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Il Covid si mangia l'export. Drammatica fotografia dell'Istat: la moda perde l'80%

11 Giugno 2020

FERMO – Emergenza Coronavirus alle spalle, o meglio sotto controllo, emergenza economica da affrontare e sempre più pesante. Ad aprile la produzione industriale è crollata: l'Istat stima un calo del 19,1% rispetto a marzo e del 42,5% su base tendenziale. Tiene la farmaceutica (+2%), crolli senza precedenti per abbigliamento-tessile (-80,5%) e mezzi di trasporto (-74%). Ma il dato più clamoroso è quello sulle auto: -100% sul mese, ovvero zero auto prodotte.

Superati i valori di crisi registrati nella crisi del 2008-2009. Su base mensile, invece, l'indice destagionalizzato recupera lievemente rispetto al valore minimo registrato a marzo (-28,4%), ma rappresenta il secondo peggior risultato della serie storica. Si segnala un crollo record per la produzione di autoveicoli: ad aprile, per effetto del lockdown legato alla pandemia da Covid-19, segna -98,4% su base annua (dato corretto per gli effetti di calendario). Nei primi quattro mesi dell'anno è calata del 42,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. 

Tornando ai dati, nella media del periodo febbraio-aprile, il livello della produzione cala del 23,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Aumento congiunturale solo per l'energia (+0,7%), mentre ampie diminuzioni si registrano per i beni intermedi (-24,6%), i beni strumentali (-21,8%) e, in misura meno intensa, i beni di consumo (-14,0%).

Tutti i principali settori di attività economica registrano diminuzioni tendenziali. Le più accentuate sono quelle delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-80,5%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (-74,0%), delle altre industrie (-57,0%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-56,3%); i cali minori, invece, si osservano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-6,7%) e nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-8,1%).

"Ad aprile, su base congiunturale, al netto della stagionalità, si osserva una nuova, marcata flessione (-19,1%), seppure meno ampia di quella di marzo (-28,4%); l'unico comparto in leggera crescita è quello farmaceutico (+2,0%), mentre rimane sostanzialmente stabile quello alimentare (-0,1%). Le industrie tessili, dell'abbigliamento, pelli e accessori e quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto sono le più colpite, con riduzioni della produzione senza precedenti e rispettivamente pari all'80,5% e al 74,0%" spiega l’Istat. 

A livello territoriale, nel trimestre un'ampia diminuzione congiunturale delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali: superiore alla media nazionale per il Nord-est (-6,8%) e per il Sud e Isole (-5,4%), più contenuta per il Centro (-3,5%) e per il Nord-ovest (-3,3%).

Nei primi tre mesi del 2020, la flessione su base annua dell'export interessa oltre la metà delle regioni italiane ed è più ampia per Valle d'Aosta (-21,4%), Basilicata (-17,2%) e Marche (-9,5%). Da segnalare la performance negativa della Lombardia (-3%) che da sola contribuisce per 0,8 punti percentuali alla flessione su base annua dell'export nazionale.

Diversamente, tra le regioni più dinamiche all'export, nel confronto con il primo trimestre 2019, ci sono Molise (+57,0%), Liguria (+39,0%) e Sardegna (+12,2%).

Nel primo trimestre 2020, un impulso negativo alla dinamica su base annua dell'export nazionale proviene dalle vendite del Lazio verso gli Stati Uniti (-35,0%) e della Lombardia verso Germania (-8,2%), Francia (-7%) e Spagna (-7,8%). Nell'analisi provinciale dell'export, si segnalano le performance negative di Frosinone, Alessandria, Brescia, Reggio nell'Emilia, Bergamo e Pesaro e Urbino. Positive le performance di Genova, Arezzo e Roma.

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