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Il caso. Sindaci e prefetto contestano la gestione dell'emergenza. Ma l'Asur replica: ecco perché sono proposte fantasiose

4 Aprile 2020

di Raffaele Vitali

FERMO – Da un lato la politica, con i sindaci supportati dal Prefetto, dall’altro la sanità, guidata dall’Asur. Mai così distanti. In questa fase di emergenza Covid 19 crescono gli esperti sul come trattare i casi positivi e non sul territorio.

Da settimane i sindaci sono protagonisti sulla stampa con le loro proposte, in primis quello di Sant’Elpidio a Mare Alessio Terrenzi (leggi), poi si sono aggiunti i consiglieri, comunali e regionali in particolare della Lega, infine, ecco il prefetto Vincenza Filippi. Che ha preso carta e penna e al termine di una riunione web con i primi cittadini ha scritto a mezza Italia, dal ministro dell’interno Lamoergese ai vertici della Protezione civile nazionale e regionale, oltre ovviamente per conoscenza a tutti i sindaci per parlare della “grave emergenza sanitaria”. Nella lunga lettera il prefetto si fa portavoce delle ‘richieste’ dei primi cittadini che oltre a volere tamponi a tappeto sul territorio e utilizzo di laboratori privati (tutti concordi), arrivano a sostenere che “l’ospedale Murri andrebbe convertito totalmente al Covid, in modo da recuperare 300 posti letto, con il trasferimento delle unità operative e del personale nelle strutture di Montegiorgio, Porto San Giorgio (già riempito coni pazienti dell’Inrca, ndr) e Sant’Elpidio a Mare (con radiologia già dedicata ai pazienti con sospetto Covid, ndr)”.

Ma non solo, la nota del prefetto, condivisa con i sindaci, entra anche nel tecnico di come la sanità dovrebbe riorganizzare se stessa: “Usare i due piani da mille metri quadri del distretto sanitario di Sant’Elpidio a Mare, completamente inutilizzati da 4-5 anni, suddivise con parete attrezzabili semovibili con servizi igienici e accessori a norma”. Nella lettera, il prefetto parla anche di come la “carenza di medici e infermieri comporti gravi criticità all’interno della struttura”. In chiusura, l’appello finale rivolto principalmente alla Regione: “Coinvolgere maggiormente i sindaci nei percorsi decisionali e di gestione”.

Una lunga missiva nata senza però un confronto con la direzione sanitaria dell’Asur 4, guidata dal dottor Licio Livini. Istituzioni divise, chi da un lato, chi dall’altro, con in mezzo, però, i pazienti e i loro familiari che vorrebbero vivere di certezze e che invece si ritrovano proiettati in un mondo mediatico fatto di pareri discordanti. Il Fermano esattamente come l’Italia, dove parlano tutti.

E allora il direttore Livini ha a sua volta preso carta e penna e ha scritto al prefetto, al presidente Ceriscioli e al presidente della Conferenza dei sindaci, ovvero Paolo Calcinaro, che poi ha girato la missiva ai colleghi, non tutti concordi con la linea di critica e proposte uscita dall’incontro in prefettura, nonostante la condivisione ufficiale della missiva.

Il primo punto che viene chiarito è la situazione del Murri: “La situazione è molto difficile ma non tragica”. La riorganizzazione di Livini permette al Murri di occupare 143 posti letto e attualmente sono 87 quelli impegnati, quindi il Murri ha quasi il doppio della possibilità attuale di azione. Poi entra nel tecnico dei punti toccati da Prefetto e sindaci: “L’attuale dotazione strumentale e umana non consente stravolgimenti logistici verso le strutture distrettuali che oltre a essere poco affidabili quanto alle condizioni di sicurezza dei pazienti contagiosi, creerebbero rischi di contaminazione”.

Tra l’altro fare del Murri un ospedale solo Covid è impossibile, essendoci all’interno reparti come Gastroenterologia, Psichiatria, Ginecologia, per citarne alcuni, oltre a sale operatorie. Una decisione di questo genere, nel caso, andava presa prima. Oggi per un paziente del Murri no-Covid è impossibile perfino il trasferimento a Macerata.

E poi, per chiudere il discorso distretto sanitario di Sant’Elpidio a Mare, il direttore Livini spiega: “Il recupero in breve tempo è una proposta fantasiosa: parliamo di due piani privi di ascensore esclusivamente dedicato e porte di sicurezza. Piani, tra l’altro, inseriti in un condominio occupato e abitato in una via contigua al centro storico”.

In chiusura, Livini rivolgendosi al prefetto aggiunge: “Non è intenzione della direzione tarpare le ali agli empiti di buona volontà dei sindaci, ma corre l’obbligo tecnico di sottolineare l’inconferenza di talune proposte che se solo fossero state tecnicamente percorribili questa direzione le avrebbe percorse”.

Si prosegue così, per ora, con tanto di lunga relazione tecnica inviata dall’Asur al Prefetto per chiarire ulteriormente il quadro. Resta il fatto che le istituzioni dovrebbero parlare, dialogare, confrontarsi e poi dare certezze, politiche e sanitarie. Partendo dal fatto che la sanità è competenza dell’Asur e della Regione e che i sindaci hanno una strada non prevista per il singolo cittadino: la conferenza dei sindaci e il telefono che li collega con Livini, Ceriscioli e i vertici regionali.

@raffaelevitali

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