posto bloccato e dialogare poi con la segretaria nazionale, di cui fa parte la sindaca di Monterubbiano, Meri Marziali.
La seconda lettera di dimissioni è quella di Alessandro Iagatti, segretario del PD di Fermo. Un mix di questioni politiche e personali, Iagatti da tempo vive a Firenze. Dimissioni pesanti visto che il capoluogo è atteso, tra pochi mesi, dalle elezioni amministrative.
Serve quindi un nome forte, soprattutto esperto, dopo il periodo ‘giovanile’ di Iagatti, per mettere ordine. Qui in pole ci sono Luigino Montanini, già assessore della sindaco Nella Brambatti, e Dorotea Vitali, che potrebbe però essere il nome da giocarsi al congresso e non come traghettatrice.
Sabato il PD di Fermo si ritroverà per parlare del traghettatore, per convincere Montanini a muoversi come federatore servirà un mandato pieno e compatto della base del partito. In vista delle elezioni, intanto, si lavora su un piano programmatico che possa tenere insieme Pd, Avs, 5 Stelle e civiche di sinistra.
Solo una volta terminato il documento che detta le linee guida, si ragionerà sul nome, che il mondo Dem vorrebbe forte perché nulla, dopo l’uscita di scena di Calcinaro e le sottili divisioni nell’attuale maggioranza, è dato per scontato.
Raffaele Vitali
