
PORTO SANT’ELPIDIO - Ha servito — e servirà fino a fine aprile — cinque Presidenti della Repubblica. Una storia particolare, iniziata con un “no” al presidente Francesco Cossiga durante il loro primo incontro sull’Amerigo Vespucci, dove Pietro Catzola aveva preparato un banchetto con un corner dedicato ai prodotti della sua terra, la Sardegna: dal maialetto allo spiedo alle ceste di pani.
L’allora presidente gli propose subito un posto al Quirinale: il suo cuoco stava andando in pensione. Ma Catzola disse no. “Amavo il mare, sono un marinaio» gli dissi. Passano alcuni mesi e il treno ripassa. «Mi arrivò una comunicazione ufficiale: venivo invitato di nuovo a Roma per parlare con il Presidente. Questa volta il “no” non era pensabile. E così è iniziata la mia nuova vita”.
«Dedico il libro a chi, come me, vive la cucina con passione bruciante ed è pronto alle rinunce per diventare cuoco», si legge nelle prime pagine del libro in cui racconta i suoi cinquant’anni di carriera. Tutto iniziò a 16 anni, quando entrò in Marina, l’8 settembre 1975, come racconta dialogando con la professoressa Patrizia Baglioni, durante l'iniziativa promossa dallassessora Elisa Torresi.
“Orgogliosi di avere Pietro Catzola in città, ma soprattutto di poterlo condividere con gli studenti e gli insegnanti del Polo Urbani. Questi sono momenti di crescita. La sua è una storia che va raccontata e ascoltata: un’esperienza che può appassionare tanti ragazzi a un lavoro che, magari, li porterà al Quirinale» ha introdotto il sindaco Massimiliano Ciarpella, affiancato dal prefetto Edoardo D’Alascio, “sempre vicino alla comunità e alla scuola in particolare”.
“A me piace apprendere, partecipare per imparare dagli altri, ancor più da chi ha una grande esperienza. Per noi la bandiera è un simbolo importante. Oggi iniziano le Olimpiadi e vedere il tricolore sulla giacca di Catzola ci riempie di gioia. Le Olimpiadi erano una volta il momento in cui si deponevano le armi per dedicarsi all’atletismo e ai valori della cultura. Dobbiamo sempre ricercare i valori comuni che uniscono l’uomo, partendo dal rispetto e dalla pari dignità dell’altro. Se qualcuno vicino a voi ha bisogno, non voltatevi mai dall’altra parte: dialogate, sostenetevi. Il dialogo, l’uso della parola, è ciò che ci distingue dagli animali. È un mezzo che non dobbiamo dimenticare” ha ribadito il prefetto, citando in chiusura l’articolo 12 della Costituzione.
Il sogno del prefetto, lasciato sul tavolo dell’Urbani è semplice: creare un libro di ricette con prodotti del territorio, che abbiano come punti di riferimento il verde, il bianco e il rosso della bandiera.
La dirigente Laura D’Ignazi ha ringraziato l’assessora Torresi e il sindaco per aver coinvolto gli studenti del Polo Urbani. “In sala abbiamo gli studenti del triennio e tanti collegati dalle aule. Oggi abbiamo qui il “cuoco”, come ama farsi chiamare, di cinque Presidenti della Repubblica. È la prova di come impegno, passione e talento possano portare all’eccellenza”.
Catzola non sapeva di voler fare il cuoco: fu uno zio a suggerirgli l’area delle cucine e del vestiario. “È lì che ho scoperto la mia grande passione. Il primo giorno di scuola mi consegnarono un diario. Dopo un anno venni promosso e ci ripresero il diario: lì avevo scritto tutte le mie confidenze”.
Il 10 aprile compirà 67 anni e taglierà il traguardo dei 51 anni di servizio. “Sono ancora qui perché mi diverto. Per me cucinare è un gioco, è ciò che mi fa stare bene”. Prima la nave Palinuro, poi il Caio Duilio e infine la nave più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci.
