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Il futuro delle scarpe. Badon: "Micam, costo del lavoro, made in e una Academy per formare i giovani"

18 Febbraio 2020

di Raffaele Vitali

MILANO – “Sono fortunato ad avere nella mia squadra due persone come Salina Ferretti e Giampietro Melchiorri di qualità unica”. Lo ammette Siro Badon, presidente Assocalzaturifici, aggiungendo una riflessione sul sentiment, sulle premesse preoccupanti del Micam, durante un convegno nello stand di Confindustria Centro Adriatico insieme con la sottosegretaria Alessia Morani: “Sento dati inventati, flessioni del 40% o del 20%, pura fantasia. I dati effettivi li daremo domani, ma sono quelli che prevedevamo. Stiamo constatando, con stupore, che una buona parte di mancanza di affluenza è di curiosi. Dipendenti, addetti ai lavori che non comprano e facevano perdere tempo. Mentre abbiamo una qualità di buyer molto importante che sono esperti e puntano al suolo. E così le aziende strutturate e con immagine hanno un sentiment positivo. Gli anni sono questi, smettiamo di pensare agli anni che furono. Mi auguro che sia una fiera positiva, come lo è, parlando delle Marche, il ritorno di buyer che cercano le vostre produzioni (i russi, ndr)”.

Presente e futuro. Alle 11 è partita la commissione Micam, formata da giornalisti, inclusa una responsabile di Vogue, stilisti, imprenditori e funzionari di fiera Milano. “Gli ho detto solamente che siamo arrivati con un Micam ben fatto, ma vorremmo avere una idea di quello che sarà tra cinque anni, specialmente parlando dei temi chiave: sostenibilità, anche se non sappiamo quali siano i requisiti, digitalizzazione, green e internazionalizzazione”.

Badon ha firmato un accordo con una società inglese, Informa, con cui organizzeremo la prima fiera in collaborazione a Las Vegas, sempre sotto il cappello di Micam. Il nome è nostro, noi siamo in partnership con una società che ci ha cercato. Hanno fatto una indagine di mercato sul marchio, sul nome delle fiere di calzature più importante e con più appeal. E il primo siamo noi”. L’associazione fa, ci prova, investe, “ma non possiamo ordinare le scarpe”. Resta una fiera andata al di la del pessimismo.

Le richieste alla politica continuano senza sosta: “Ho incontrato Salvini, Di Maio, Meloni, Scalfarotto. A tutti ho cercato di spiegare la situazione, a parte le problematiche di mercato, che pesano. Penso alle sanzioni, problemi politici che hanno fatto perdere il 50% di valore e volume di export in Russia e non solo (Il fatturato per le aziende del distretto è passato da 180milioni a 80 in cinque anni, ndr). Ho cercato di far presente di aiutarci politicamente con gli accordi Mercosur, Ceta e Giappone. Ho parlato di manifatturiero, di formazione, spiegando che nei prossimi cinque anni serviranno 48mila figure professionali. E le nostre scuole ne sforneranno al massimo tremila e richiedono tempo per diventare operativi”.

Per questo Assocalzaturifici sta ragionando sulla creazione di una Academy: “Dobbiamo intercettare i giovani che escono dalle scuole e portarli in una struttura che gli dia una certificazione, previo investimento delle aziende. Non arriva più nulla dal cielo gratis. Noi vogliamo far entrare in azienda giovani preparati, certificati, pronti per il lavoro. Non bastano solo gli Its, dobbiamo proprio formarli perché siano operativi. E parlo di produzione, non solo di lato manageriale. Potremmo utilizzare dipendenti di alto livello in pensione come docenti, e non solo. Noi dobbiamo avere giovani pronti, questo chiedono le imprese. Ne ho parlato con Parisi, presidente Anpal, e finalmente ho un interlocutore che crede nelle nostre idee”. Inevitabile, poi, un passaggio sul nodo del costo del lavoro? “Il ritorno delle produzioni dalla Cina? Vanno in Portogallo. Tutti si riempiono la bocca del made in Italy, le scarpe più belle del mondo, ma poi perdiamo 800 aziende, nel 2019 180milioni di paia e 75mila occupati rispetto ai 5milioni e 150mila occupati di dieci anni fa. Costiamo troppo. Le griffe riconoscono le nostre capacità, ma il mercato medio non ci riceve”. E anche per questo ora porterà la ricerca dell’Eurispes realizzata da Confindustria Centro Adriatico con la Camera di Commercio e le altre associazioni di categoria, a Bruxelles: “Con la Cec stiamo organizzando un evento, coinvolgendo magari ceramica di modo che la massa critica cresca e si abbia la possibilità di essere ascoltati”.

@raffaelevitali

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