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Il lockdown spinge i calzaturieri nel baratro: fatturato dimezzato e 80% dei dipendenti in cassa integrazione

12 Maggio 2020

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – Leggendo i dati forniti da Assocalzaturifici, l’associazione di Confindustria che riunisce la maggioranza dei calzaturieri italiani, c’è una sola chiave di lettura ottimistica: più in basso non si può andare.

“Nel primo trimestre del 2020 le imprese del comparto calzaturiero hanno accusato una flessione media del fatturato del 38,4%, con una perdita complessiva stimata in 1,7 miliardi di euro” esordisce Siro Badon, numero uno di Assocalzaturifici leggendo l’indagine realizzata per Confindustria Moda a cui hanno preso parte 88 aziende colpite dal lockdown.

Nel dettaglio, il 60% delle aziende calzaturiere a ha registrato nel trimestre un calo del fatturato compreso tra il -20% e il -50% rispetto all'analogo periodo 2019; inoltre un ulteriore 20% degli interpellati ha rilevato una contrazione superiore al -50%. Brusco il calo degli ordinativi: il 46% delle aziende intervistate ha indicato un calo tendenziale della raccolta ordini nel primo trimestre compreso tra il -20% e il -50%; il 37% ha subìto un arretramento superiore al -50% con un decremento medio degli ordinativi pari al -46,2%.

Il problema è che questi dati peggiorano nel distretto fermano maceratese per un motivo molto semplice: questo è l’unico distretto ancora realmente produttivo, nel senso di aziende con un proprio marchio e quindi un mercato autonomo. La non presenza radicata delle griffe influisce in maniera negativa sui conti delle imprese, che hanno avuto anche l'80% di contrazione.

Aziende che devono fronteggiare un ulteriore problema, lo stallo dei mercati mondiali, primo riferimento per il distretto. Inclusa la Russia che ha annunciato la riapertura per i negozi il 31 maggio, con i saldi però che partono subito dopo. E come se non bastase, gli ordini presi al Micam sono rimasti quasi tutti sulla carta.

“Il lockdown ha colpito in maniera significativa il nostro comparto che, non avendo potuto riconvertire alcuna linea di produzione, a differenza del tessile, ha registrato perdite più significative per fatturato e ordini rispetto alle altre aziende del settore moda” prosegue Badon. Che poi fa la lista della spesa al Governo: “Abbiamo bisogno di misure forti e strutturali da parte del governo in materia di credito, fiscalità e sostegno all'export per il nostro made in Italy”.

A livello lavoro, il 93% delle imprese ha detto di aver usufruito della cassa integrazione per l’80% della forza lavoro. “Complessivamente, la percentuale di dipendenti che potrebbe usufruire di ammortizzatori sociali è pari all'88,6%”. Non è mancato l’uso dello smart working, che prosegue per il 61% dei dipendenti nei settori ‘possibili’. “Ma non demordiamo. Sperando che arrivino liquidità e politiche fiscali mirate”. E nel mentre si pensino alternative o si strutturino in maniera vincente le fiere.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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