“Il mio primo pranzo ufficiale lo preparai per Oriana Fallaci. Le dedicai le mie pennette Vespucci con pomodori e scampi, crema di latte e caviale, aggiungendo un curry indiano in suo onore. Lei volle incontrarmi. Da quel giorno ho iniziato a cucinare, crociera dopo crociera, sulla nave simbolo”.
Una vita in mare, fino a quel “no” diventato “sì” il 6 novembre 1989. “Da quel giorno faccio parte della brigata dei cuochi della Presidenza della Repubblica”. Una storia non priva di difficoltà, ma Catzola ha sempre trovato la forza di ripartire, anche quando lasciava la Sardegna, la moglie e i figli.
“La cucina era di 1200 metri quadrati, tavoli in legno, fuochi a carbone, e cuochi che mi guardavano male, come un militare infilato nel loro mondo. Piangevo, ma volevo farcela. Mi nascondevano le ricette, mi salavano la pasta di nascosto, mi rovinavano le presentazioni. I consiglieri del Presidente si accorsero delle difficoltà. Ogni tanto mi chiamava anche Cossiga per parlare della nostra Sardegna, ma dovevo andare avanti: non potevo fallire” prosegue nel suo intimo racconto.











Il salto di qualità arrivò con Scalfaro, nel 1992, con l’introduzione dell’induzione in cucina. La moglie volle anche un orto con le erbe aromatiche: nacque così un risotto che divenne uno dei piatti preferiti della regina Elisabetta. “Non cambiò solo la cucina, ma il modo di lavorare: una vera condivisione tra cuochi. Ogni ricetta può cambiare, perché la passione di un cuoco modifica un piatto”.
Nel libro si trovano anche ricette e menu dedicati ai grandi della Terra. “Come capiamo i gusti di un Presidente? Noi iniziamo dando il meglio, poi arrivano le direttive. La moglie di Scalfaro mi disse: ‘Le dico io come cucinare, non lei’. Aveva ragione. Nel giro di tre anni ero entrato nel loro mondo. Noi siamo servitori: l’obiettivo è far stare bene”.
I Presidenti mangiano piatti semplici. “Come a casa nostra. Pasta e patate, un pescetto alla griglia è l’ultimo pasto che ho preparato martedì al Quirinale prima di venire a Porto Sant’Elpidio. Quando arrivano ospiti stranieri, ci confrontiamo con ambasciate e altri cuochi. Oggi tra allergie, vegani e vegetariani dobbiamo essere attenti e anche rapidi. I pranzi di Stato durano massimo 45 minuti, anche perché poi Mattarella va via”.
Gli studenti ascoltano rapiti. Davanti a loro c’è chi ha cucinato per Fidel Castro e Obama, la regina Elisabetta e la Merkel. “L’emozione non deve mai mancare. Ho dato da mangiare a tutto il mondo, tranne che al Papa. Questa resta la mia incompiuta. Purtroppo, dopo Papa Giovanni Paolo II, nessuno è rimasto per pranzo. Ho però visto tanti sportivi, da Schumaker a Valentino Rossi, da Del Piero a Sinner e Bagnaia. Quando vedo un campione non resisto”.
Sorridono gli studenti, che tornano attenti quando Catzola parla di collaborazione in cucina: “Vivere il gruppo è fondamentale. Studiare insieme, confrontarsi senza sparlare. Se nascono problemi, la cucina diventa un campo minato. L’ideale è frequentarsi anche fuori. Lo dico sempre: datevi un obiettivo, fate sacrifici, e qualcosa di bello succederà”.
Con un consapevolezza: “Non fermatevi al “se avessi fatto”. Fatelo. Così non avrete rimpianti. So che oggi è importante la ‘life balance’ ma non dimenticate impegno, sacrificio e passione” conclude il cuoco del presidente della Repubblica.
Raffaele Vitali
